SEI…A BORDO? |

di - 17 Ottobre 2010
Irregolare è ciò che non è uguale,
è atipico, in qualche modo eccezionale. Le arti sono sempre state spazio
favorevole all’espressione dell’irregolare; sguardi liberi che dicono quanto
sia complesso raccontare l’esistente, quanto differisce la norma se si adotta
un nuovo punto di vista. Conversando con Lisa Parola di a.titolo, ci siamo rese
conto dell’attenzione che il panorama torinese sta dedicando al tema degli
irregolari.
Ha iniziato Guido Costa con Philadelphia Wireman: caso esemplare nel vasto e
complesso territorio dell’Outsider Art. La storia inizia nel 1982, quando uno
studente d’arte si imbatte, in inverno, in un angolo della South Street, in un
cumulo di grandi scatole abbandonate e stracolme di piccoli manufatti. Le casse
passano dal vicolo allo studio del direttore del dipartimento d’arte della
locale università alla galleria di John Ollman. Dopo l’esordio londinese
durante la scorsa Frieze, alla Pinacoteca Agnelli arriva una mostra segnata da
un enorme successo di critica e pubblico, The Museum of Everything: oltre 300 opere di artisti non
convenzionali del XX secolo. Lavori di medium, minatori e mistici, autodidatti,
artisti ossessivi e visionari, che operano al di fuori di canoni condivisi,
utilizzando linguaggi diversi. Art brut al Museo di Antropologia ed Etnografia
dell’Università degli Studi di Torino, che ospita la collezione creata dal
fondatore dell’istituzione: sentimenti e vissuti, espressi da personalità
particolari con mezzi di fortuna, in testa la scultura Il Nuovo Mondo, composta da numerosi pezzi di
ossa di animali piccolissime, levigate e scolpite. Questa è l’arte segreta che
ha ispirato generazioni di artisti, da Jean Dubuffet a Jean-Michel Basquiat.
Il
Castello di Rivoli dedica agli Irregolari un ciclo, in cui vengono analizzate le grandi
figure anomale di intellettuali che, con la loro opera interdisciplinare, hanno
influito sul corso delle arti, le hanno connesse in inediti percorsi. Il
curatore, lo scrittore Gianluigi Ricuperati, ci richiama agli ultimi scritti di
Pontiggia: “Il futuro si fonderà sulle riserve invisibili”, qualificandole come “traiettorie
di pensiero, di accensione intellettuale, di produzione… anomale…
coraggiose per eccesso di generosità, generose per eccesso di coraggio”
.
Questa densità tematica di
programmazione è un caso, un’azione concertata, una tensione verso un’urgenza?
Nella natura dell’uomo è la necessità profonda di disequilibrio, di
irregolarità incrementali per concepire la regolarità, uscendo dall’entropia,
dal caos che generiamo. In momenti difficili della storia, di pensiero debole e
confuso come l’attuale, gli irregolari aumentano, anche se vengono respinti o
negati dalla loro contemporaneità. “I regolari costruiscono. Gli irregolari
suggeriscono
”.
Quanti stimoli possono darci azioni extra-ordinarie come queste, nel
ri-leggerci, per comporre e ricomporre in modo originale i repertori
disponibili, in modo quasi midrashico, per re-interpretarci e costruire futuro. Questi elementi
di riflessione possono entrare, come sassi e produrre cerchi, nella mente dei
giovani, della classe dirigente politica ed economica.

Non possono essere per
pochi intellettuali. Non solo per l’endemica carenza di risorse che ci impone
di limitare le azioni, ma ci invita a progettarle con profondità, coinvolgendo
dall’inizio gli attori della comunità. Ma per necessità trasversale di pensiero
per governare la crisi dalla quale non siamo usciti.

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Irregolari
a Rivoli

catterina seia

cultural manager


*articolo pubblicato su
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