AVANTI DESIGN!

di - 7 Gennaio 2008
Una sfida, sì, ma soprattutto una scommessa quella che impegnerà Torino per tutto il 2008, anno in cui il capoluogo piemontese si trasformerà nella prima capitale mondiale del design. Già dalla scelta di affidare la direzione dell′evento a una “giovane” donna come Paola Zini emerge la volontà di lanciare l’immagine di una città in trasformazione, che si sta rinnovando.
La nomina, arrivata nel 2005 dall’Icsid (International Council of Societies of Industrial Design), non è stata immediata. In un primo momento sembrava che la scelta sarebbe caduta su Montréal, ma -come spiega Giuliano Molineri, per vent´anni direttore di Giugiaro Design e oggi membro dell’Icsid- “Torino impressionò in quanto realtà in trasformazione che puntava sul design come mezzo di promozione socio-economica. Di lì l’idea di nominarla prima World Capital del settore: ce ne saranno altre, scelte non tra realtà già affermate, come Barcellona o Milano, ma tra quelle in divenire”.
Spiegato così, anche perché come prima della serie di capitali mondiali del design, che avrà cadenza biennale, non sia stata Milano, che il titolo di capitale mondiale del design lo ha sempre avuto di fatto. È lo stesso Gillo Dorfles (che, con Enrico Morteo, Guta Moura Guedes e Michael Thomson, è membro del Comitato Scientifico di Torino 2008 WDC) a confermare come sia ancora la metropoli meneghina la vera capitale del design, anche se, precisa il decano degli storici del disegno industriale, ultimamente ha lasciato sul campo qualche punto.

Forse per questo il Triennale Design Museum, di cui a Milano si parla da vent’anni, con un’improvvisa accelerazione ha visto la luce il 6 dicembre 2007, meno di un mese prima del Capodanno del Design che apre ufficialmente l’anno di Torino. Milano, insomma, che di critiche ne prende tante, soprattutto da parte della sua stessa composita design community, non ci sta a fare la figura di quella che si adagia sugli allori, mentre in tutto il nord Italia (in Veneto continua a crescere il Distretto Creativo promosso da FuoriBiennale) la voglia di design e creatività è esplosa come mai prima d’ora. Fino a oggi le due capitali industriali del Paese si erano sostanzialmente ignorate. Ma alla luce della nuova formula del futuro -che non suona più R&D, research & development, ma D&C, design & creativity- i loro destini si scoprono complementari. Il rapporto Torino-Milano in chiave design si presenta così in termini di collaborazione piuttosto che di rivalità. Milano, il cui primato nei settori del mobile, dell’illuminazione e della moda rimane indiscusso, ha accettato l’idea di fare un passo indietro, per evitare quell’eccessiva autoreferenzialità che non consentirebbe di costruire un sistema design sufficientemente “tonico”. Dall’altre parte, Torino, che pure ha avuto con Fiat uno dei più importanti settori automobilistici internazionali, è pronta per una nuova stagione contraddistinta da una maggiore diversificazione.
Che sia il tempo per una svolta lo sostiene anche, fin dal nome, Turn, la community torinese nata nel 2005 per favorire il design come forma di riflessione sulla società, contraddistinta da una metodica apertura mentale e dal coraggio di praticare soluzioni creative. Il messaggio dell’associazione -che fra designer, architetti, grafici, copywriter, style leader, culture diffuser e urban enthusiast unisce trecento giovani professionisti sotto i quarant’anni- è chiaro e sintonico con l’aria che tira all’ombra della Mole: “Turn ama Torino e crede nel suo futuro”.
Primo passo della “svolta”, la valorizzazione della ricchezza dell’impresa e del design piemontesi, per promuovere i quali Torino (dopo le Olimpiadi del 2006 e le prove generali con la recente presentazione della nuova Fiat 500) godrà grazie alla carica di World Design Capital dell’attenzione internazionale. Per allora tutto il mondo, che conosce già Giugiaro e Pininfarina, avrà modo di vedere anche gli altri volti del Piemonte che produce, il cui humus fortemente industrializzato e tecnologico vanta punte di eccellenza nei settori cinematografico, aeronautico, avionico, Itc (soprattutto wireless), elettronico, robotico, componentistico e navale (Azimut è il secondo produttore mondiale di yacht oltre i 28 metri). Al design come valore tecnologico si affiancano anche esperienze di design come valore estetico-sensoriale che, pur appartenendo per cultura più al distretto milanese, anche in quello piemontese conta realtà importanti come Alessi, Girmi, Bialetti e Lagostina nel settore dei casalinghi, Borsalino, Zegna, Loro Piana, Miroglio e Basicnet nel tessile, Martini, Lavazza e Ferrero nell’enogastromico.
Il consumatore del nuovo millennio, maturo e competente, vorrà sempre più prodotti che siano in grado di fornire alte prestazioni e allo stesso tempo farsi veicolo di “senso”. La sfida dei mercati futuri si giocherà sulla capacità del progetto di sintetizzare in un solo prodotto, servizio o “relazione” la dimensione perfomativa e la dimensione significativa, fino a ieri considerate antitetiche e il cui incontro pone oggi le condizioni per una collaborazione fra la cultura del design torinese e quella milanese.

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link correlati
www.torinoworlddesigncapital.it
www.worlddesigncapital.com
www.icsid.org
www.turn.to.it

stefano caggiano


*articolo pubblicato su Exibart.piemonte. Te l’eri perso? Abbonati!

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