Categorie: parola d'artista

exibinterviste – la giovane arte | Marco Raparelli

di - 20 Aprile 2007

L’emozione più recente?
A Bratislava quest’inverno, per una collettiva. È stato interessante confrontarsi con l’est europeo, dove la tradizione del cinema d’animazione è forte.

Cosa hai proposto?
Ho realizzato la cucina di Bef [il corpulento personaggio femminile della sua saga minima, ndr], disegnata a grandezza naturale direttamente sulle pareti della stanza che mi era stata dedicata. Unico elemento reale e in 3D, paradossalmente, la televisione, dove andava in loop un mio cartone animato. Mi sono divertito ad arricchire il tutto di particolari: il ragnetto all’angolo del soffitto, la crepa sul muro, la tana del topo, il crocifisso col Cristo “grasso”, la pentola lasciata a bollire sulla cucina a gas, la maniglia abbassata. Oltre ai molti visitatori, mi ha fatto piacere che un gruppetto di bambini sia rimasto a lungo nella mia stanza a guardare e riguardare i disegni alle pareti ed il cartone animato.

Con quali parole presenteresti il tuo lavoro?
Non saprei. Che sia la critica ad arrovellarsi, a trovare le parole giuste. Su due piedi proporrei tre aggettivi: ironica, imprecisa, efficace.

Perché l’arte?
A due anni per gioco ho ingerito le tempere di mia sorella. Forse quello è stato il fatto decisivo (lavanda gastrica a parte). Da adolescente pensavo di fare il calciatore. Promettevo anche bene. Poi ho cambiato strada, per circostanze fortuite.

Uno studio ce l’hai già?
A Roma, nella zona del Gazometro. Un posto fantastico! Questo spazio negli anni ’70 era una falegnameria. Due ambienti ampi, uno in cui lavoro ed uno che utilizzo come magazzino. Ci passo molto tempo della giornata. Però posso lavorare anche a casa o, all’occorrenza, in giro.

La tua formazione?
Liceo artistico. Poi Accademia di Belle arti, tra Roma e Londra. A Londra oltre al corso di pittura ho frequentato anche cinema d’animazione.

Quali gli artisti che hai amato?
Da adolescente leggevo i fumetti di Robert Crumb e Frigidaire, tra i cui autori ho amato Andrea Pazienza. Nel corso dei miei studi ho apprezzato il lavoro di molti artisti. Tra questi citerei Alighiero Boetti a Bruce Nauman. Negli ultimi tempi osservo con attenzione chi lavora con il disegno: Raymon Pettibon, William Kentridge, David Shrigley.

Un tuo dato caratteriale?
Sono metodico e lento. Non so quale il pregio e quale il difetto. Per il resto direi lunatico. Tra i titoli di coda c’è che so essere divertente.

Qualcosa di politicamente scorretto?
Mi piace la figura eroica di Garibaldi. Già da un po’ con la mia amica Stefania [Stefania Galegati, ndr] stiamo pensando di fare delle magliette con la sua immagine, tipo quelle con Che Guevara. Chissà, forse quest’anno che è il centenario…

Che rapporto hai con chi scrive d’arte?
Penso che non sia facile interpretare un lavoro o analizzarlo su tutti i livelli. Chi sa scrivere bene ed è dotato di sensibilità ed intuizione riesce in qualche modo a dare una chiave di lettura di un’opera. Comunque molte volte a pesare è ciò che dice l’artista, in prima persona, sul proprio lavoro.

Pensi davvero?
Sì, credo che finisca per impedire analisi più approfondite del lavoro stesso e dell’artista.

Due parole su Roma?
Mi piace molto viverci, ma non posso certo dire che il mio lavoro è influenzato da questa città. Certo, per produrre nuovi lavori preferisco avere una base, anche piccola, in cui potermi organizzare. Comunque viaggio spesso, e mi capita anche di lavorare nelle situazione più disparate.

Due parole sui tuoi colleghi?
Trovo curioso il fatto che chi viene sostenuto troppo e subito in Italia, poi non riesca ad affermarsi anche all’estero. Salvo rarissime eccezioni. Di artisti bravi ce ne sono, ma a volte sono meteore che poi spariscono. Invece no: il lavoro deve resistere nel tempo. Non voglio fare pronostici su chi può farcela, riparliamone tra dieci anni.

exibinterviste – la giovane arte è una rubrica a cura di pericle guaglianone

bio: Marco Raparelli è nato a Roma, dove vive, nel 1971. Personali: Pina ti amo. Catania, Galleria Ugo Ferranti, Roma; Marco Raparelli, Galleria Ugo Ferranti, Roma (2006). Tra le collettive: Grand 1th: Cult Media, Bastart contemporary, Bratislava (2006); 3500 cm3, Rialtosantambrogio, Roma; AnimaRtion – A playlist of video art animations, Galleria Sogospatty, Roma (2005); Carte italiane, Studio d’Arte Pino Casagrande, Roma (2004); Carte Italiane, Sede del Parlamento Italiano, Bruxelles (2003); Metamorfosi, Studio d’Arte Cannaviello, Milano (2003); Close Up, Art Gallery Banchi Nuovi, Roma (2002); Emporio, Care/of Viafarini, Milano (2001).

[exibart]



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