Don’t Give Them Room to Grow
Al METS – Museo etnografico trentino San Michele, inaugura oggi la prima edizione di una nuova rassegna internazionale dedicata interamente alla produzione cinematografica e audiovisiva etno-antropologica. Si tratta un progetto che nasce con l’obiettivo di creare uno spazio di confronto tra linguaggi del cinema, ricerca scientifica e narrazione delle trasformazioni sociali contemporanee, mettendo al centro il valore dell’immagine come strumento di conoscenza e relazione.
Il Premio prende il nome da Giuseppe Šebesta (Trento, 1919 – Fondo, 2005), etnografo, regista, artista e fondatore, nel 1968, del Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina, oggi METS. Figura irregolare e poliedrica, Šebesta ha attraversato discipline e linguaggi, anticipando pratiche oggi centrali come la documentazione audiovisiva dei patrimoni culturali e la restituzione etnografica attraverso il racconto visivo.
Il concorso ha registrato un’adesione straordinaria: 1987 opere provenienti da 115 Paesi, a conferma della vitalità globale del cinema antropologico come campo di sperimentazione e riflessione critica. Tra queste, una commissione di esperti nominata dal METS ha selezionato 12 medio e lungometraggi, sette cortometraggi documentari e sette opere per la sezione Giovani, riservata a studenti e produzioni accademiche.
A presiedere la giuria del concorso principale sono Martina Parenti e Massimo D’Anolfi, coppia di riferimento del documentario di ricerca italiano, affiancati da Ivelise Perniola, studiosa di antropologia visuale, Patrizia Quattrocchi, filmmaker e ricercatrice, e Luca Ferrario, esperto di programmazione e direzione di festival. Il Premio Giovani sarà invece decretato da una giuria composta da studenti, chiamati non solo a valutare le opere, ma a esercitare uno sguardo critico sul linguaggio audiovisivo contemporaneo.
Il Premio mette in palio cinque riconoscimenti per le opere principali (medio e lungometraggi e cortometraggi documentari) e due premi per la sezione Giovani, per un montepremi complessivo che intende sostenere concretamente la produzione indipendente nel campo del cinema antropologico.
Per quattro giorni, il METS si trasformerà in un crocevia di storie, culture e sensibilità. I film selezionati condurranno il pubblico attraverso paesaggi geografici e umani anche molto distanti tra loro: dall’Amazzonia brasiliana all’altopiano boliviano, dalle metropoli europee ai villaggi tribali iraniani, fino ai territori dell’Africa occidentale e dell’Asia meridionale. Ne emergerà un mosaico di società in trasformazione, attraversate da tensioni tra tradizione e modernità, memoria e oblio, natura e sviluppo.
Tra le opere in concorso spiccano titoli come How to talk to Lydia? di Rusudan Gaprindashvili, un ritratto del lavoro algoritmico nell’Europa della logistica, e Kueka, ancestral memory di María de los Ángeles Peña Fonseca, che racconta la battaglia del popolo Pemón per il ritorno di una pietra sacra sottratta alla comunità e trasformata in oggetto espositivo in Europa.
Il programma prevede il 28 novembre la proclamazione dei vincitori del Premio Giovani, mentre il 29 novembre l’assegnazione dei premi principali e del Premio assoluto del concorso.
Il cinema d’autore e le grandi serie dominano i Golden Globe 2026: tra spille in memoria di Renée Macklin Good…
I materiali sono parte del mio pensiero.
Con “Boulder”, la Galleria Michela Rizzo saluta la storica sede alla Giudecca: un’esposizione corale che riflette su natura, tempo e…
Affermatasi sul mercato negli anni Settanta come un punto di riferimento per il moderno, nella sede di via dell’Orso la…
A Bolzano, TOUTITÉ – ILIAZD Lo Studio della Forma è la prima retrospettiva italiana dedicata al poeta, designer e editore…
Linda Karshan al Palazzo della Cancelleria Apostolica omaggia Roma con opere in cui misura, movimento e umanesimo si intrecciano