Afro, profeta in Francia

di - 30 Maggio 2018
Nel quartiere Marais, nel cuore di Parigi, la Tornabuoni Art presenta una mostra dedicata ad Afro, definita come la più completa esposizione sull’artista che sia mai stata organizzata all’interno di una galleria.
La retrospettiva celebra i sessant’anni dell’affresco Le jardin de l’Espérance, realizzato nel 1958 nella sede Unesco della capitale francese, e si compone di più di cinquanta opere, realizzate tra gli anni ’40 e ’70.
Afro Libio Basaldella (Udine 1912 – Zurigo 1976), considerato uno degli esponenti più importanti dell’astrattismo italiano, raggiunse la sua fama all’estero ancor prima che in Italia, e non deve sorprenderci, quindi, che un’esposizione simile abbia avuto luogo proprio in Francia.
A partire degli anni ’30 l’artista entra a far parte della Scuola Romana, insieme ad Alberto Burri e a Lucio Fontana, intraprendendo un percorso di matrice Espressionista, distaccandosi da quel ritorno all’ordine che caratterizzava il panorama artistico italiano dell’epoca.
Fino al secondo dopoguerra la sua pittura fu considerata come Neocubista per poi svilupparsi verso l’Astrazione, a seguito dei suoi primi viaggi a New York negli anni ’50.
Il contatto con la cultura statunitense lo porta al successo internazionale, grazie anche al supporto della sua gallerista, Catherine Viviano, che lo rende in breve tempo uno dei pittori italiani più affermati al mondo.
Afro, vista della mostra
Negli anni ’50 l’artista giunge, quindi, al culmine della sua carriera prendendo parte anche alla Documenta I di Kassel e vincendo nel 1956 il Leone alla Biennale di Venezia.
L’incontro con l’America lo mette in contatto con la scena artistica del Paese oltreoceano, fatta di nuovi scenari, stimoli visivi e vasti orizzonti. Entro questi spazi  Afro non smarrisce la sua essenza ma rafforza ancora di più i propri intenti artistici. L’artista non viene, infatti, risucchiato dal vortice dell’Espressionismo Astratto e mantiene saldi i suoi principi creativi, costituiti da una tecnica meditata, studiata, lenta.
Il suo é più un “Astrattismo Rinascimentale” pregno delle radici fiorentine e veneziane, che procede per velature e che non rinnega l’importanza accordata al disegno e al colore.
Il carattere distintivo di queste opere si concentra soprattutto nella fase progettuale, nello studio che c’é dietro ogni lavoro, in cui nulla é lasciato al caso. Ecco perché in esposizione grande rilevanza la rivestono i disegni preparatori, soprattutto quelli legati all’affresco di Parigi, che possono essere considerati come delle opere perfettamente compiute e indipendenti.
Inizialmente Afro esplora l’astrazione, soprattutto in termini formali, concentrandosi sulla forma, il colore e la composizione. Successivamente egli sviluppa un percorso nel quale l’opera deve incarnare essa stessa l’emozione e non solamente rappresentarla.
Afro, vista della mostra
Nella galleria parigina sono presenti, inoltre, opere fondamentali, come Racconti di Guascogna del 1951 e Ragazzo col tacchino del 1955, testimoni di come la rappresentazione simbolica di oggetti e figure divenga per Afro una forma di astrazione espressiva ed emotiva. E questo soprattutto se si tiene conto del carattere autobiografico della sua produzione, che si ispira a ricordi più o meno lontani trasformati nel tempo in sentimento e colore.
L’esposizione francese si distingue anche sotto il profilo scientifico grazie al catalogo della mostra, realizzato sotto la direzione di Philip Rylands, Direttore Emerito della Collezione Peggy Guggenheim a Venezia. Sempre nel catalogo sono presenti uno studio approfondito dell’affresco e dei suoi disegni preparatori e un’analisi dettagliata del movimento Espressionista americano. La pubblicazione é inoltre arricchita da documenti originali, come le corrispondenze dell’artista, e da una selezione di testi critici tradotti, per la prima volta, in francese e inglese.
La seconda tappa della mostra dedicata ad Afro si terrà a partire da ottobre nella Galleria Tornbuoni di Londra con l’obiettivo di incoraggiare il pubblico anglosassone verso la conoscenza dell’arte Astratta italiana, le cui opere sono state raramente esposte in Gran Bretagna. Ma probabilmente la stessa cosa andrebbe fatta in Italia, e soprattutto in Italia, dove effettivamente Afro resta ancora un nome non particolarmene conosciuto se non per il pubblico di addetti ai lavori.
Celebrarlo e diffondere la sua opera all’estero quando ancora non lo si é fatto abbastanza nel nostro Paese resta una cosa ancora tutta da spiegare.
Arianna Piccolo

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