L’eros e le visioni di Michel Auder vanno in scena in un ex cinema a luci rosse di Roma per una notte

di - 19 Maggio 2025

Cinque decadi di immagini in movimento, concentrate nel corso di un tempo sospeso, da attraversare in un luogo denso di memoria. Il 21 maggio, dalle 18 fino a notte fonda, con ingresso libero, il Cinema Ambasciatori di Roma ospiterà Cinema Auder, un ritratto espanso di Michel Auder. Sarà dunque l’ultimo cinema a luci rosse italiano a proiettare ancora in pellicola, una sala rimasta intatta dagli anni Ottanta, a restituire quell’ambiguità visiva, che è anche cifra poetica, del lavoro del regista e fotografo sperimentale franco statunitense. Promosso da Associazione 910 e ALG, con il supporto dell’American Academy in Rome e della Società delle Api, curato da Luca Lo Pinto e con il coordinamento di Lorena Stamo, Cinema Auder aprirà tutte le varie porte di una lunga ricerca che attraversa i generi, le tecnologie e le convenzioni del racconto. Prevista anche la partecipazione dell’artista stesso, in una conversazione in programma per le 21:30.

Cinema Ambasciatori, ph. Giovanna Silva

Nato nel 1945 in Francia e newyorchese d’adozione, Auder è figura cult del cinema sperimentale, legato alla scia della Nouvelle Vague e alla scena artistica radicale della New York anni Settanta. L’incontro con Viva, superstar warholiana e sua prima moglie, lo proietta nel cuore della Factory. In questo contesto acquista una delle prime videocamere portatili in commercio. Da lì comincia un flusso ininterrotto di riprese intime, diaristiche, frammentarie, che includono volti di amici e compagne d’arte come Alice Neel, Annie Sprinkle, David Hammons, Larry Rivers, Gary Indiana e Cindy Sherman, sua seconda moglie.

Mysterious Interlude – Paul McMahon and Cindy Sherman

I suoi film, da Keeping Busy (1969) a Cleopatra (1970), fino ai lavori più recenti girati con il cellulare, rifuggono ogni linearità narrativa, preferendo una struttura fatta di appunti visivi, attimi sospesi, scorci di vita catturati con sguardo febbrile e ravvicinato.

Chronicles Family Diaries

«Non può esistere un artista del cinema o del video senza voyeurismo», spiega Auder. «Vedo gli sguardi, le persone, ecc. attraverso le finestre, le tende, le porte, gli schermi televisivi…Mi piace essere vicino, molto vicino. Raggiungo un’intimità immediata con i miei “soggetti”. Non mi fissano con facce serie (o sospettose): ridono, comunicano, giocano. Questa “malattia”, questo voyeurismo mi permette di vedere tutto, di cogliere piccoli dettagli invisibili ma essenziali, come un ciuffo d’erba sul bordo di un tetto, che trema durante un temporale invernale, invisibile e insignificante per tutti, forse per il mondo intero – ma non per me; per me è di importanza monumentale».

Narcotica

È dunque un voyeurismo senza morbosità, uno sguardo che scivola tra i bordi delle cose per accendere una luce preziosa su quei piccoli eventi marginali che diventano epifania privata e monumentale.

Do you love me

La scelta del Cinema Ambasciatori, che a Roma custodisce un passato di “proiezioni” erotiche e promiscuità visive, rappresenta un omaggio simbolico ma anche concettuale, per riflettere sulle ossessioni di Michel Auder per l’intimità, il desiderio, la fisicità dello sguardo. Lì dove un tempo scorrevano pellicole di corpi e fantasie, oggi scorrono i volti e i gesti quotidiani ripresi da Auder, meno spettacolari ma sempre intensi.

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