La bistecca non è arte

di - 10 Novembre 2017
Lo scrittore di fantascienza e viaggi nel tempo, buchi neri e biologia extraterrestre, nonché biochimico e inventore di software, Clifford Pickover, ritiene che gli alieni avrebbero sensi diversi dai nostri e forse non dipingerebbero tele ma “preparerebbero squisite composizioni di profumi”: la loro arte culinaria sarebbe equivalente alle nostre arti visive e uditive, per cui “mangiare un piatto particolarmente raffinato sarebbe come ascoltare la Quinta Sinfonia di Beethoven”.
Neanche il tempo di pubblicarle nel 2005 (in un libro a cura di D. J. Brown “Conversations on the Edge of the Apocalypse”), queste profezie “aliene” si sono pienamente avverate nel campo dell’arte contemporanea “terrestre”. Così nel 2007 un cuoco con le sue composizioni gastronomiche fu invitato a Documenta di Kassel: era Ferran Adrià, (nella foto in alto) il quale è convinto che se qualcuno si sedesse ad un tavolo del suo ristorante sarebbe perfettamente in grado di meditare sulla propria esistenza. Tre anni dopo, nel 2010, Chandler Burr, già critico di profumi per il New York Times, diventa curatore di arte olfattiva per il Museum of Art and Design di New York, organizzandovi la mostra “The Art of Scent: 1889-2011” e poi curando nel 2015 “Oggetti d’arte” per la rassegna Pitti Fragranze: i profumi e le essenze in mostra, a suo dire, sono opere d’arte “Perché create per esprimere un punto di vista, riflettere i valori dell’artista, farci pensare e provare sensazioni”.
I profumi e la cucina degli alieni sono ormai approdati nel mondo delle arti contemporanee, anche se pochi tra i frequentatori di questo mondo avrebbero la sfrontatezza di paragonare gli “artisti” del profumo Antoine Lie, Bertrand Duchaufour o Jacques Cavalier a Rembrandt, Picasso o De Kooning.
Chandler Burr, Oggetti d’arte per la rassegna Pitti Fragranze
Però la strada è ormai aperta, se è vero che Philippe Ségalot, uno dei più influenti consulenti d’arte al mondo, proviene dal settore marketing de L’Oréal di Parigi: il mondo dei cosmetici e dell’arte, della bellezza e del superfluo sono dunque molto più simili di quel che si creda.
Il sillogismo del resto sarebbe corretto: 1) un’opera d’arte esprime sensazioni; 2) cibo e profumi sono sensazioni ergo cibo e profumi sono opere d’arte.
Ma spesso in ciò che è ovvio si nasconde una devianza o, come asseriva Martin Heidegger, “un’insidia”: se un assassino seriale affermasse che un omicidio è un’opera d’arte (del resto anche lui uccidendo esprimerebbe il proprio vissuto)? se un terrorista dicesse lo stesso delle sue efferate azioni oppure un pilota di un F35 mentre sgancia i suoi missili centrando chirurgicamente il bersaglio?
A Karlheinz Stockhausen, scomparso nel 2007, fu negato l’ingresso negli USA e annullati di conseguenza i concerti in programma per aver dichiarato l’impossibilità, da parte di un regista di opere, di fronte alla recente tragedia delle Twin Towers, di poter rappresentare in modo altrettanto drammatico la caduta dell’uomo, mentre il filosofo Mario Perniola nel 2016 ha scritto uno stimolante e ponderato libro dal titolo, non poi così provocatorio, Del terrorismo come una delle belle arti.
Proviamo a forzare i paradossi: e se un artista commettesse un omicidio presentandolo come opera d’arte?
Che oggi nel mondo della transestetica contemporanea sia possibile tutto è un dato di fatto (mail e nail art, make-up art, sound art, bondage art, food design, cheeky exploits…), come lo è affermare che tutto ciò che esprime sensazioni sia un’opera d’arte. Ma potremmo trovare ancor più legittimo, proprio a fronte dell’insidioso sillogismo “terrorismo/arte”, cercare di verificarne la correttezza (o la sua metafisica aberranza).
Damien Hirst, Pharmacy
Che un vitello segato in due o uno squalo esposti in teche di vetro riempite di formalina possano far pensare alla morte e alla corruzione della carne lo trovo più che comprensibile (piacciano o meno). Che un piatto di carne servito al ristorante ci possa far riflettere sulla morte in genere e su quella dell’animale in questione (tanto più se si è vegetariani) è comprensibile, ma di qui a dire che un’opera di Damien Hirst sia equivalente a una tagliata di chianina lo ritengo improbabile e forse insidioso. Provate ad addentare un’opera di Damien Hirst o a placare la fame pensando alla morte (senza toccare la carne che avete nel piatto): le cose non sarebbero interscambiabili né equivalenti, semplicemente non funzionerebbero (anche se può succedere che dopo una visita al Museo del Bargello di Firenze, uno abbia assorbito tanta bellezza da non riuscire a inghiottire neanche una nocciolina). Nel caso dell’opera d’arte hai la necessità e l’obiettivo di comunicare una sensazione (pur se non si tratta solo di ciò), in quello della culinaria lo scopo è primariamente riempire lo stomaco, nutrirsi (con buona pace della cucina molecolare e destrutturata).
Abbiamo ritenuto, negli ultimi 50 anni almeno, che qualsiasi tipo di esperienza (manufatti, corpi viventi, azioni ordinarie, fenomeni naturali, concetti…) potesse diventare materiale ready-made per un’opera d’arte, senza però capire in realtà che l’opera d’arte diventava ready-made in  un altro sistema di riferimento. Non era dunque la realtà ad entrare nel territorio dell’arte, ma l’arte a trapassare e dissolversi in quello della realtà, un processo che oggi fa dire a molti che un’essenza profumata o un piatto cucinato (ma anche un abito, una motocicletta, un ordigno nucleare) sono opere d’arte.
Non ci sono soluzioni pronte (né si cercano): nel frattempo speriamo solo che gli alieni, dovessero presentarsi, si incuriosiscano di fronte a un dipinto Rembrandt senza però servirsene come asse per il ferro da stiro…
Marco Tonelli

