In questi giorni così drammatici, ci è stato ripetuto in maniera a dir poco insistente che l’unico modo per uscire dall’emergenza è affidato alla responsabilità personale, al comportamento prudente di ognuno di noi. E allora, i santi a cui votarsi non possono essere che delle figure quotidiane, come quelle presentate da Ghigos, nell’ambito degli appuntamenti de Il Salone che non c’è.
«Nonostante l’Italia sia bloccata dall’epidemia e dalla quarantena abbiamo deciso di rafforzare la rete e fare sistema costituendo un gruppo di lavoro composto da Ghigos con otto giovani progettisti. Ci siamo attrezzati per lavorare da casa, come la maggior parte di noi in smart working, con tutte le difficoltà connesse a strumenti e metodi ancora poco organizzati. Le riunioni virtuali occupano la maggior parte della giornata, accompagnate dagli immancabili caffè o tè, a seconda delle abitudini; gesti conviviali a distanza che ci fanno sentire meno lontani. Siamo determinati ad andare avanti con i progetti di matrice sociale e comunitaria, ancora più di prima, poiché saranno funzionali a ricostruire la nostra socialità, interrotta da questo periodo di “isolamento sociale”. Progetti sviluppati durante un Salone che non c’è e che quindi ha bisogno di farsi sentire dando voce a tematiche che sentivamo urgenti già da prima, ma che ora diventano cogenti», spiegano i membri di Ghigos, gruppo fondato nel 1998 da Davide Crippa, Barbara Di Prete e Mirco Facchinelli, dedicato alla riflessione critica e alla progettualità multidisciplinare. Nasce così il Salone che non c’è, un racconto da dietro le quinte di quei progetti ancora di là da realizzare, tutti dedicati al territorio e partendo da matrici eterogenee, sempre all’insegna della molteplicità dei linguaggi.
E infatti, le 12 figure emblematiche di queste lunghe settimane di quarantena provengono da altrettanti ambiti diversi: street cleaner, policeman, baker, cashier, factory woker, farmer, truck driver, journalist, food delivery, pharmacist, nurse, doctor. Letteralmente le colonne sulle quali si sta fondando una società ridotta alle sue funzioni giudicate essenziali. «12 Santi contemporanei delle ore difficili, piccoli omaggi da inviare ad amici, parenti, conoscenti come forma di ringraziamento per il loro stra-ordinario lavoro».
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