Le imprese e la
pubblica amministrazione ancora assenti nel ruolo di pubblico attivo, forse
perché ancora poco presenti nei target dei musei, salvo rare eccezioni, come il
Dipartimento di Educazione del Castello di Rivoli. Oggi operiamo in contesti di
crescente instabilità e complessità, in un regime di risorse sempre più scarse
per definizione, in cui la selezione dei progetti dovrà essere mirata
all’efficacia, quindi lontana dall’estemporaneità e dall’assistenzialismo. La
persona, con il suo patrimonio di conoscenze da gestire e accrescere, da
nutrire di competenze sempre più trasversali e interdisciplinari, è al centro
dell’attenzione. È il fattore di successo.
Le organizzazioni, non solo le
imprese, ma anche le istituzioni territoriali, le non profit, le stesse
istituzioni culturali, devono avere persone proattive, resilienti, capaci di
sviluppare l’intelligenza estetica che ricomprende, nella capacità di “vedere”,
la dimensione etica. La visione degli artisti, il confronto con gli
intellettuali, possono dilatare il nostro potenziale: con la forza delle
metafore della cultura che alimentano i nostri teatri mentali e che possono
trasformare l’apprendimento in comportamento.
Un numero crescente di imprese
pare aprirsi, richiedendo di sperimentare modalità di apprendimento attraverso
la cultura – forse ancora concepita in una dimensione più decorativa e ludica
che per la reale potenza che sottende. Art for business concentrerà l’attenzione su
questo tema alla prossima edizione di ottobre. Cresce la ricerca di nuovi
modelli di apprendimento per accelerare la disponibilità al cambiamento e nel
contempo la funzione educativa dei musei pare liberarsi dal ruolo ancillare
accessorio per assurgere a funzione politica, nella piena valenza socratica ed
etimologica del termine, cioè portare fuori (e-ducere) e avvicinare pubblici sempre più
ampi e consapevoli.
Il museo del contemporaneo ha un grande potenziale nel
relazionarsi con il proprio territorio, ampliando il proprio pubblico: può
diventare hub, laboratorio di pensiero, non solo per le scuole di ogni ordine e
grado, ma anche traino per la comunità nel dialogo e, con tutti gli
intellettuali che vi gravitano, propulsore di pensiero verso tutti gli attori
sociali, la business community e i decisori politici. Citando Michelangelo
Pistoletto: “Nei momenti di crisi, si fa appello all’apertura mentale come
risorsa”.
catterina seia
promotore susaculture project
*articolo pubblicato su
Exibart.onpaper n. 66. Te l’eri perso? Abbonati!
[exibart]
Dopo l'esclusione di Gabrielle Goliath che ha lasciato vuoto il Padiglione sudafricano, una dura lettera aperta accende i riflettori sul…
Moli lagunari, lenzuola dismesse dagli alberghi e fotografie illuminate a moneta: alla Fondazione Nicoletta Fiorucci di Venezia, Lydia Ourahmane presenta…
Dal 10 al 12 luglio 2026, il Gazometro di Roma ospita Videocittà Watercult: installazioni immersive, videoarte, realtà virtuale e live…
In Sicilia, il Museo Civico di Castelbuono, situato nello storico Castello dei Ventimiglia, presenta un nuovo progetto di accessibilità, tra…
Al centro della mia ricerca c’è l’architettura: la osservo come un organismo vivo, capace di raccontare la storia, le trasformazioni…
Artissima presenta le prime novità e il tema della sua 33ma edizione, la quinta diretta da Luigi Fassi, in programma…
Visualizza commenti
La foto autocelebrativa della Sig.ra Seia si poteva tranquillamente evitare!
Belle parole. Ma io credo che anche l'arte stia risentendo di un sistema gelatinoso e privo di etica che tende a pervadere ogni settore. A tale proposito è necessario definire piattaforme, teoricamente autosufficienti, dove convergano tutti i livelli e i ruoli del sistema. Questo per bypassare appunto una situazione gelatinosa. Whitehouse ne è un esempio.
ho provato a mandare il messaggio ma mi da un errore riprovo ancora, scusate eventuale ripetizione.
Idee che si sento da tanto tempo, forse anche valide, peccato che poi il sistema stesso dell'arte è inchiodato sull' autorefenzialità, poca apertura alle innovazione e soprattutto una grande voluta distanza dalla comunità sociale, al fine di preservare privilegi e sostegni oltre a poter poi gestire in modo poco trasparente le "opere artistiche" e i loro costi.