Tina Cosmai Lùdica. Opera 1 Digital Art 2019
Uno spazio di coralità, scandito dalle opere di autori diversi. È la scommessa di Chorus, progetto espositivo diretto da Ilaria Centola e curato da Valerio Dehò, che ritorna dal 16 al 19 maggio al MAC – Musica Arte e Cultura di Milano con dieci artisti in un dialogo collettivo e condiviso, come da format originale, ma con una novità: sarà presentata infatti anche una nuova sezione, INSIDE CHORUS, nella quale sette artisti presenteranno ognuno un’opera singola, andando a costituire un secondo spazio di dialogo tra diverse personalità.
«Il progetto CHORUS ha le sue radici nell’attività di Milano Scultura ma si propone di allargare il proprio orizzonte ed esplorare altri territori sia per proporre personalità artistiche diverse che per favorire l’incontro con le esigenze di un pubblico richiamato dalle differenti declinazioni della produzione artistica», spiegano gli organizzatori, mettendo in evidenza la centralità del luogo, lo spazio polivalente MAC: «CHORUS nasce da alcune scelte fondamentali dei suoi ideatori. In primo luogo la definizione della sede espositiva. Il MAC, luogo consacrato alla cultura ma anche istituzione aperta all’intersecarsi dei linguaggi, si pone perfettamente in linea con quelli che sono gli intenti di CHORUS e offre l’occasione per coinvolgere 20 artisti, 20 solisti che, con i loro lavori, danno vita a un dialogo e a un confronto attraverso tecniche e linguaggi diversi come pittura, scultura e fotografia».
Inoltre, continuano, «L’idea di un’esposizione densa e articolata in un periodo di tempo breve e concentrato, quattro giorni dal 16 al 19 maggio, punta all’incisività, tende a focalizzare l’attenzione sulle proposte espositive che si confrontano e si raccontano a vicenda per lasciare un segno forte, accendere stimoli ed emozioni nel pubblico».
Le ricerche presentate attraverso le opere, dunque, sono profondamente legate alla contemporaneità, per approfondire le diverse declinazioni dei grandi temi del nostro tempo. Natura, territorio, energia diventano principi e suggestioni per le sculture di Giulia Alberti, come per quelle di Carlo Bacci, sintesi materiale del rapporto tra l’artista e il territorio di appartenenza.
Nelle opere di Grazia Gabbini l’ispirazione è sempre la natura, nella consapevolezza che tutto è transitorio, mentre la forza e la capacità evocativa della materia sono al centro dei lavori di Alessandra Cantamessa.
L’ambiente nelle sue diverse accezioni, tra poesia, politica e antropologia, si ritrova nelle sculture di Carlo Guzzi e in quelle di Pietro Panza. Così l’infinito, il cosmo e l’enigma animano le opere di Kuturi. Nell’opera di Antonio Cursano la materia cromatica si sedimenta nella fusione ceramica e possiede un’energia propria. Il progetto di Gabriello Anselmi astrae dal magma della contemporaneità, caotico e senza forma, il mondo classico come l’abbiamo idealizzato. Giacomo Bonciolini espone il risultato della sua ricerca, iniziata negli anni ‘70 con opere di derivazione dadaista e pervenuta a esiti estremamente poetici.
Altri temi fondamentali sono rappresentati dall’esplorazione della figura umana, dall’indagine e dal tentativo di svelamento dell’animo, del rapporto col tempo e la memoria. Rachele Bianchi, della quale CHORUS ospita la prima retrospettiva scultorea postuma che ripercorre le tappe significative della sua attività, ha dato forma alla materia mettendo sempre al centro la donna e le sue trasformazioni epocali.
Tina Cosmai, figura emergente della post-fotografia, scandaglia l’animo umano con i suoi affreschi fotografici. Le fotografie di Mario Flores evocano il silenzio della profondità, dello sguardo che sa andare oltre la superficie. Così la tela di Max Marra ci porta tra personaggi che si filtrano come fantasmi in un racconto tragicomico.
Accenti offre una personale visione del tempo, mentre il richiamo all’eredità della cultura artistica guida le opere di Angelo Bozzola che realizza sin dai primi anni ’50 composizioni astratto-geometriche. Anche nelle tele di Adriano Cecco la realtà viene trasformata in forme astratte ricorrendo a simboli apparentemente fantasiosi ma radicati nel mondo scientifico. Carlo D’Orta dipinge con la macchina fotografica e ricerca nella realtà delle architetture linee e prospettive che evocano l’astrazione geometrica.
La tecnologia è l’altro grande filone del contemporaneo, che ritroviamo nelle opere di Giuseppe Mestrangelo in cui “La luce tecnologica” viene sempre pensata concettualmente come elemento primario nella composizione del manufatto. Nel progetto LIFE >< LINE di Andrea Prandi, le forme pensiero prendono vita diventando delle idee che emergono dal piano della mente come corpi sinuosi che danzano alla ricerca della loro identità.
Chorus è accompagnato da momenti dedicati alle performance che diventano parte integrante del percorso espositivo al MAC di Milano e si propongono di coinvolgere attivamente il pubblico presente.
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