Marina Yee, credit Alex Conu
Il suo nome è sicuramente meno noto al grande pubblico rispetto agli altri Antwerp Six, che saranno a marzo celebrati nella prima grande mostra al MoMu Mode Museum di Anversa. Se ne è andata l’1 novembre Marina Yee (1958–2025), una delle figure più enigmatiche e poetiche della moda contemporanea. Tra i membri fondatori degli Antwerp Six, il leggendario collettivo di designer diplomati alla Royal Academy of Fine Arts di Anversa negli anni Ottanta, insieme a Dries Van Noten, Ann Demeulemeester e Walter Van Beirendonck, Yee ha incarnato la parte più intima, riflessiva e anticonformista di quella rivoluzione estetica che ha ridefinito la moda europea.
Con un approccio visionario e una sensibilità profondamente umanista, Marina Yee ha sempre sfidato le regole del sistema, scegliendo la discrezione al posto della ribalta, la lentezza alla frenesia del mercato. Dopo le prime collaborazioni con aziende belghe come Gruno & Chardin e Bassetti, nel 1986 fondò il suo marchio Marie, dove la decostruzione sartoriale, l’uso poetico del recupero e la tensione verso un’eleganza imperfetta divennero la sua firma.
La sua idea di moda era un atto di riflessione: un linguaggio per raccontare la complessità del mondo e la fragilità dell’essere umano. Non stupisce che, nel 1990, Yee abbia scelto di ritirarsi dalle passerelle per dedicarsi all’insegnamento, prima a Saint-Luc a Tournai, poi al KASK di Ghent, dove ha formato intere generazioni di creativi. Nelle sue lezioni, come nelle sue creazioni, insegnava la libertà del pensiero e la responsabilità del gesto creativo.
Nel suo atelier, tra disegni, tessuti e frammenti di vita, continuava a esplorare il confine tra arte e moda. Ha realizzato costumi teatrali, collage, opere grafiche, oggetti e interni: ogni progetto era un esercizio di sensibilità, una riflessione sulla memoria e sul tempo.
Negli ultimi anni, era tornata con passo lieve nel mondo della moda: una collaborazione con un partner giapponese nel 2018 e, nel 2021, la nascita della M.Y. Collection, piccolo laboratorio di idee dove riaffioravano i temi che le erano più cari: il riuso, la semplicità, la bellezza imperfetta.
Come riporta BOF nel 2022, Yee aveva partecipato a una rara intervista di gruppo insieme ad altri quattro membri degli Antwerp Six, rispondendo alle domande degli attuali studenti della Royal Academy of Fine Arts. «La bellezza non è solo trovare qualcosa di bello, gustoso o eccitante. Per me, si tratta di sperimentare consapevolmente qualcosa che fa sentire bene e amore… È guardare e vedere davvero, vivere e sentire intensamente», spiegava in quella occasione.
Marina Yee lascia un’eredità fatta di silenzi eloquenti e di coerenza rara. In un sistema moda dominato dalla velocità e dall’urgenza di apparire, ha scelto l’essenza. In un tempo ossessionato dalla novità, ha insegnato il valore del ritorno. La sua opera resta un invito a pensare la moda come atto culturale, come forma di resistenza e di amore.
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