Lucia Di Luciano
Pioniera delle ricerche artistiche cinetico-programmate, protagonista di quella che Lea Vergine considerava come l’ultima Avanguardia dell’arte del ‘900, Lucia Di Luciano è morta a 93 anni. Ha sempre portato avanti un approccio rigoroso e sistematico, esprimendo una fiducia incrollabile nella possibilità di coniugare arte e pensiero scientifico. L’annuncio della scomparsa è stato dato oggi, 4 gennaio, dalla 10 A.M. ART, galleria milanese che da anni ne rappresentava la ricerca, con una nota che restituisce la misura umana e intellettuale di un rapporto durato quasi 15 anni: «Ciao Lucia, grazie per tutto quello che ci hai dato ed insegnato. Oggi ci lasci una grandissima eredità artistica che insieme a tuo figlio Oscar e a tua figlia Georgia porteremo avanti con grande amore e dedizione. Con affetto infinito. Bianca e Christian – I tuoi amici galleristi».
Nata a Siracusa nel 1933, Lucia Di Luciano si formò a Roma, città che sarebbe diventata la sua casa elettiva e il centro di una ricerca condotta con coerenza rara, lungo oltre 70 anni di attività. Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti incontra Giovanni Pizzo, con cui condivide un sodalizio umano e intellettuale destinato a segnare in modo decisivo il suo percorso. All’inizio degli anni Sessanta si inserì nel filone dell’arte cinetica e programmata, partecipando alla fondazione del Gruppo 63 e, subito dopo, dell’Operativo R, due esperienze centrali nel tentativo di ridefinire il linguaggio visivo secondo principi razionali, sistematici e anti-espressivi.
Il lavoro di Di Luciano si distinse fin dagli esordi per rigore metodologico e radicalità. Le opere degli anni Sessanta, spesso realizzate in bianco e nero su masonite, rinunciano al colore per aderire a strutture matematiche e sequenze visive capaci di simulare dinamismi percettivi senza ricorrere alla tecnologia. Serie come Irradiazioni, Rapporto alternativo, Divergenze o Ritmi funzionano come vere e proprie partiture ottiche, in cui lo sguardo è chiamato a muoversi secondo logiche non emotive ma analitiche, aperte però a una pluralità di esperienze visive.
Con il tempo, il ritorno graduale al colore rappresenta un loro approfondimento dell’assunto originario. Nei Gradienti e nelle successive ricerche cromatiche, Di Luciano unive verve immaginativa e precisione scientifica, spingendo l’indagine sulla percezione verso esiti di grande intensità. Nelle serie più recenti, come Minimal e Senza titolo, il segno si libera dalla griglia rigorosa degli anni Sessanta, lasciando emergere gesti di colore puro che mantengono intatta la tensione strutturale della sua ricerca.
La sua traiettoria espositiva attraversa decenni e contesti internazionali, dalle prime partecipazioni alle Quadriennali romane e alle rassegne delle Nuove Tendenze, fino alle più recenti riletture storiche dell’arte programmata e cinetica. Nel 2022 è stata presente nel Padiglione Centrale della 59ª Biennale di Venezia, riconoscimento tardivo ma significativo, per una figura che per lungo tempo è rimasta ai margini delle narrazioni dominanti. Un riconoscimento che oggi appare sempre più evidente, anche alla luce della grande retrospettiva già programmata per il 2027 al MAXXI di Roma, che assumerà ora il valore di un omaggio postumo.
Le sue opere entrano stabilmente in collezioni pubbliche e private di primo piano, dalla Tate Modern al MAMCO, dal Chrysler Museum of Art al Musée cantonal des Beaux-Arts, fino alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.
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