Ah, il vedutismo veneziano! |

di - 22 Gennaio 2017
Antonio Canal e Bernardo Bellotto. Zio e nipote. Maestro e allievo. Quattro mani operose di una medesima bottega della Venezia tra il XVII e il XVIII secolo, quella dei Canaletto, al culmine della fama e del successo ben oltre i confini della Serenissima. Altissimo è infatti il livello raggiunto dalla sua pittura di vedute grazie al perfetto equilibrio tra precisione e qualità pittoriche, razionalità e poesia, risultato di una ricerca più che decennale sulla composizione prospettica.
È al genio pittorico e all’intelligenza creativa di questi due artisti di eccezione del Settecento europeo che, sino al 5 marzo 2017, le Gallerie d’Italia – Piazza Scala, sede espositiva di Intesa San Paolo a Milano, dedicano la mostra “Bellotto e Canaletto. Lo stupore e la luce”.
Tra similitudini e peculiarità, la mostra vuole indagare i rispettivi processi creativi, anche sulla scia del lavoro di molti studiosi che negli ultimi decenni si sono appassionati alla complessa vicenda attributiva di diversi capolavori conservati nelle collezioni inglesi sotto il nome di Canaletto e ricondotti alla mano di Bellotto. Dietro la firma celebre di Canaletto si cela quindi, a volte, anche quella di suo nipote, che assimilò così bene i segreti e le tecniche da rendere spesso difficile distinguere l’opera dell’uno e dell’altro. Pur mantenendosi negli schemi compositivi canalettiani, Bellotto risulta comunque più incisivo: vede le ombre più profonde, la luce più argentata, dedica maggior attenzione al particolare e al quotidiano.

L’esposizione è anche il punto di partenza per raccontare più diffusamente un clima culturale, una temperie artistica e luoghi geografici suggestivi. Il confronto tra le soluzioni pittoriche dei due grandi veneziani offre infatti l’occasione per cogliere un eloquente panorama sulla colta Europa del Secolo dei Lumi, che fece a gara per commissionare loro i dipinti: il viaggio artistico ha inizio da Venezia per toccare Roma, Firenze, Verona, Torino, Milano e prosegue quindi alla volta dell’Europa, con le vedute di Londra, Dresda e Varsavia, fino a raggiungere luoghi fantastici e immaginari, immortalati nei memorabili “capricci”, ossia l’arte di comporre il paesaggio attraverso la libera combinazione di elementi architettonici reali o fantastici, di rovine dell’antichità rielaborate, di figure e macchiette, secondo una varietà di declinazioni che vanno dal grottesco al visionario, dal pittoresco all’elegìaco.
Entrambi contesi dai maggiori collezionisti inglesi, acclamati dalle corti europee, zio e nipote segnarono l’epoca del Grand Tour, il lungo viaggio nell’Europa continentale effettuato dai rampolli delle famiglie aristocratiche, assieme ai loro precettori, destinato a perfezionarne la formazione e il sapere. È grazie alla consuetudine del Grand Tour, che potenzia la produzione e il mercato delle vedute, che Canaletto viene notato dai committenti inglesi: un momento importante del viaggio era infatti la commissione di un ritratto a un noto pittore del tempo oppure l’acquisto di vedute del paesaggio italiano.

Omaggio al territorio che la ospita, la mostra approfondisce inoltre il ruolo fondamentale di Milano nello sviluppo della poetica di Bellotto: è in questa città – centro della discussione profonda e proficua sulla ragione, sulle scienze e sulla filosofia – che il pittore afferma la sua autonomia compositiva. In un solo anno di permanenza nel capoluogo lombardo, Bellotto esegue una decina di importanti dipinti tra cui alcuni dei suoi massimi capolavori. Le sue vedute di Milano – immagini che documentano aspetti oggi alterati – sono per la città documenti preziosi, uniche per punti di vista e soluzioni compositive di grande virtuosismo. Coraggiosa e originale l’idea di riprendere il Castello Sforzesco dalla parte meno rappresentativa, la Piazza d’Armi, proiettandolo contro la città; strepitoso il taglio prospettico del Palazzo dei Giureconsulti e il Broletto Nuovo, con il Duomo lontano, stretto sullo sfondo.
Con la partenza di Canaletto per Londra nel 1746 e quella di Bellotto per Dresda nel 1747, i loro mondi figurativi si separano definitivamente. Canaletto a Londra può dedicarsi alla sempre più sofisticata stilizzazione della sua pittura, Bellotto a Dresda osserva con sempre più attenzione il paesaggio che diviene importante quanto le architetture e sfondo imprescindibile per la resa dei panorami di città.
Con 100 opere, tra dipinti, disegni e incisioni – un terzo delle quali mai prima d’oggi esposte in Italia –  la mostra è un’occasione unica per scoprire uno dei più affascinanti episodi della pittura europea, il vedutismo veneziano, attraverso l’opera dei due artisti che, legati da vincolo di parentela, seppero trasformare questo peculiare genere nella corrente d’avanguardia che tanto caratterizzò il Settecento.
Marco Olianas

Nato nel 1978, vive a Milano. Dopo la laurea in Storia dell’Arte ha cominciato a occuparsi di ufficio stampa e comunicazione per il settore arte e cultura. Caparbio e determinato come suggeriscono le sue origini sarde; appassionato di scrittura è interessato alle sinergie tra le arti visive e i diversi ambiti culturali.

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