Dan Graham © Monica-Boirar aka Monica Beurer
Tra i principali esponenti dell’Arte Concettuale, attivissimo nella critica e nella scrittura, acuto osservatore del rapporto tra mente e percezione, Dan Graham è morto a 79 anni, a New York. Tra i primissimi a dare l’annuncio della sua scomparsa è stata la curatrice della Tate, Isabella Maidment, su Twitter. Considerato tra gli artisti più influenti della seconda metà del ‘900, partecipò a quattro edizioni di Documenta a Kassel, a tre della Biennale d’Arte di Venezia, a tre della Biennale del Whitney di New York, e a due dello Skulptur Projekte di Münster. Nel 2014 aveva presentato una sua opera in occasione della rassegna di Public Art “All’Aperto”, promossa dalla Fondazione Zegna, a Trivero, in provincia di Biella.
Nato nel 1942, a Urbana, nell’Illinois, Dan Graham – al secolo Daniel Harry Graham – dalla metà degli anni Sessanta ha iniziato a sviluppare una ricerca in relazione ai meccanismi del sistema dell’arte. Fondatore e direttore della galleria commerciale John Daniels Gallery dal 1964 al 1965, realizzò mostre di importanti artisti americani, tra cui Dan Flavin, Donald Judd, Sol LeWitt e Robert Smithson.
Successivamente, entrato in contatto con il Minimalismo, iniziò a sviluppare una ricerca sempre più personale, che arrivò a includere sculture, installazioni, performance e video, continuando anche la sua attività di critico e curatore. Dalla fine degli anni Sessanta si interessò anche all’architettura, intesa come spazio relazionale e percettivo, realizzando i suoi famosi “Pavillions”, attraverso cui indagava il rapporto tra opera d’arte e pubblico.
Tra i lavori più emblematici di questa fase di ricerca, incentrata anche sulle possibilità espressive delle nuove tecnologie, è Time Delayed Room (1975), installazione composta da due stanze simmetriche e connesse tra loro. Nel punto di passaggio tra i due spazi sono installate due telecamere a circuito chiuso che riprendono l’interno delle due stanze e che inviano le immagini ai due monitor collocati in ciascuno dei due spazi: in ciascuna stanza le immagini di ciò che accade nello spazio adiacente sono trasmesse live e con un ritardo di 8 secondi, un intervallo di tempo calcolato in base a studi neurologici che individuano il tempo necessario alla memoria a breve termine per analizzare l’esperienza del presente. Si esprime in questa opera il senso profondo dei lavori di Graham, nei quali la posizione dell’osservatore coincide spesso con quella dell’osservato, in uno scambio tra soggetto e oggetto.
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