Categorie: Premi

Deana Lawson vince l’Hugo Boss Prize 2020 con le sue foto surreali e intimistiche

di - 23 Ottobre 2020

Deana Lawson è la vincitrice della dell’Hugo Boss Prize 2020, tra i riconoscimenti internazionali più ambiti dedicati all’arte contemporanea e arrivato alla 13ma edizione. Ad annunciare l’attribuzione, Yves Muller, CFO e membro del Managing Board di Hugo Boss, e Richard Armstrong, Direttore del Solomon R. Guggenheim Museum and Foundation, che amministra il premio, assegnato a cadenza biennale e promosso in collaborazione con la nota maison di moda.

I finalisti dell’Hugo Boss Prize 2020

Deana Lawson è stata selezionata da una lista di sei finalisti dell’Hugo Boss Prize 2020, che comprende Nairy Baghramian, Kevin Beasley, Elias Sime, Cecilia Vicuña e Adrián Villar Rojas. Al vincitore, la somma di 100mila dollari ma quest’anno, come riconoscimento degli straordinari lavori dei candidati e delle sfide legate all’attuale pandemia globale, Hugo Boss assegnerà a ciascuno degli artisti un premio straordinario di 10mila dollari. Le opere di Deana Lawson saranno esposte in una personale al Solomon R. Guggenheim Museum di New York nella primavera del 2021.

Deana Lawson, Mama Goma, Gemena, DR Congo, 2014. Pigment print 35 x 44.125 inches (88.9 x 112.1 cm). © Deana Lawson, courtesy Sikkema Jenkins & Co., New York, and Rhona Hoffman Gallery, Chicago

«Deana Lawson è la prima fotografa a vincere il prestigioso Hugo Boss Prize e le sue opere costituiscono un contributo importante nel panorama culturale odierno. Siamo grati a Hugo Boss per questa partnership, iniziata oltre due decenni fa, che ha svolto un ruolo fondamentale nel plasmare Il programma contemporaneo del Guggenheim», ha commentato Richard Armstrong.

Assegnato all’artista il cui lavoro risulti tra i più innovativi e influenti nel panorama dell’arte contemporanea, considerato uno dei migliori esempi di collaborazione tra istituzioni e artistiche e brand, l’Hugo Boss Prize è aperto a tutti gli artisti, indipendentemente dalla nazionalità o dal mezzo prescelto ed è la prima volta che il premio viene vinto da un fotografo. Dalla sua creazione, nel 1996, l’Hugo Boss Prize è stato conferito a Matthew Barney (1996), Douglas Gordon (1998), Marjetica Potrc (2000), Pierre Huyghe (2002), Rirkrit Tiravanija (2004), Tacita Dean (2006), Emily Jacir (2008), Hans-Peter Feldmann (2010), Danh Vo (2012), Paul Chan (2014), Anicka Yi (2016); Simone Leigh (2018).

Deana Lawson, Axis, 2018. Pigment print. © Deana Lawson, courtesy of Sikkema Jenkins & Co., New York; and David Kordansky Gallery, Los Angeles

«L’Hugo Boss Prize segna un punto fondamentale nella nostra partnership con il Guggenheim Museum e siamo fieri che sia il cuore del nostro programma artistico da quasi 25 anni. Ci congratuliamo con Deana Lawson ed esprimiamo la nostra gratitudine alla giuria e al museo stesso per il loro impegno e supporto», ha affermato Yves Muller.

Ritratti intimi della cultura e della vita afroamericana: le foto di Deana Lawson

Nata nel 1979, Deana Lawson ha conseguito un MFA alla Rhode Island School of Design nel 2004 e attualmente vive e lavora a New York. Il suo approccio alla fotografia è caratterizzato da una forte componente empatica, intimistica ed enigmatica al tempo stesso, considerando i soggetti dei suoi ritratti come «la mia famiglia». Peculiare anche il suo metodo di lavoro: spesso Lawson disegna le scene sulla carta, prima di intervenire con la fotocamera. Fondamentale infatti anche la composizione degli ambienti domestici, oltre che l’illuminazione e la posa, entrambi costrutti formali utilizzati per trasformare e intensificare le rappresentazioni di potere e liberazione attraverso lo spazio personale e intimo.

Deana Lawson, Chief, 2019. Pigment print. © Deana Lawson, courtesy of Sikkema Jenkins & Co., New York; and David Kordansky Gallery, Los Angeles

Riflettendo sulle convenzioni ritrattistiche occidentali e africane, le opere esaminano «la capacità del corpo di canalizzare storie personali e sociali, attingendo ai vari linguaggi formali e informali del mezzo e alle sue capacità archivistiche», spiega l’artista. Il risultato è un alfabeto di composizioni corporee che dimostrano la varietà apparentemente illimitata degli esseri umani. l suo lavoro sarà oggetto di una grande retrospettiva organizzata congiuntamente dal MoMA PS1 e dall’ICA – Institute of Contemporary Art di Boston nel 2020-21. Le sue opera sono state esposte al Whitney Museum of American Art, al MoMA e al MoMA PS1 di New York, alla Kunsthalle Basel, al Carnegie Museum of Art di Pittsburgh.

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