Lucia Trisorio
Qualche tempo prima di Massimo De Carlo attaccato al muro con lo scotch da Maurizio Cattelan, un altro artista legò un altro gallerista. Era il 1975 e Vincent D’Arista, in occasione di una sua performance, avvolse con una corda Pasquale Trisorio che, dall’inizio degli anni ’70, insieme alla moglie Lucia, aveva fatto diventare Villa Orlandi, ad Anacapri, il luogo di ritrovo dell’arte contemporanea internazionale: Cy Twombly, Jannis Kounellis, Mimmo Jodice, Joseph Beuys, Mario Merz, Sol LeWitt, Carlo Alfano, tra i molti altri. Nel 1974 aveva aperto lo Studio Trisorio, che è rimasto nella stessa sede su Riviera di Chiaia, a Napoli – anche se con una risistemazione degli spazi espostivi nelle scuderie di Palazzo Ulloa –, fino a ora. Una lunga storia di mostre memorabili e coerenti, oltre che di tanti altri progetti coraggiosi e rivoluzionari, proseguita anche dopo la scomparsa di Pasquale, grazie all’attività instancabile di Lucia Trisorio che, oggi, ha ricevuto il Matronato alla Carriera dal Museo Madre, in occasione della presentazione di “Studio Trisorio. Una storia d’arte”, tenutasi questa mattina in una affollata Sala Re_Pubblica del museo di via Settembrini.
Il volume, appena pubblicato da Electa, ripercorre tutte le tappe di questa vicenda in cui si intrecciano i destini e le esperienze di tanti personaggi fondanti dello stesso concetto di “contemporaneo”, come ha raccontato Angela Tecce – che molti di quei momenti li ha attraversati in prima persona – nel corso del suo intervento, dopo la laudatio dedicata a Lucia Trisorio e pronunciata da Andrea Viliani, ex direttore del Madre e i saluti di Laura Valente e Kathryn Weir, rispettivamente presidente della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee e Direttrice artistica da poco nominata.
45 anni di attività, dalle prime mostre di Dan Flavin e Beuys, Kounellis, Twombly e Andy Warhol, fino alle più recenti, di Bill Beckley e Alfredo Maiorino, solo per citare le ultime due proposte, tra grandi nomi internazionali – ricordiamo giusto Jan Fabre e Louise Bourgeois a Capodimonte – e senza dimenticare il territorio, con Marisa Albanese, Umberto Manzo, Riccardo Dalisi, Sergio Fermariello. Seguendo una linea riconoscibile, orientata alla raffinatezza del concetto e all’armonia delle forme, valori non solo contemporanei e non solo estetici. E poi tanta fotografia e videoarte, con Jodice, Raffaela Mariniello, Stefano Cerio, Lucia Romualdi e Martin Parr e un’attenzione particolare all’ampliamento, alla diffusione, al contatto con il pubblico, sfociata poi in ArteCinema, festival ideato e curato da Laura Trisorio e dedicato ai documentari d’artista, seguitissimo e trasversale, fiore all’occhiello nel panorama dell’arte contemporanea napoletano e non solo. Di queste vicende segue il filo il volume, con le testimonianze di Michele Bonuomo, Bruno Corà, Nicola Del Roscio, Bruno Fiorentino, Angela Tecce, Angelo Trimarco, Andrea Viliani.
Oltre a Laura Trisorio, il matronato alla carriera sarà assegnato, nel corso del 2020, anche alla critica e storica dell’arte Lea Vergine e all’artista Tomaso Binga (Bianca Menna), «Tre figure chiave che si sono distinte, nei rispettivi ambiti, per aver reso il territorio campano di crocevia internazionale di tutte le arti contemporanee», ha spiegato Valente.
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