Da dove arriva Valentino Diego?
Ho lavorato con mio padre, che è fabbro, dai 7 ai 18 anni. Poi sono venuto a Roma per studiare Scienze Statistiche che ho lasciato dopo 2 anni e 10 esami. Poi mi sono iscritto all’Accademia delle Belle Arti, che ho lasciato dopo 2 anni per mettermi a lavorare sul serio.
E quale sarebbe un lavoro serio?
Frequentare gli studi di diversi artisti romani, che ritengo la migliore formazione possibile.
E così, eccoti artista…
Faccio questo lavoro perché non potrei farne nessun altro. L’ho capito intorno ai vent’anni. Poi, come spesso succede nella vita, sono gli eventi fortuiti che ti portano a prendere una strada piuttosto che un’altra.
Come sintetizzeresti la tua ricerca?
Un continuo tentativo di formalizzare un paesaggio attraverso gesti ed elementi semplici, per dare spunti di riflessione sulla natura delle cose che ci accompagnano e ci soffocano ogni giorno.
Influenze. Quali gli artisti che hai amato?
Piero della Francesca, Giacometti, Merz, Pascali, Boetti.
Un tuo pregio ed un tuo difetto?
Il mio difetto principale è senza dubbio il disordine: quando preparo una mostra non si riesce quasi ad entrare nel mio studio, mi riduco sempre all’ultimo momento. Il pregio è che alla fine riesco sempre a farcela.
E nella vita?
Sono molto testardo.
Come va con galleristi e collezionisti?
Sono sempre stato assecondato e sostenuto nel migliore dei modi. Sia per realizzare dei lavori che per promuoverli. Quanto alle vendite, all’inizio è dura: poche persone investono nell’arte che ‘giovane’ lo è veramente.
E con i critici e la stampa?
Per quanto riguarda la stampa, il rapporto è regolato sempre dalle pagine di pubblicità che paghi e da una fitta rete di relazioni.
Se lo dici tu…
Sì, non penso ci sia obiettività nel mondo dell’arte. Comunque i testi scritti sul mio lavoro e le recensioni sulle mostre cui ho preso parte mi hanno sempre soddisfatto.
Parlaci del tuo studio…
Col mio studio ho un rapporto… totale. Ci vivo con la mia ragazza da due anni, nel palazzo Cerere al quartiere S. Lorenzo. Era una cantina buia e grigia, adesso che l’abbiamo completamente ristrutturato è bellissimo. E’ piccolo, ma riesco a lavorarci bene. Un altro spazio più grande e luminoso non sarebbe male, ma a Roma trovarne è un’impresa davvero ardua.
La città. Quanto influisce sul tuo lavoro?
Moltissimo. Non importa se parliamo di Roma, Milano o Berlino. A influire sul tuo lavoro sono le strade, i palazzi, le persone. Mi piace girare molto e vedere più cose possibili, per tornare poi nel mio studio ed elaborare il tutto. Sì, ho bisogno di un posto tutto mio dove ritornare.
Quale la mostra tua più bella?
Quelle mostre in cui potevo relazionarmi completamente con uno spazio, come da Sogospatty e nel ciclo Domestica alla Galleria Soligo.
exibinterviste – la giovane arte è una rubrica a cura di pericle guaglianone
bio: Valentino Diego nasce a Ciriè (TO) nel 1978; vive a Roma. Personali: Domestica. Nuove dinamiche nella dimensione del privato, Soligo Art Project, Roma (2004). Collettive: Micropaesaggi/Mikrolandschaften, Forum austriaco di cultura, Roma; ANIMArTION. A playlist of video_art_animation, Galleria Sogospatty, Roma; Residenti, Fondazione Pastificio Cerere, Roma; AREA_prolegomeni ad una metafisica dei luoghi e del costruire, Galleria Sogospatty, Roma (2005); Retentiva, funzioni e disfunzioni della fotografia italiana attuale, Padiglione Italia, Giardini della Biennale, Venezia (2004); Videovetrina_02, Studio Lipoli&Lopez, Roma (2003).
[exibart]
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hai lavorato dai 7 ai 18??
e come hai fatto ad iscriverti all'accademia??
non hai fatto ne elementari,ne medie ne superiori!!!
boh!
soprattuttto, quanto hai pagato per partecipare alla biennale di venezia, ora ti senti più figo?
abbiamo conosciuto un artista ed eravamo curiosi...non mollare mai anche se spesso è difficile...la tua è una passione sin da piccolo...quindi...in bocca al lupo!!!