Umberto Allemandi
Figura centrale dell’editoria d’arte e del giornalismo culturale in Italia degli ultimi decenni, Umberto Allemandi è morto oggi, nel giorno del suo 88esimo compleanno. Allemandi è stato il fondatore della casa editrice che porta il suo nome, legato in particolare alla nascita e allo sviluppo de Il Giornale dell’Arte, la testata che fondò nel 1983 e diresse per oltre 40 anni, portandola a diventare un punto di riferimento per l’informazione culturale.
La sua parabola personale coincide in larga misura con l’evoluzione dell’editoria d’arte italiana negli ultimi 40 anni, similmente a quella di Giancarlo Politi, fondatore di Flash Art, morto poche settimane fa, il 24 febbraio a 89 anni.
Nato a Torino il 9 marzo 1938, Allemandi iniziò la sua attività nel mondo dell’editoria e della comunicazione già alla fine degli anni Cinquanta. Dopo una prima esperienza come collaboratore della rivista Il Dramma e un periodo come copywriter presso la celebre agenzia pubblicitaria Armando Testa, entrò nel 1961 alla Giulio Bolaffi Editore, storica casa editrice torinese allora specializzata in filatelia. Nel corso dei due decenni successivi contribuì a orientarne progressivamente la produzione verso l’editoria d’arte, fino a diventarne direttore quando l’azienda fu acquisita dalla Giorgio Mondadori & Associati.
La svolta decisiva arrivò all’inizio degli anni Ottanta. Nel 1982 Allemandi fondò a Torino la Casa editrice Umberto Allemandi e l’anno successivo lanciò Il Giornale dell’Arte, mensile dedicato all’attualità artistica e culturale. Con questa iniziativa contribuì a ridefinire il modo di raccontare l’arte in Italia: non più solo critica o divulgazione, ma un vero giornalismo capace di seguire l’intera filiera del sistema artistico, dalle istituzioni museali al mercato, dalle politiche culturali alla ricerca accademica.
Sotto la sua direzione, la testata si affermò rapidamente come uno strumento di lavoro per una vasta comunità professionale composta da storici dell’arte, direttori di museo, galleristi, antiquari, collezionisti e studiosi. Il modello editoriale proposto da Allemandi si fondava su alcuni principi chiari: attenzione alla verifica delle fonti, linguaggio limpido, ritmo redazionale e una concezione dell’informazione artistica come cronaca documentata dei fatti e delle trasformazioni del settore.
Parallelamente alla rivista, la casa editrice sviluppò nel tempo un catalogo articolato di volumi e collane dedicate alla storia dell’arte, alla museologia e alla critica contemporanea, contribuendo alla diffusione di studi e strumenti di riferimento per il mondo accademico e professionale.
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