A Bari Pistoletto inaugura un ciclo di studi e progetti sul Mediterraneo

di - 18 Marzo 2026

«Che cos’è il Mediterraneo? Mille cose insieme. Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre». Con queste parole, Fernand Braudel ha saputo rendere con efficacia la complessità geografica, storica e sociale del Mediterraneo, crocevia di culture, frontiera ma anche ponte, sistema politico che nella pluralità riconosce la chiave interpretativa autentica della sua identità. Un’articolata riflessione sull’area mediterranea come spazio di relazioni storiche, simboliche e artistiche, intitolata Mediterraneo. Geografie culturali, avrà luogo, in tempi e spazi differenziati, a Bari, dal 19 al 26 marzo. Il progetto, promosso dall’Accademia di Belle Arti di Bari, nell’ambito del programma europeo Partnership for Artistic Research in Technology and Sustainability, è realizzato in collaborazione con il Politecnico di Bari e il Conservatorio “E. R. Duni” di Matera.

Si parte il 19 marzo, al Castello Svevo di Bari, con l’inaugurazione della mostra di Michelangelo Pistoletto, a cura di Fortunato D’Amico, Rosalinda Romanelli e Maria Vinella. Due grandi installazioni evocano l’impegno dell’artista per la promozione del dialogo tra i popoli e la diffusione di una cultura della pace. L’installazione Bandiera del Mondo, ideata e realizzata nel 2018 con Angelo Savarese, riunisce le bandiere di 196 Paesi in modo da delineare la forma iconica del Terzo Paradiso, concepita da Pistoletto negli anni Duemila come figura metaforica del necessario equilibrio tra natura e tecnologia. Una grande opera pubblica alla cui realizzazione parteciperanno gli studenti dell’Accademia, del Conservatorio e del Politecnico.

La seconda installazione è Love Difference – Il tavolo del Mediterraneo, scultura ambientale che adotta la forma del bacino mediterraneo come superficie riflettente attorno alla quale si dispongono sedute provenienti da differenti contesti nazionali. L’opera costituisce uno spazio simbolico di confronto, invocando la necessità di una diplomazia fondata sull’ascolto reciproco e sulla condivisione di prospettive.

Alle due opere si lega un più ampio progetto concettuale elaborato da Pistoletto negli ultimi anni, centrato sulla nozione di “pace preventiva”. Tale prospettiva interpreta la pacificazione non come risposta tardiva ai conflitti ma come processo culturale di lunga durata fondato su pratiche educative, sociali e artistiche orientate alla prevenzione delle tensioni geopolitiche. È questa una riflessione al tempo stesso teorica e operativa che è valsa all’artista la candidatura al Premio Nobel per la Pace. L’annuncio ufficiale della candidatura, accolta dal Norwegian Nobel Committee di Oslo, sarà dato proprio in occasione dell’opening dell’esposizione barese.

Poco dopo l’apertura della mostra, il programma prevede un ciclo di incontri e giornate di studio ospitate nelle sale del Castello Svevo. Gli appuntamenti riuniscono studiosi provenienti da differenti ambiti disciplinari – storia dell’arte, architettura, antropologia culturale, archeologia, musicologia e studi urbani – con l’obiettivo di interrogare il Mediterraneo come spazio comune.

Le giornate di studio, aperte il 21 marzo dalla lectio magistralis dello storico e scrittore Alessandro Vanoli, proseguiranno il 24 e il 25 marzo con gli interventi di Marco Bazzini, storico dell’arte contemporanea dell’Accademia di Urbino; Tommaso Colafiglio, ricercatore del Politecnico di Bari; Giuseppe Fallacara, architetto del Politecnico di Bari; Vincenzo Fiammetta, direttore del Museo delle Trame Mediterranee Gibellina; Franco La Cecla, antropologo; Pietro Laureano, antropologo; Maria Giovanna Mancini, storica dell’arte contemporanea dell’Università di Bari; Patrizia Mania, storica dell’arte contemporanea dell’Università della Tuscia; Roberto Pinto, storico dell’arte contemporanea dell’Università di Bologna; Claudio Pomo, ricercatore del Politecnico di Bari; Giuliano Volpe, archeologo dell’Università di Bari.

Al convegno, parteciperanno anche gli artisti Maria Varela (Fine Arts University of Western Macedonia), Moataz Nasr (Il Cairo), Safaa Erruas (Tétouan, Marocco), Sarra Ben Attia (Institut Supérieur des Beaux-Arts de Tunis), protagonisti dei workshop Voci, sguardi, storie dal Mediterraneo. Ricerca artistica a confronto. Egitto, Grecia, Marocco e Tunisia, con gli studenti dell’Accademia di Belle Arti, che si svolgeranno il 26 marzo, presso l’ex monastero di Santa Chiara a Mola di Bari, sede decentrata della stessa accademia.

Completano il programma, infine, visite e attività didattiche alla Fondazione Pino Pascali di Polignano e a Castel del Monte. Qui gli studenti del Conservatorio “E. R. Duni” realizzeranno un’installazione sonora site specific.

Nato a Terlizzi nel 1980, è giornalista, critico d’arte e curatore indipendente. Dopo la laurea in Conservazione dei Beni Culturali presso l'Università degli Studi di Lecce, si perfeziona sull'Arte del Novecento all'Università degli Studi di Bari. Già cultore della materia in Museologia presso l’Università degli Studi della Calabria e docente a contratto presso l’Accademia di Belle Arti di Vibo Valentia, ha condotto studi specialistici e curato mostre per Soprintendenze, istituzioni e musei.  

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