Cristo redentore benedicente di Raffaello. Archivio fotografico Civici Musei di Brescia- Fotostudio Rapuzzi
Insieme con l’Angelo della pala di Città di Castello e con una versione della Madonna dei garofani, la tavoletta del Cristo redentore benedicente va a comporre il notevole nucleo di dipinti che Paolo Tosio acquistò all’inizio dell’Ottocento come opere autografe di Raffaello. Tali presenze resero la sua collezione uno dei centri di punta del gusto classicista in Italia settentrionale.
Il dipinto, uno dei primi acquisti effettuati da Tosio sul mercato di Milano, era accompagnato da un documento che attestava fra l’altro che in quest’opera Raffaello volle ritrarsi “per Ecce Uomo”: l’ipotesi che nelle fattezze del Redentore si debba riconoscere un autoritratto dell’artista sembra trovare conferma nel confronto con altre opere.
Il Cristo benedicente va datato agli anni precedenti al definitivo trasferimento a Roma, nei quali Raffaello intratteneva stretti contatti con la corte di Urbino e dipingeva opere di piccolo formato e di grande ricercatezza stilistica. È probabile quindi che la sua realizzazione sia maturata nell’ambiente della corte urbinate, centro di propagazione di una raffinata cultura umanistica entro la quale sembra ben collocarsi quest’opera di carattere devozionale ma di grande eleganza formale e ricca di evidenti richiami all’antico.
(Scheda a cura di Roberta D’Adda, Storica dell’arte, Fondazione Brescia Musei)
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