Maurizio Esposito, EDI23
Ha preso avvio oggi a Napoli e si svolgerà fino al 20 marzo 2026, la terza edizione di EDI Global Forum, piattaforma dedicata all’educazione museale, nata nel 2022 e promossa dalla Fondazione Morra Greco. Il progetto si configura come uno spazio di ricerca e confronto, nell’ambito di un più ampio dibattito internazionale sul ruolo pubblico delle istituzioni culturali. Dalla sua nascita, EDi ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione, coinvolgendo istituzioni culturali e professionisti da tutto il mondo, mantenendo al tempo stesso un radicamento nel territorio.
L’apertura ufficiale si è tenuta proprio negli spazi della Fondazione, alla presenza di rappresentanti istituzionali e di Sylvain Bellenger e Christian Larsen, rispettivamente direttore generale ed esecutivo del Forum, segnando l’inizio di tre giornate distribuite in diversi luoghi della città, dal MANN – Museo Archeologico Nazionale di Napoli all’Albergo dei Poveri, fino agli spazi del centro storico, in un formato diffuso che riflette la natura relazionale del progetto.
Il rapporto tra musei e pubblici, non più inteso come accesso agli spazi espositivi ma come costruzione di strumenti, linguaggi e pratiche eterogenei, al fine di rendere l’esperienza culturale realmente condivisa, comprensibile e partecipata. Da questo tema, che attraversa oggi l’intero sistema culturale e che riguarda, su un livello più ampio, il punto di contatto tra istituzioni e società, prende le mosse EDI che, nello specifico, rilegge l’educazione e la didattica non solo come programmi accessori ma dispositivi strategici.
La crescita del Forum – che in questa edizione coinvolge una rete internazionale di quasi cento musei e professionisti provenienti da oltre venti Paesi, tra cui realtà come il MoMA, il Louvre, il Prado e il Centre Pompidou – testimonia come questo tema sia diventato centrale su scala globale. EDI si propone infatti come un think tank permanente, per mettere in relazione esperienze e modelli e misurarne l’impatto concreto sui contesti locali.
Il focus dell’edizione 2026, sintetizzato nel titolo Beyond Images, affronta una delle trasformazioni più evidenti del presente: la proliferazione delle immagini digitali e la conseguente problematizzazione dell’attenzione e del discernimento. In un ecosistema visivo segnato da social media, intelligenza artificiale e fenomeni latenti come deepfake e disinformazione, la capacità di leggere criticamente le immagini diventa una competenza civica, prima ancora che estetica.
Da qui l’introduzione del concetto di “slow watching”, una pratica di visione lenta e consapevole che si propone come contro-movimento rispetto alla logica dello scroll continuo. Al di là della fruizione museale, si tratta di una postura culturale più ampia, che coinvolge artisti, educatori, istituzioni e produttori di contenuti. In gioco sono le modalità attraverso cui guardiamo le cose e costruiamo senso.
«Siamo letteralmente circondati dalle immagini, che provengono da diverse fonti e che scorrono senza un controllo apparente. In questo senso, l’educazione visiva e la conoscenza critica sono le chiavi del programma visionario di questo Forum ma anche, in generale, della democrazia», ha dichiarato Bellenger, spiegando come questa condizione di saturazione visiva sia esperita quotidianamente – e già in tempi non sospetti – in particolare a Napoli, città dalle infinite immagini. Dello stesso avviso anche Larses che, citando il format degli Agora Talks – incontri pubblici mensili, all’intersezione tra cultura, etica e scienza – ha ricordato come lo spirito aperto alle contaminazioni di questa manifestazione non possa che risiedere anche nelle stesse antiche fondamenta greche della città.
