Il trend migrante della moda

di - 16 Luglio 2019
L’edizione di ALTAROMA di luglio ha focalizzato l’attenzione su Who is On Next?, un progetto di capillare scouting in collaborazione con Vogue Italia, il cui obiettivo è stata la ricerca e la promozione dei giovani talenti del panorama nazionale e internazionale. In questo fermento rivolto alle nuove generazioni, ho tenuto una sorta di diario di bordo nel quale ho ritenuto di focalizzare l’attenzione nei confronti del Mediterraneo. Luogo geografico nel quale avvengono gli scambi, dove emergono le contaminazioni, le migrazioni e le fratture della sfera politica e sociale.
Un Mediterraneo dal quale nasceranno nuove culture in costante sviluppo; con le rispettive ispirazioni del costume che ne assimila i volumi, le forme, le fantasie, gli ibridi, spingendo verso nuove interazioni.
Se il futuro nel quale gli emergenti designers entrano in scena è stato il focus di questa edizione di ALTAROMA, allora non può altro che essere il futuro del Meditteraneo il luogo dal quale ripartire.
In questo contesto la terza edizione della sfilata “International Couture” con il Patrocinio dell’Ambasciata del Libano in Italia, presentata a ALTAROMA, a Pratibus District nella sezione Atelier, ha unito le creazioni couture di stilisti che hanno attraversato il mediterraneo come Missak Farassian dal Libano, A Humming Way dall’India, Patrick Pham da Parigi e dai Paesi Bassi. Presentando le varie creazioni con i gioielli principeschi di BaroQco abbinati agli abiti della designer polacca Natasha Pavluchenko, A’biddikkia dalla Sicilia, e dalla Capitale Emmealcubo accompagnata in passerella dalle borse artigianali di Patty B.
AltaRoma, Pratubus
L’interesse della sfilata è risultato dalle sfaccettature dei diversi couturiers. La collezione Sevan presentata da Missak Farassian, ha espresso la sartorialità attraverso la maestria antica dei ricami raccontando la bellezza del lago Sevan, nell’Armenia orientale.
La designer Indiana Sweta Agrawal ha proposto Nymph of the Woods, una collezione che ha raccontato la storia di una giovane fanciulla mistica relegata tra i libri della mitologia greca. Nymph of the Woods è una collezione di suadente bellezza che rievoca la terra che custodisce i colori rilassanti come la fragranza delle prime piogge, i muschi legnosi sparsi come se fossero appena usciti da una foresta greca.
La Finale di International Couture Fashion Show si è conclusa con la collezione del parigino Patrick Pham intitolata Pearl of the Far East, i cui ventuno abiti di haute couture sono stati realizzati con materiali tessili fatti a mano nei più famosi villaggi di tessitura del Vietnam, insieme con accessori realizzati da artigiani di Hue, la città imperiale della dinastia Nguyen del Paese orientale.
Il Mediterraneo ritorna e prende forme più di analisi con il progetto A.I. The Shape of Water curato da Clara Tosi Pamphili e Alessio de’Navasques in collaborazione con Nation.25.
Questi ultimi hanno proposto una visione nella quale collimano le necessità del momento dato dalla reinvenzione, dalla sostenibilità e dal trend migrante che nasce dall’acqua come luogo metaforico nel quale prende forma il nuovo.
Patrick Pham, International Couture
Nello spazio di Pratibus, dedicato al progetto, si sono messi in scena anche i nuovi linguaggi materici nei quali si intrecciano le storie dei migranti anche ritratti nelle grandi composizioni fotografiche; in questo contesto hanno preso nuovamente forma l’intelligenza artigiana con gli abiti che raccontano di Paesi, di identità e di storie vissute nelle quali i capi sedimentano un percorso.
Le texture di scarto magistralmente utilizzate reinventano capi dalla bellezza disarmante che dialogavano con messaggi sociali necessari in un mondo sempre più confuso e non disposto a dialogare con le diversità.
I punti di vista si dissipano in nuove evoluzioni di pensiero, il recupero diventa la necessaria vocazione per la filiera e il fenomeno migrante è un’occasione dalla quale imparare nuovi codici estetici, profondamente etici.
ALTAROMA è riuscita a stupirci raccontando di come un volano come la moda possa rivelarsi un attento fautore di: rinnovamento, innescare capacità di ascolto e creare un’inversione di marcia nella quale possono dialogare tematiche date dall’urgenza sociale con il lusso.
Camilla Boemio
@https://twitter.com/camillaboemio

Scrittrice d'arte, curatrice e teorica la cui pratica indaga l'estetica contemporanea; nel 2013 è stata curatrice associata di Portable Nation, il padiglione delle Maldive alla 55.° Esposizione Internazionale d’Arte La Biennale di Venezia, dal titolo Il Palazzo Enciclopedico; nel 2016 è stata curatrice di Diminished Capacity, il primo padiglione della Nigeria alla XV Mostra Internazionale di Architettura, con il titolo Reporting from the Front; nello stesso anno ha partecipato a The Social (4th International Association for Visual Culture Biennial Conference) alla Boston University. Nel 2017, ha curato Delivering Obsolescence: Art Bank, Data Bank, Food Bank, un Progetto Speciale della 5th Odessa Biennale of Contemporary Art. E’ membro della AICA (International Association of Arts Critics). Boemio ha scritto e curato libri; ha contribuito con saggi e recensioni a varie pubblicazioni internazionali, scrive regolarmente per le riviste specializzate, e i siti web; ha tenuto parte a simposi, dibattiti e conferenze in musei e festival internazionali.

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