C’è una lotteria in cui si può vincere un’opera di Picasso da un milione

di - 14 Gennaio 2026

Un Picasso da un milione di euro in palio per cento euro: non è una provocazione concettuale né una trovata da art fair ma il ritorno, anche nel 2026, di 1 Picasso for 100 Euros, la lotteria internazionale che trasforma uno dei nomi più sacri della storia dell’arte in un biglietto numerato da cento euro. Il premio? Tête de femme (1941), un’opera autentica di Pablo Picasso. Il fine? Finanziare la ricerca sull’Alzheimer.

L’idea è semplice: 120mila biglietti, ciascuno da 100 euro, e un solo vincitore, che si aggiudicherà la gouache su carta realizzata nel 1941, in uno dei momenti più cupi della storia europea. Tutti gli altri perdono ma per una buona causa. Promossa dalla Fondation Recherche Alzheimer insieme a Opera Gallery, con il sostegno della Succession Picasso e di Christie’s, l’iniziativa mira infatti a raccogliere fondi per programmi di ricerca clinica e scientifica sulle malattie neurodegenerative, in un momento in cui l’Alzheimer continua a crescere come emergenza sanitaria globale. L’estrazione è fissata per il 14 aprile 2026, nella sede parigina di Christie’s, sotto controllo ufficiale e con diretta streaming.

Olivier Picasso con Tête de femme. Photograph: Benoît Tessier/Reuters

Non è la prima volta che un Picasso diventa oggetto di una lotteria “etica”. Il format nasce nel 2013 e, nel corso degli anni, ha già permesso di raccogliere milioni di euro per cause umanitarie e scientifiche. Ma ciò che continua a colpire è il cortocircuito simbolico che l’operazione mette in scena: l’opera-feticcio per eccellenza — normalmente protetta da teche, assicurazioni e capitali a sei zeri — viene trasformata in una probabilità statistica accessibile.

In questo senso, 1 Picasso for 100 Euros si inserisce in una più ampia tradizione recente in cui l’arte viene mobilitata come dispositivo di raccolta fondi, mettendo a valore la sua capacità di attrazione simbolica. Si pensi alle aste benefiche organizzate negli anni da (RED) per la lotta all’AIDS, con opere donate da artisti e designer internazionali, o alla vendita di Game Changer di Banksy, destinata a sostenere il sistema sanitario britannico durante la pandemia. Più recentemente, Damien Hirst ha messo all’asta opere della serie Butterfly Rainbow per finanziare iniziative legate alla ricerca medica, mentre artisti come Ai Weiwei e Yoko Ono hanno più volte utilizzato opere, edizioni e progetti partecipativi per sostenere cause umanitarie, dai rifugiati ai diritti civili.

Con oltre 35 milioni di persone colpite dall’Alzheimer nel mondo e una previsione di crescita significativa nei prossimi decenni, iniziative come questa tentano di agganciare la visibilità e l’aura del patrimonio culturale a bisogni urgenti di ricerca e cura. Senza illusioni salvifiche ma con una consapevolezza chiara: l’arte, da sola, non risolve le crisi ma può attivare attenzione, smuovere risorse e chiamare alla responsabilità.

Pablo Picasso

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