Era un raffinato storico dell’arte, Mario Ursino, ma anche un gran signore, sempre cortese, riservato, elegante e ironico con leggerezza, senza alcun malevolo sarcasmo. Nella notte tra domenica 10 e lunedì 11 novembre, a Roma, ci ha lasciati improvvisamente un uomo di grandi qualità, fin troppo modesto e appartato, che sapeva sempre volare alto, senza perdersi in alcun modo fra le malignità livorose e le invidie frustrate che sempre più contraddistinguono il mondo degli storici dell’arte italiani.
Non amava neppure la competizione fine a se stessa e innervata da ambizioni presuntuose, spesso smodate. Amava lo studio, la ricerca appassionata, le conversazioni colte ed amabili fra anime affini.
Già Vice Soprintendente della Galleria Nazionale di Arte Moderna e docente di Legislazione Artistica e di Storia dell’Arte contemporanea presso l’Università di Roma La Sapienza e presso la LUMSA, è stato Ispettore Onorario del Ministero per i Beni e le Attività Culturali per la tutela e la vigilanza dell’arte moderna e contemporanea su tutto il territorio nazionale.
Ma la sua vera passione di una vita è stato l’”enigma de Chirico”, il Pictor Optimus, il geniale inventore della pittura metafisica a cui Ursino ha dedicato pubblicazioni e mostre fondamentali. Basta ricordare “De Chirico e il Museo”, tenutasi alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna nel 2008-2009 e fra i suoi volumi più recenti non vanno dimenticati “Capolavori della pittura italiana. ‘800 e ‘900 nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna” (2000), “Degas. La famiglia Bellelli” (2005), “L’effetto Metafisico 1918-1968” (Roma 2011), “Giorgio De Chirico. L’uomo, l’artista, il polemico: Guida alle interviste 1938-1978” (Roma 2012).
Da alcuni anni Ursino inseguiva con romantica caparbia un sogno purtroppo non realizzato, quello della creazione di un Museo dedicato a de Chirico qui a Roma. “Picasso – mi diceva Mario con indignazione ma sempre con misurata eleganza – ha tanti musei dedicati alla sua opera e Giorgio de Chirico, che non gli è certo inferiore, non ne ha neppure uno. Roma gli è debitrice e dovrebbe dedicarglielo”. Oltre alle sue indubbie qualità di studioso profondo e scrupoloso, non posso dimenticare la sua generosità e disponibilità nell’offrire contributi critici di esemplare chiarezza e lucidità soprattutto se il protagonista era il Pictor Classicus, che per Mario era una fonte inesauribile di continue scoperte ed interpretazioni.
In occasione di una rassegna che nel 2006 la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, sotto la guida illuminata di Maria Vittoria Marini Clarelli, dedicò ai documentari di mio padre Franco, Ursino mi donò per il catalogo un bellissimo saggio, incentrato sul rapporto di amicizia e collaborazione che ha legato Franco Simongini al genio della metafisica, a cui si aggiunse in seguito un altro pregevole contributo sull’importanza dei suoi filmati dedicati ai maggiori artisti italiani.
E infine non posso dimenticare il rapporto strettissimo, osmotico, che legava Mario a sua moglie Anna: erano una coppia esemplare per eleganza, cultura e gentilezza, come oggi non ce ne sono quasi più.
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