Classic Nudes: Pornhub lancia la sua guida NSFW ai nudi della storia dell’arte

di - 14 Luglio 2021

«Alcune persone pensano che i musei siano noiosi ma se vi dicessimo che ospitano una inestimabile collezione porno?». Lo scrive così, senza censure – d’altronde, come potrebbe fare altrimenti? – Pornhub, la piattaforma più grande al mondo di video e materiale pornografico, che ha recentemente lanciato Classic Nudes, un tour virtuale alla scoperta di «Alcune delle scene più sexy della storia, nei musei più famosi del mondo».  L’iniziativa è stata promossa in collaborazione con Officer & Gentleman, agenzia di viral advertising e brand content che con PornHub ha già lanciato diverse campagne diventate virali, per sensibilizzare su temi particolarmente sentiti, come “F*ck Your Period”, per sdoganare il sesso durante il ciclo mestruale, e “The Dirtiest Porn Ever”, un film per adulti girato su una delle spiagge più inquinate del mondo. Per ogni visualizzazione del video, Pornhub ha fatto una donazione a Ocean Polymers, un’organizzazione dedicata alla ricerca di soluzioni sostenibili per preservare l’ecosistema marino. Nel caso di “Classic Nudes”, lo scopo è quello di stimolare i 140 milioni di utenti giornalieri di Pornhub a visitare i musei o, almeno, essere un po’ più consapevoli di quello che potrebbero trovarvi dentro.

D’altra parte, non è la prima volta che Pornhub dialoga con l’arte. Nel novembre 2020, consegnò un premio alla carriera a Ilona Staller, conosciuta anche con il nome di Cicciolina ed ex moglie di Jeff Koons, a testimonianza dell’unione tra arte e pornografia. Sempre nel 2020, pubblicò sul suo sito Shakedown, un docufilm sulla scena lesbo e queer di Los Angeles, girato dall’artista Leilah Weinraub. Fu il primo contenuto non pornografico a essere ospitato su PornHub e, anche se la portata era decisamente interessante per le potenzialità concettuali e produttive offerte dal medium, per il momento è rimasto l’unico. I capolavori della storia dell’arte nella selezione Classic Nudes, infatti, non solo sono descritti con una piccante precisione anatomica per certi dettagli ma prendono anche vita, attraverso dei filmati decisamente espliciti che, grazie alle performance dell’appassionata coppia MySweetApple, interpretano – un po’ a modo loro e chiaramente a tema – le azioni e gli atteggiamenti dei soggetti ritratti. Come nel caso della Venere di Urbino di Tiziano, tra i capolavori delle Gallerie degli Uffizi, e della Maya Desnuda di Goya, nella collezione del Museo del Prado.

Non poteva mancare L’origine del Mondo, di Gustave Courbet, al Museé d’Orsay, mentre più ricercate le scelte di Adamo ed Eva di Jan Gossaert, alla National Gallery di Londra, e dell’Odalisca mora Francois Boucher, al Louvre di Parigi. Alcune opere hanno anche un commento audio, con la voce di Asa Akira, leggenda della pornografia d’autore, che si sofferma su alcuni particolari storiografici e stilistici: «La Nascita di Venere, di Sandro Botticelli, fu commissionata dal playboy del Rinascimento Lorenzo dei Medici, che aveva una collezione di dipinti di nudi talmente ampia che potresti considerarlo il primo membro premium di Pornhub». Per ogni museo c’è un percorso specifico dedicato al tema dei nudi, con le opere segnate sulla mappa e con diversi approfondimenti ma fruirne in pubblico e dal vivo forse potrebbe suscitare qualche imbarazzo ma, in fondo, che c’è di male? «Perché il porno potrà anche non essere considerato come un’arte, ma certa arte può effettivamente essere considerata porno», scrivono da Pornhub ed è difficile dargli torto.

Oltre alle sezioni dei musei, c’è poi una categoria specifica, “Altre prospettive”: «Nessun museo può ospitare tutta la diversità che si trova nel mondo dell’arte. Quindi, per darti una prospettiva più ampia, abbiamo messo insieme una selezione di capolavori di nudo provenienti da tutto il mondo che rappresentano una maggiore varietà di culture, soggetti e punti di vista non ampiamente rappresentati nell’arte occidentale». Una visione veramente progressista della museologia, che potrebbe far arrossire molti musei. E noi non possiamo che toglierci il cappello.

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