Categorie: parola d'artista

exibinterviste – la giovane arte | Valerio Carrubba

di - 13 Luglio 2007

Il tuo percorso formativo, in concreto e in due parole?
Istituto d’arte a Siracusa, poi Brera a Milano, corso di Alberto Garutti.

Cosa è stato determinante?
La determinazione. Sin da bambino non ho mai desiderato fare altro che l’artista. Niente astronauti, pompieri o dottori. Da sempre, tra lo sconcerto dei miei, ho pianificato la mia vita da artista. Mai avuto interesse verso i pittori locali. Divoravo riviste d’arte, a Siracusa, già a quattordici anni. Adesso sono quello che ho sempre saputo e voluto essere.

Determinato. E poi?
Perfezionista. Produco solo poche opere in un anno, con grande disappunto di gallerie e collezionisti.

Artisti di riferimento?
Francis Bacon, Felix-Gonzalez Torres, Charles Ray, Glenn Brown, Gorge Condo.

Come introdurresti il tuo lavoro?
Proverei con una citazione, che è diventata una sorta di paradigma teorico del mio lavoro. È un’asserzione di Philippe Sollers: “È strano continuare a pensare che la pittura sia fatta per essere vista”. Ecco, i miei dipinti sono il risultato di un processo (la corrispondenza fra il peso della materia pittorica e quello del mio corpo; quadri dipinti due volte in cui la seconda stesura ricopre e riproduce quella sottostante, eccetera) che annulla il valore significante della Forma, dell’Immagine, in una sostanziale indifferenza estetica.

La critica la pensa come te?
Ho imparato in fretta a non soffrire troppo sui mille fraintendimenti che un lavoro genera nel momento della sua analisi. Ad ogni modo tutto quanto è stato scritto recentemente su di esso è assolutamente corretto. Tendenzialmente direi che sono i più giovani a comprenderne precisamente intenti ed implicazioni, mentre i più maturi hanno qualche difficoltà ad accettare le mie critiche alla Forma. Secondo questi ultimi si tratta di “problemi personali”, mentre tutto, se ascoltassi i loro suggerimenti, dovrebbe ridursi alla sola superficie.

Lavori in casa?
Sì, non posso permettermi uno studio. Questo mi consente di osservare talmente tanto i quadri a cui sto lavorando, di analizzarne i dettagli così a fondo, che in breve tempo li consumo visivamente ed emotivamente. Accade dunque che su di essi si stratifichino, col passare dei giorni, i più svariati input che, a lavoro concluso, producono un’intensità “psicologica” incredibile (dicono), frutto, secondo me, proprio di questa consunzione.

Casalingo anche caratterialmente?
In effetti sì. Sono un tipo noioso, pantofolaio. Ma anche molto generoso, per gli amici mi spendo senza riserve.

Te la senti di formulare un pensierino politico?
Democrazia è demagogia.

Come va con la tua galleria?
Ottimamente direi. Davide Stroppa, di Pianissimo, filtra e seleziona tutto per me. Le decisioni sono sempre condivise. Non ho mai avuto difficoltà a rifiutare quanto proposto, se non mi andava a genio, e la galleria ha sempre assistito i miei desideri.

E con Milano?
Sono stanziale. Vivo da dodici anni a Milano e penso di restare qui ancora un po’. Non direi che la città mi influenzi dal punto di vista “visivo”, ma riconosco una tendenza comune ad una forma di concettualismo, che caratterizza la produzione degli artisti giovani milanesi, specie quelli che si sono formati nel corso di Alberto Garutti. Ciò detto è mia consuetudine trascorrere una parte dell’anno a New York o Londra.

Quale la tua mostra migliore?
La più bella senz’altro Timer.01 Intimità/Intimacy, curata da Gianni Mercurio e Demetrio Paparoni, presso la Triennale Bovisa a Milano, in compagnia di opere importanti, come quelle di Bock, Glenn Brown, Currin, Hirst, Friedman, Hirschhorn, i Chapman. La più importante dal punto di vista sentimentale rimane però la mia prima personale in assoluto, nel settembre 2006, da Pianissimo. Ho investito molto su di essa, in tutti i sensi.

Colleghi bravi?
Credo molto nella disciplina e nel coraggio di Lara Favaretto, mia grande amica. Ce ne sono altri, con ottime chance, che dovrebbero invece imparare in fretta l’inglese.

Colleghi sopravvalutati?
Sopravvalutati direi nessuno, poiché, fuori dei confini nazionali, quasi tutti siamo emeriti sconosciuti.

exibinterviste – la giovane arte è una rubrica a cura di pericle guaglianone

bio: Valerio Carrubba è nato a Siracusa nel ’75. Vive a Milano. Personali: Galleria Pianissimo, Milano (2006). Tra le collettive: Timer.01 – Intimità / Intimacy, a cura di D. Paparoni e G. Mercurio, Triennale Bovisa, Milano (2007); Cortocircuito – Coincidenze ed incontri segnici, a cura di M. Tagliaferro, Ex Palazzo Enel, Novara; Thin Line, a cura di M. Farronato, Viafarini, Milano; Archivio aperto, Viafarini, Milano; There is no way of telling a story without telling my own, a cura di M. Farronato, Voges+Partner Gallery, Francoforte sul Meno; Multiplo_3, N.O. Gallery, Milano (2006); Cover Theory, a cura di M. Senaldi, ex Centrale Emilia, Piacenza (2003).

[exibart]

Visualizza commenti

  • Complimenti per la determinazione, rabbrividisco nel sentirla, quella stessa che avvertivo nei banchi di scuola.. Non so se scrivo a te o ad altri (gallerie, intermediari vari..)Volevo solo avere un punto di contatto con l'uomo Valerio, che era scomparso tanto tempo fa..mi era molto dispiaciuto.
    M.

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