Può essere un logo “patrimonio dell’umanità”? Probabilmente sì, specialmente se si pensa a quel famoso cuore al posto della parola “Love” che Milton Glaser realizzò nel 1977 per una campagna promozionale della città di New York.
91 anni, Glaser è scomparso a New York questo fine settimana, nel giorno del suo compleanno.
Oltre all’iconica I LOVE NEW YORK scimmiottato in ogni angolo del mondo, cambiando semplicemente il nome della città o il simbolo del cuore, tra le sue creazioni più note vi è anche la copertina originale del disco di Bob Dylan, Greatest Hits, realizzato nel 1967.
La storia del logo più celebre del mondo è descritta in una bella intervista a Glaser sul volume “The Believer”. Erano gli inizi degli anni ’70 e New York non era certamente la città che conosciamo oggi, ma un concentrato di violenza e degrado. Glaser raccontava che a un certo punto qualcosa nella popolazione si era risvegliato, una sorta di coscienza civile che permise il lento trasformarsi di una metropoli degradata in un luogo dove gli abitanti si stavano riprendendo la loro città. I Love New York nacque proprio come simbolo di una campagna di sensibilizzazione, nel 1977.
Nato a New York nel 1929 da genitori ungheresi ed ebrei, Glaser fu anche allievo di Giorgio Morandi all’Accademia di belle arti di Bologna e negli anni ’70, sempre in Italia, aveva collaborato con Campari Soda e Olivetti.
Fondatore con Clay Felker nel 1968 del New York Magazine, e i suoi progetti si trovavo anche in spazi pubblici: sua è la pittura murale per il New Federal Office Building a Indianapolis, il parco di divertimento Sesame Place in Pennsylvania, ed era sua la grafica dei ristoranti al World Trade Center di New York. Fu anche alla Biennale di Venezia, sempre nel 1976, nella collettiva “Autentico non contraffatto”.
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