Valentino Garavani
Con la scomparsa di Valentino Garavani oggi, 19 gennaio 2026, si chiude definitivamente l’epoca dei grandi couturier-fondatori: lo stilista è morto nella sua residenza romana, lasciando un vuoto profondo non solo nel sistema moda ma nell’intera cultura visiva contemporanea. La notizia è stata confermata nelle prime ore della mattinata. L’eredità di Valentino però continua e va oltre la moda: un immaginario visivo fondato sulla disciplina, sull’eleganza e su una concezione della creazione sartoriale come atto artistico.
Nato a Voghera nel 1932 e formatosi tra Parigi e Roma, Valentino ha costruito un’idea di moda come arte applicata, capace di coniugare rigore formale, sensualità controllata e un senso quasi sacrale della bellezza. Fin dalla fondazione della maison nel 1960, Roma diventa per lui non solo una sede operativa ma un orizzonte simbolico: la città eterna, con il suo classicismo stratificato, entra nel DNA delle sue collezioni.
Il successo internazionale arriva rapidamente ma è negli anni Sessanta e Settanta che Valentino definisce un linguaggio riconoscibile e duraturo: abiti-scultura, linee pure, drappeggi che richiamano la statuaria antica, una palette cromatica dominata dal celebre Rosso Valentino, diventato nel tempo non un semplice colore ma un vero e proprio simbolo della maison.
Significativa è anche la sua relazione con il mondo delle istituzioni culturali e museali. La moda di Valentino è stata più volte esposta in contesti museali, confermando lo statuto delle sue creazioni come oggetti da contemplazione, oltre che da indossare. La recente apertura di PM23, spazio espositivo voluto insieme a Giancarlo Giammetti – compagno di vita per 12 anni – nel cuore di Roma, ha sancito ulteriormente questo passaggio dalla moda al patrimonio culturale, ponendo il suo lavoro in dialogo diretto con l’arte, l’architettura e il design. Recentemente era stata presentata I’ll Be Your Mirror, installazione di Joana Vasconcelos, in Piazza Mignanelli, a Roma, una monumentale maschera composta da 255 modanature barocche in bronzo e 510 specchi sovrapposti.
Il ritiro dalle scene nel 2008, celebrato con una memorabile sfilata al Musée Rodin di Parigi, aveva già assunto i contorni di un gesto museale. Da allora, la figura di Valentino ha continuato a esercitare un’influenza silenziosa ma persistente, come riferimento etico ed estetico in un sistema sempre più accelerato.
Amante della bellezza in ogni sua forma, Valentino è stato anche un appassionato collezionista di oggetti d’antiquariato e di opere d’arte, con i quali impreziosiva le sue residenze private e che ha esposto anche in luoghi pubblici, come nel caso della collaborazione con Magazzino Italian Art di New York, nel 2023, quando furono esposte delle opere di Mario Schifano negli spazi del nuovo Flaghisp Store newyorchese del brand, in Madison Avenue.
Nel corso degli anni, i progetti organizzati nell’ambito di Valentino On Canvas, uno dei pilastri della Maison, hanno acceso i riflettori su pittori e scultori contemporanei ed emergenti. A Shanghai e Pechino nel 2020 e 2021, durante la pandemia, Valentino presentò due esperienze fisiche, Re-signify Parts I and II, in cui i codici della Maison furono riproposti accanto ad arte contemporanea e ricerca visiva. Nel 2022, Valentino ha sponsorizzato il Padiglione italiano alla 59ma Biennale d’Arte di Venezia, curato da Eugenio Viola, sostenendo il lavoro di Gian Maria Tosatti. Negli anni successivi, Valentino ha conversato con il mondo dell’arte su scala ancor più internazionale, collaborando con artisti contemporanei per Frieze a Singapore e Seoul.
«Una storia grandiosa di caratura internazionale, di ingegno, professionalità e dedizione al lavoro: Valentino Garavani è stato per oltre mezzo secolo un simbolo indiscusso della creatività italiana. Con quel ‘rosso’ unico, divenuto cifra inconfondibile del suo stile, ha costruito un marchio inarrivabile. Non sarà mai dimenticato», ha dichiarato il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli.
«Valentino non è stato soltanto un maestro della moda, ma un costruttore di immaginari, capace di trasformare l’eleganza in memoria culturale. Il suo lavoro ha dialogato naturalmente con il cinema, l’arte e lo spettacolo, parlando la lingua della bellezza come atto culturale e dello stile come identità», è il commento del Sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni.
La camera ardente sarà allestita presso PM23, in Piazza Mignanelli 23, a Roma, mercoledì 21 e giovedì 22 gennaio 2026, dalle 11 alle 18. Il funerale si terrà venerdì, 23 gennaio 2026, alle ore 11, presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in Piazza della Repubblica 8, a Roma. Intanto, il mondo della moda e dell’arte salutano una figura che ha saputo trasformare l’abito in un linguaggio iconico e condiviso.
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