EDI continua infatti a mantenere una forte attenzione al contesto napoletano. Non solo perché la città ospita il Forum ma perché rappresenta un laboratorio reale in cui le questioni dell’accesso, della partecipazione e dell’educazione culturale si manifestano in modo evidente. Per Onofrio Cutaia, assessore alla cultura della Regione Campania, intervenuto alla conferenza stampa, «Il tema dell’educazione alle immagini è sempre stato cruciale anche prima dell’avvento del digitale, per avere dei territori coscienti». Questo equilibrio tra scala globale e radicamento locale rappresenta una delle specificità di EDI che, come anticipato da Bellenger, sarà anche presentato, su invito del presidente Emmanuel Macron, al prossimo G7, in programma a Evian.
Più che un evento concentrato in tre giorni, EDI si configura come una piattaforma attiva durante tutto l’anno, attraverso incontri, workshop e una infrastruttura digitale che raccoglie e condivide pratiche educative. Un sistema che mira a costruire continuità, più che a produrre momenti isolati, e a ridefinire il museo come spazio di ricerca, mediazione e responsabilità pubblica.
Il programma di questa terza edizione si articolerà dunque in panel, lectio magistralis, workshop e momenti di confronto interdisciplinare. Tra gli appuntamenti della prima giornata, al MANN, il panel dedicato alla lettura critica delle immagini mette in dialogo neuroscienze, tecnologia e pratiche museali, mentre la keynote di Glenn D. Lowry, direttore emerito del MoMA, proporrà una riflessione sul ruolo del museo nel presente.
Una parte significativa del programma è dedicata al rapporto tra innovazione tecnologica e responsabilità culturale, con sessioni su intelligenza artificiale, neuroscienza, arte ed etica, oltre che sul ruolo di attivismo, influencer e social media come forme emergenti di educazione popolare. In calendario una serie di panel dedicati all’attenzione visiva e alla capacità di discernimento, con interventi, tra gli altri, di Giorgio Abeltino (Google Arts & Culture) e Maurizio Corbetta, direttore della Clinica Neurologica dell’Università di Padova
A questi si affianca il focus su The Gentle Museum, che esplora modelli inclusivi a partire dalle esperienze di persone con disabilità, anziane e neurodivergenti, proponendo una ridefinizione delle pratiche educative in chiave universale. Accanto ai momenti teorici, EDI sviluppa una dimensione laboratoriale, per creare uno spazio operativo in cui le riflessioni trovano immediata applicazione, attraverso un programma di workshop, a cura di Francesca Blandino, che coinvolgeranno team congiunti di istituzioni internazionali e realtà locali, orientati alla co-creazione di strumenti e metodologie,
Non mancano i progetti espositivi e le sperimentazioni sul linguaggio visivo, come #SpazioFOTOcopia, ideato da Yvonne De Rosa per Magazzini Fotografici, che indagherà forme alternative di esposizione della fotografia nello spazio urbano. Negli spazi della Fondazione Morra Greco, inoltre, il programma si intreccia con le mostre emoZone di Manfred Pernice e il sole come un gatto di Diego Perrone, rafforzando il dialogo tra ricerca teorica e pratica artistica.
Per dare un’occhiata al programma completo, si può cliccare qui.
Kounellis, Pistoletto, Penone, Paolini: dalla fine degli anni '60, l'obiettivo discreto di Paolo Mussat Sartor ha fissato per sempre opere,…
Dalla scansione del proprio cervello durante il digiuno a 260 sculture ceramiche. Con World of Plenty, Itamar Gilboa affronta la…
Con il dossier “Ancona. Questo adesso”, ispirato dalle parole del poeta anconetano Francesco Scarabicchi, Ancona si aggiudica all’unanimità la nomina…
A Bari, un programma che da dialogare arte contemporanea e discipline umanistiche per riflettere sul Mediterraneo come spazio culturale condiviso,…
Una mostra mette in dialogo l’opera di Maria Lai con l’identità etnografica del Museo Guatelli di Ozzano Taro, in provincia…
Al via la selezione pubblica per la direzione del museo d'arte contemporanea di Napoli: le candidature potranno essere inviate fino…