Categorie: Personaggi

Speciale Biennale/Parlano gli artisti del Padiglione Italia

di - 13 Maggio 2013
Vivi da molti anni a Los Angeles, da questa prospettiva decisamente distante, come hai accolto la notizia dell’invito ad esporre nel Padiglione Italiano?
«Quando mi hanno invitato ero molto felice, fa parte del mio carattere, mi emoziono facilmente. Ho sempre pensato a Venezia come una celebrazione. Pensavo che essere invitato a Venezia volesse dire che eri un artista importante».
All’interno del progetto “Vice-Versa” Bartolomeo Pietromarchi ha individuato una serie temi e di antinomie che funzionano come macro aree di interesse per le coppie di artisti inviati. Commedia e tragedia è quella proposta a te e Sislej Xhafa. Pensando al alcuni tuoi lavori, come Untitled (YS3AT35S1E1029489) e On the edge (Sulla cresta dell’onda) queste due categorie sembrano in un rapporto dialettico tra loro. Qual è la tua relazione e il tuo interesse nei confronti di questi due generi?
«A dire il vero non sapevo molto del progetto. Comunque credo che la differenza fondamentale tra commedia e tragedia sia nella “redenzione”, nella commedia c’e redenzione nella tragedia no. Credo il mio lavoro sia tutto sulla redenzione quindi direi commedia, ma per questa esperienza direi più tragedia».

Le tue opere spesso sono originate da eventi o situazioni che ti vedono coinvolto in prima persona, come la serie di arazzi Postcards from the Edge, realizzati come unica documentazione di un viaggio compiuto tra New York e Copenhagen in cui avevi fatto perdere le tue tracce, o la serie di calchi che hai presentato nel 2011 da Gagosian, realizzati a partire da stampi che avevi ricevuto in regalo. L’aspetto biografico sarà anche questa volta uno dei tuoi riferimenti di partenza? Ci sono altre sollecitazioni che senti urgenti in questo momento?
«Credo che tutti noi lavoriamo in relazione a quello che ci sta attorno, l’aspetto autobiografico è un punto di partenza, ma quello che è importante è riuscire ad elevare l’esperienza personale a paradigma di una esperienza collettiva».
A Venezia esporrai nel giardino del Padiglione Italia. Questo luogo per te ha un carattere particolare? Cercherai in qualche modo di rispondere alla sua specificità?
«Il contesto di un lavoro è molto importante, e con ciò intendo non solo lo spazio fisico, ma soprattutto le persone che accedono a tale spazio e la maniera in cui lo fanno. Nel mio progetto per la Biennale, ho cercato di mantenere le proporzioni del giardino per cercare di ottenere una sorta di monumentalità formale. Anche se poi  questo caratteristica formale cambierà rispetto agli eventi».

Nonostante il proliferare delle biennali, Venezia rimane uno dei principali poli di gravitazione del sistema internazionale e soprattutto uno degli eventi più frequentati dal pubblico. In questo contesto specifico, il visitatore assume una rilevanza anche nel processo di ideazione del progetto che presenterai?
«Credo che l’arte debba essere un’esperienza di arricchimento per il pubblico. Ho sempre pensato che il pubblico sia la cosa più importante, Alighiero Boetti diceva che un artista è “shaman and showman”… insomma tutto quello che faccio è per il pubblico».

Storica dell’arte e curatrice indipendente. Tra i suoi interessi, il mercato e l'economia dell'arte, le pratiche artistiche legate alla critica delle istituzioni e l’arte nello spazio pubblico. E' course leader del Master in Contemporary Art Markets di NABA Nuova Accademia di Belle Arti Milano. Insegna inoltre all’Accademia di Belle Arti di Brera e all'Università Leuphana a Luneburg (D). E’ Italian Editor dell’Art Market Dictionary (De Gruyter), collabora con ArtEconomy24 e Exibart.

Visualizza commenti

  • Golia è un abile artista,che ha cpito come le opere siano solo fatte (spesso ma non sempre) di relazioni e luoghi. La mostra da Gagosian...con le torte di gesso, ma per favore.

  • LR siete patetic*
    e pensate che tutti noi pensiamo la stessa medesima cosa di ogni singola fanfaluca che presentate sul vostro blog.
    pizze d'asporto, passeggiate a palazzo vecchio, fotomontaggi posticci e sopratutto tantissimo fumo negl'occhi condito con linguaggio da sussidiario ripetente e un'inglese imbarazzante.
    Se dobbiamo tollerare queste sue pagliacciate perchè non anche queste di Golia?
    Le vostre occasioni di confronto critico?! "ma perfavore..."

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