Lorenza Trucchi
È morta a Roma Lorenza Trucchi, critica d’arte e giornalista che ha attraversato con rigore e curiosità oltre mezzo secolo di storia dell’arte del Novecento, lasciando un’impronta profonda nel dibattito critico italiano e internazionale. Nata nel Principato di Monaco l’11 gennaio 1922, Trucchi ha sempre portato avanti parallelamente la pratica giornalistica e l’impegno istituzionale, senza mai rinunciare a un’idea di critica come esercizio di responsabilità civile, coniugando chiarezza divulgativa e densità teorica.
Dal secondo dopoguerra in poi, la sua firma ha accompagnato la formazione del pubblico dell’arte contemporanea attraverso quotidiani e periodici – da Il Momento a Il Gazzettino, da Il Corriere mercantile a riviste come La Fiera Letteraria, Art Dossier, Il Taccuino delle Arti. Emblematica la rubrica Arte per tutti, tenuta su Momento Sera tra il 1967 e il 1977: un titolo programmatico che restituisce bene la postura di Trucchi, sempre attenta a rendere l’arte accessibile senza semplificarla, aprendo spazi di comprensione anziché chiuderli in gerghi specialistici.
Accanto all’attività giornalistica, Trucchi ha avuto un ruolo centrale nella formazione e nelle istituzioni. Ha insegnato Storia dell’arte alle Accademie di Belle Arti di L’Aquila e di Roma dal 1969 al 1994, contribuendo alla crescita di generazioni di artisti e studiosi. È stata membro della Commissione Esperti per le Arti Visive della Biennale di Venezia nel 1988 e nel 1990 e, dal 1995 al 2001, presidente della XII Quadriennale nazionale d’arte di Roma, in una fase di profonda trasformazione del sistema artistico italiano.
Un capitolo decisivo della sua biografia intellettuale è il legame con Jean Dubuffet, artista che Trucchi ha accompagnato, interpretato e sostenuto con continuità. Tra i primi critici italiani a riconoscerne la portata, ne ha colto non solo l’innovazione formale ma la radicalità filosofica, definendolo «Un riformatore» oltre che un artista. L’amicizia, nata a Parigi nei primi anni Sessanta, è documentata nel Carteggio Dubuffet-Trucchi (2014), in cui l’artista la chiama affettuosamente “merveilleuse Lorenza”. A lei Dubuffet affidò la presentazione della sua prima mostra romana nel 1962 e con lei condivise viaggi, incontri, discussioni che hanno segnato una stagione irripetibile della critica d’arte europea. «Era anche galante, se vogliamo. E generoso. Ha offerto il viaggio a New York a me e a un suo amico letterato e critico, in occasione di una sua mostra. Allora con gli aerei non era come adesso. Io andai prima a Parigi e vi dormii una notte. Poi partimmo tutti per New York, ospiti di Dubuffet. Alloggiammo in un albergo al Village. La mattina uscivamo e facevamo colazione fuori. In quell’occasione abbiamo incontrato molte persone interessanti, critici d’arte. Conoscemmo anche Hubert Damisch«», ci raccontava la stessa Trucchi, in una nostra intervista del 2022.
Nel corso di una lunga carriera, Trucchi ha scritto di maestri e protagonisti dell’arte moderna e contemporanea – da Vermeer a Picasso, da Magritte a Louise Nevelson, da Calder a Bacon – con uno sguardo sempre libero da mode e allineamenti. Nel volume Arte per tutti (1992), che raccoglie una selezione dei suoi testi sugli artisti stranieri, emerge con chiarezza la sua capacità di attraversare epoche e linguaggi diversi, mantenendo costante l’attenzione per il rapporto tra opera, artista e società.
Nel 2022, in occasione del suo centesimo compleanno, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea le aveva reso omaggio, riconoscendo pubblicamente il suo percorso, scandito da passione, competenza e generosità intellettuale. Un gesto che oggi assume il valore di un saluto.
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