Categorie: Personaggi

L’intervista/ Juan A. Gaitán | Vi racconto la mia | Biennale. E dove va | il mondo dell’arte

di - 9 Giugno 2014
L’ottava Biennale di Berlino é strutturata in tre approcci speculativi sulla città: il suo rapporto con l’ ambiente costruito, quello con la cittadinanza, e con il lavoro. Un ulteriore focus analizza il legame con la Berlino del 18esimo e 19esimo secolo inserendola nel nostro paesaggio culturale. Come descrivi l’ottava Biennale di Berlino? C’è qualcosa di specifico che ti interessa della città, che ti ha particolarmente influenzato nella scelta curatoriale?
«La Biennale di Berlino è il risultato di una profonda interazione con gli artisti. Ho costruito un quadro con angolazioni e prospettive diverse proponendo una cronologia storica non scontata di Berlino e della Germania.  Suggerisco una linea del tempo strettamente legata alle mie osservazioni facendo rivivere l’architettura, di Berlino, del 18esimo e del 19esimo secolo che è stata sapientemente recuperata.  Questo  è particolarmente riscontrabile nel centro della città, Mitte, che ha una cultura di divisione;  l’ altro che è altamente simbolico e inclinato verso l’eredità del 19esimo secolo dei Lumi, e l’ultimo che funge da palcoscenico per i turisti».
Come definiresti la tua “firma curatoriale”, o quale è un tuo interesse ricorrente nei  progetti curatoriali? Qual è stata la tua più grande sfida, finora, come curatore?
«Si potrebbe dire che la mia “firma curatoriale” sia l’approccio discorsivo intrapreso verso il lavoro degli artisti. Sulla base del quadro delineato precedentemente, mi sono impegnato con gli artisti in un discorso intellettuale, e ognuno di loro ha risposto offrendo modi che sfidano e continuamente definiscono questo ultimo. Quindi, con questo approccio corale, preparare la mostra non è stato particolarmente impegnativo, anzi ha offerto un continuo processo di scambio intellettuale e di arricchimento del discorso stesso del concetto».
Guardi verso un rinnovato approccio critico della distribuzione globale contemporanea del lavoro dal punto di vista delle arti e dei mestieri. Parlamene.
«Ti  riferisci alla mostra “Material information” che ho curato l’anno scorso a Bergen. Ero interessato a come le arti e le fiere di mestiere siano nel 21esimo secolo diverse o simili a quelle di  un centinaio di anni precedenti, la cui  popolarità era consolidata nel movimento Arts and Crafts all’indomani della rivoluzione industriale. Nel periodo di William Morris, gli operai erano essenziali per la vita quotidiana della città moderna. Oggi, tuttavia, le condizioni di lavoro e parte dei lavoratori sono per lo più invisibili in Occidente. In altre parole, l’immagini delle arti e dei mestieri attuale è priva di documentazione, trovare quale sia l’immagine del lavoro era una sfida affascinante. Con “Material Information” ero molto interessato a impegnarmi con i concetti storici delle arti e dei mestieri, mettendo in discussione l’idea originaria dell’artigianato che non sia cambiato molto dalla Rivoluzione industriale, costatando, come il lavoro industriale e le condizioni dell’ immagine stessa del lavoro sia notevolmente cambiata, soprattutto in peggio».
Come hai scelto il tuo team di lavoro?
«Il team di consulenza artistica è composto da: Tarek Atoui, Natasha Ginwala, Catalina Lozano, Mariana Munguìa, Olaf Nivolai e Danh Vo. Era per me basilare avere degli artisti nel comitato degli advisory, perché reputo sia simbiotico il rapporto tra curatore ed artista; in quanto entrambi dovrebbero imparare, scoprire e crescere attraverso continui dialoghi.  Quindi, in questo senso, era importante avessi una stimolante conversazione continua, con tutti loro, durante lo sviluppo della Biennale».
Dove si sta dirigendo il sistema dell’ arte contemporanea?
«Dopo la Biennale di Berlino, il sistema internazionale dell’ arte contemporanea si dirigerà a Basel, per Art Basel».
@https://twitter.com/camillaboemio

Scrittrice d'arte, curatrice e teorica la cui pratica indaga l'estetica contemporanea; nel 2013 è stata curatrice associata di Portable Nation, il padiglione delle Maldive alla 55.° Esposizione Internazionale d’Arte La Biennale di Venezia, dal titolo Il Palazzo Enciclopedico; nel 2016 è stata curatrice di Diminished Capacity, il primo padiglione della Nigeria alla XV Mostra Internazionale di Architettura, con il titolo Reporting from the Front; nello stesso anno ha partecipato a The Social (4th International Association for Visual Culture Biennial Conference) alla Boston University. Nel 2017, ha curato Delivering Obsolescence: Art Bank, Data Bank, Food Bank, un Progetto Speciale della 5th Odessa Biennale of Contemporary Art. E’ membro della AICA (International Association of Arts Critics). Boemio ha scritto e curato libri; ha contribuito con saggi e recensioni a varie pubblicazioni internazionali, scrive regolarmente per le riviste specializzate, e i siti web; ha tenuto parte a simposi, dibattiti e conferenze in musei e festival internazionali.

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