Sopralluogo Edoardo Tresoldi, Area archeologica San Pietro, Bari © MiC Puglia
Nei pressi del porto di Bari, alle spalle del complesso di Santa Scolastica, oggi museo archeologico metropolitano, esiste un luogo interdetto alla vista e alla fruizione. È l’area archeologica di San Pietro, così detta per l’antica presenza della chiesa di San Pietro Maggiore, conosciuta anche come San Pietro delle fosse, luogo noto agli storici dell’arte anche per essere il sito di provenienza della Madonna e santi di Bartolomeo Vivarini, oggi al Museo di Capodimonte a Napoli, tra le prime pale d’altare a spazio unico circolante della pittura italiana. San Pietro, dunque, è un luogo negato per troppo tempo alla città, di cui, paradossalmente, costituisce uno degli insediamenti più antichi, probabilmente il suo luogo di nascita. Gli scavi archeologici, che da oltre un decennio si stanno conducendo nella zona, hanno fatto emergere resti risalenti all’età del bronzo. Un’area antica che presto tornerà a vivere grazie all’intervento di Edoardo Tresoldi, artista italiano tra i più noti del presente, dotato di una cifra stilistica immediatamente riconoscibile. Un ritorno in Puglia per lui, dopo l’inaugurazione nel 2016 del suo monumentale intervento a Siponto, che ha rimesso in piedi la Basilica di Santa Maria Maggiore attraverso una complessa volumetria in rete metallica.
Come già a Siponto, Tresoldi lascerà il suo inconfondibile segno anche a Bari. Lo farà proprio a San Pietro, area archeologica con una stratigrafia plurimillenaria, che nella sua storia più recente è stato luogo di culto e di cura: chiesa romanica, poi complesso monastico, infine liceo ed ospedale, dismesso e definitivamente abbattuto nel 1969. Il lavoro fin qui compiuto nell’area – portato avanti grazie a un bando promosso dal Segretariato Regionale per la Puglia del Ministero della Cultura – è stato presentato lo scorso 29 febbraio al Teatro Piccinni, dall’artista e dall’architetto Maria Piccarreta, Segretario Regionale del Ministero della Cultura per la Puglia, affiancati dal Sindaco Decaro, dai rettori dell’Università e del Politecnico di Bari e da altri rappresentanti istituzionali. La presentazione si è conclusa con una magistrale chiosa di Luciano Canfora sulla nascita e sul senso della ente-città e con le pertinenti domande degli studenti del Liceo De Nittis-Pascali di Bari, diretto da Santa Ciriello.
La complessa stratificazione del sito ha richiesto anni di lavoro da parte di diversi professionisti (archeologi, archivisti, architetti, storici dell’arte), del quale l’opera di Tresoldi costituirà il sigillo e la sintesi. Per progettare il suo intervento, l’artista ha vissuto, nell’arco degli ultimi due anni, per lunghi periodi a Bari, esplorandone il contesto urbano, studiandone la storia e, non ultimo, conoscendone e frequentandone gli abitanti.
Scultore che opera nello spazio pubblico e che si interroga sul valore e sul significato di arte pubblica, Tresoldi indaga la relazione tra materia, spazio e tempo. Le sue sono architetture che non nascono con una funzione specifica ma sorgono per essere soggetti che dialogano con il contesto, per interpretarne e comunicarne la storia. Le sue opere si legano ai luoghi, alla loro storia passata ma anche futura, inglobando anche le successive fasi di studio, tutela e valorizzazione, passando dall’approccio scientifico-filologico a quello comunicativo-narrativo.
Affascinato dalla persistente capacità di metamorfosi del sito barese, che ha permesso all’area di ridefinirsi nel corso di epoche diverse, Tresoldi sta progettando un intervento che punterà alle sensazione e alla percezione, in un vortice emozionale più che semplicemente narrativo, che possa restituire trasversalmente il sito, con godimento non solo degli addetti ai lavori.
A San Pietro si ergerà una maestosa scultura trasparente realizzata in rete metallica come a Manfredonia. Uno scheletro metallico, una struttura neurale, un’architettura che avrà una parvenza effimera ma che in realtà sarà solida e permanente. Tutto questo la configurerà chiaramente come un’opera contemporanea, interprete di valori quali l’etereità, la leggerezza, l’impermanenza. Un manufatto contemporaneo che instaurerà un dialogo perfetti tra antico e contemporaneo, aprendo nuovi scenari per la conservazione e valorizzazione del patrimonio storico e archeologico. Opera che non sarà solo racconto ma anche esperienza: esperienza di prefigurazione, di immaginazione, di visione, di percorso.
Queste poche battute non possono che costituire una mera ipotesi di come l’opera finale apparirà. Solo un’idea, fondata sullo stile, sui precedenti interventi e sulla personalità di Tresoldi; un’idea che si chiarirà solo a giugno quando sarà presentato il modello del progetto e si darà inizio alla realizzazione dell’opera. Non resta che attendere. Bari, la Puglia intera aspetta di rimpadronirsi di un luogo pregevolissimo, arricchito di una nuova, inedita interpretazione, di un bene che ne amplierà l’offerta turistica e, aspetto ancor più importante, ne contraddistinguerà la caratterizzazione culturale
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