Bourriaud paragona i nuovi media alla fotografia
nell’Ottocento, impatto che provoca l’Impressionismo e i tanti studi sul movimento
e sulla luce che aprono alle avanguardie storiche. Ne riconosce inoltre la
capacità di fornire un nuovo “frame of
mind” che si crea nel circuito fra arte, scienza e tecnologia. Prendendo
atto della contemporaneità dei nuovi media, Bourriaud prende le distanze dal
termine “nuovi” e preferisce utilizzare il termine “postmedia” utilizzato da
Rosalind Krauss, collocando il digitale in una cornice più vasta della
mediatizzazione comunicativa.
Da parte sua Peter Weibel afferma che in realtà i “Nuovi
Media” aiutano (o implementano) gli “Old Media” e ribadisce la continuità fra
la presenza dell’”oggetto duchampiano” e le nozioni di “realtà virtuale”, ma
“oggettuale” insieme, tipiche dell’idea digitale.
L’incontro fra arte e scienza rimette in circuito tutto il
bagaglio pesante dell’arte moderna. Si ripropongono gli interrogativi: una
volta dentro il sistema, fino a che punto le istanze dell’arte digitale
cambieranno il museo? Le premesse/promesse del digitale su una mutazione
dell’arte contemporanea si manterranno? Ma l’incontro, intanto, è avvenuto e ne
vedremo i risultati.
lorenzo taiuti
docente di mass media all’accademia di brera
*articolo
pubblicato su Exibart.onpaper n. 68. Te l’eri perso? Abbonati!
[exibart]
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