CIAC, SI MIRA

di - 11 Marzo 2009
Prima parliamo del museo. Non cosa è ora il Ciac, ma cosa è stato fino al suo arrivo…
Il Castello è stato di proprietà della famiglia Colonna fino al 1979, anno in cui è diventato comunale. È del novembre di quell’anno la mostra Stanze, curata da Achille Bonito Oliva. Un evento che ha segnato per diverse ragioni il panorama del contemporaneo, non solo in Italia. Lo stesso Abo ha curato altre importanti mostre nella prima metà degli anni ‘80. Sono poi seguiti anni d’incuria silente. Con i fondi giubilari si è proceduto a un massiccio restauro della struttura e dalla fine degli anni ‘90, con il contributo di Simonetta Lux, si è rafforzata la vocazione al contemporaneo, con la definizione di Ciac, Centro Internazionale per l’Arte Contemporanea.

E ora parliamo del direttore. Qual è la sua storia professionale?
Ho una formazione da restauratore; nel corso degli anni mi sono specializzato sui marmi e poi sui gessi antichi, passando per l’arco di Costantino, il museo archeologico di Salonicco, la collezione dei calchi di Villa Medici a Roma. Poi mi sono avvicinato al contemporaneo con l’incarico ricevuto dagli Archivi Emilio Greco di restaurare la collezione del maestro siciliano. Gestire il recupero di un intero atelier è cosa poco comune nel nostro campo: ciò mi ha consentito di apprendere le metodologie e le peculiarità di un artista del Novecento.

E come succede che un restauratore in carriera si va a imbarcare nell’avventura di dirigere un museo, per così dire, di “campagna”?
L’arte contemporanea è sempre stata una passione, una sorta di Wunderkammer. Amo il mio lavoro di restauro ma, come dico spesso, se l’antico mi sostenta il contemporaneo mi fa respirare. A pieni polmoni. Dopo l’esperienza degli Archivi Greco ho provato a creare un collegamento tra il mio lavoro ufficiale e il campo delle passioni, ho “aperto le stanze” e lasciato che le diverse aspirazioni e competenze si amalgamassero. C’è stata l’esperienza di Container, uno spazio a Roma che ha lavorato sulla promozione di giovani artisti, e ora il Ciac.

Tecnicamente, cos’è oggi il Ciac?

È un museo di proprietà comunale. La sua particolare collocazione urbanistica ha permesso alla gente di Genazzano di avere un rapporto non estraneo con il Castello. Infatti va attraversato per raggiungere il bosco, è quindi un luogo che tradizionalmente viene vissuto, abitato.

Cosa significa dirigere un’istituzione culturale così vicina a un polo d’attrazione come Roma? Come si fa a differenziarsi per interessare il pubblico e motivarlo a spostarsi?
Il Lazio è territorio pieno di potenzialità, molte ancora inespresse. La vicinanza con la Capitale è motivo di stimolo e arricchimento, mai di competizione. Lavoriamo semmai per creare alcuni aspetti che ci identifichino. Ad esempio, vogliamo per il Ciac una vocazione multidisciplinare, ai progetti site specific d’arte contemporanea si affiancano iniziative, non meno rilevanti, di valorizzazione della cultura locale che, per inciso, non si intende localistica né provinciale. Assumiamo il termine locale nella sua accezione più ampia e internazionale. Il Ciac s’inserisce in una struttura che ha già una sua caratterizzazione diversificata. La presenza di una fornita biblioteca e di gruppi di sperimentazione teatrale ne sono solo degli esempi. La nostra linea curatoriale è incentrata sul principio della contaminazione, della mancanza di un centro. Vogliamo lavorare affinché progetti, metodologie e fare artistico, solo apparentemente diversi, possano incontrarsi e dialogare. Tentiamo di mettere in comunicazione arte, musica, letteratura, cinema e quant’altro. È sulla qualità dei progetti che misuriamo le nostre possibilità di riuscita. Inoltre, per noi conta in modo non banale la relazione dialettica con gli artisti, che non è unicamente incentrata sul principio “della domanda e dell’offerta” ma è un valore aggiunto nel pensare e far crescere idee e percorsi artistici.

Con che budget va avanti il museo? Che entità hanno i finanziamenti e da dove arrivano?
Lavoriamo su progetti, cerchiamo di volta in volta finanziamenti. Siamo giovani da questo punto di vista e cerchiamo di inserirci nel faticoso mondo dei fondi europei. Lavoriamo per renderci appetibili anche per futuri sponsor privati, in questo caso la qualità dell’offerta e un luogo d’eccellenza sono le carte che ci giochiamo. Abbiamo realizzato un importante progetto con la società Ince Communication e Alitalia previsto per il 2009.

Avete tentato anche partnership con aziende private. Com’è andata?

Al momento stiamo facendo una ricognizione del territorio per capire il tipo di realtà produttiva dell’area per arrivare a un sostegno consistente che superi l’attenzione episodica dei privati; intanto stiamo lavorando per creare dei gemellaggi con strutture simili in altri Paesi.

Chi lavora al Ciac? Da chi è composto il suo staff?
Le persone che mi accompagnano in questa esperienza sono Piera Peri, Paola D’Andrea e Federica La Paglia, che hanno formazioni legate alla critica, alla curatela e alla gestione di spazi dedicati all’arte e alla cultura. E inoltre Aldo D’Attilia, insostituibile memoria storica del Castello.

Programma e anticipazioni?
Nel 2008 abbiamo terminato il progetto Daily life. A dicembre, sempre nell’ottica di creare commistioni fra ambiti diversi, in collaborazione con la giovane casa editrice Livello4 abbiamo proposto la trasposizione in musica de Il Ballo all’Opera, poema del ’36 di Julian Tuwim, con una lettrice d’eccezione come Anna Bonaiuto. Contestualmente abbiamo inaugurato la seconda edizione della rassegna Appunti dal titolo Memoria/Memorie, con installazioni di otto artisti italiani e internazionali: Davide Dormino, Matteo Fato, Eva Gerd, Inés Fontenla, Aino Nebel, Sabrina Nunzi, Laura Palmieri, Luana Perilli. Nella primavera del 2009 è prevista la mostra nata dal concorso per la giovane arte italiana, promosso da Alitalia, con la partecipazione di quattordici artisti tra i più significativi della scena italiana. Nell’ottica di fare del Ciac un luogo d’incontro creativo, laboratoriale, instaurando anche rapporti con Accademie, Università, scuole d’arte o design, c’è un impegno con l’Istituto Europeo del Design di Roma per realizzare nel Castello un workshop residenziale come parte integrante del corso di specializzazione in Fotografia dell’opera d’arte che lo Ied ha attivato all’inizio del 2009. Infine, con il restauratore Antonio Rava abbiamo elaborato un progetto per la realizzazione al Ciac di un laboratorio di restauro del contemporaneo, che copra le esigenze di musei e collezioni private nel recupero e manutenzione di arte contemporanea e per il quale stiamo cercando di convogliare energie diverse, pubbliche e private.

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a cura di massimiliano tonelli

*articolo pubblicato su Exibart.onpaper n. 54. Te l’eri perso? Abbonati!


CIAC – Centro Internazionale per l’Arte Contemporanea
Piazza San Nicola, 4 – 00030 Genazzano (RM)
Info: tel. +39 069579010; fax +39 0687450492; info@castello-colonna.it; www.castello-colonna.it

[exibart]

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