Articoli recenti

  • Arti performative

DAI MIEI SENI PIANGE L’AMORE: a Milano la nuova performance di Ruben Montini

Dopo la partecipazione alla collettiva per i trent’anni della galleria e in attesa della prima personale, Ruben Montini porta, questa…

12 Marzo 2026 0:02
  • Mercato

Inizia TEFAF Maastricht, un viaggio nella storia dell’arte lungo più di 7000 anni

The European Fine Art Foundation 2026 apre i battenti con 276 gallerie e mercanti d'arte da 24 Paesi. Ecco alcuni…

11 Marzo 2026 21:49
  • Mostre

Come la nuova generazione coreana sta raccontando il cambiamento sociale attraverso la videoarte

Al MASI di Lugano una mostra raccoglie le visioni di otto artisti della scena coreana, che attraverso la videoarte esplorano…

11 Marzo 2026 20:49
  • Archeologia

A Pompei un nuovo allestimento racconta la storia dei calchi delle vittime dell’eruzione

Nella Palestra Grande di Pompei apre un nuovo allestimento permanente dedicato ai calchi delle vittime dell’eruzione del 79 d.C., tra…

11 Marzo 2026 18:19
  • Arte contemporanea

Il Libano alla Biennale di Venezia, mentre le bombe colpiscono il Paese

Mentre i bombardamenti devastano il Libano, mietendo vittime, colpendo l'antica città di Tiro e mettendo a rischio gli altri siti…

11 Marzo 2026 17:07
  • Arte contemporanea

Il branco di cani robot di Beeple arriva alla Neue Nationalgalerie di Berlino

Dopo il debutto virale ad Art Basel Miami Beach, l’installazione di Beeple con cani robot dalle sembianze di Musk, Zuckerberg…

11 Marzo 2026 16:05