FIGLI DI PUTIN

di - 27 Ottobre 2010
Dopo il crollo dell’ideologia sovietica esiste ancora
un’idea di avanguardia nell’arte contemporanea russa?

Esiste una ricerca del nuovo, di forme espressive
originali, che passa anche attraverso una riflessione su ciò che è stata e ciò
che può essere oggi l’avanguardia. Si tratta di una nozione di avanguardia non
radicale come in passato, ma mediata da condizioni storiche molto differenti e
da un approccio concettuale, che prende in esame le condizioni di esistenza
dell’opera in rapporto al contesto.

Pensando, ad esempio, al rapporto tra le icone e l’arte
rinascimentale messo in evidenza da Florenskij, oppure al passaggio
dall’avanguardia al Realismo socialista, nella giovane arte c’è un’idea di
netta rottura con il passato o una sorta di continuità?

C’è senz’altro uno sguardo rivolto al passato, ma privo di
melanconia, e caratterizzato piuttosto dalla ricerca di progetti sospesi ma
ancora validi. Il titolo Modernikon allude specificamente a questa dialettica tra passato e
presente, perché ciò che si cerca di recuperare dell’eredità modernista è anche
il suo programma di rinnovamento sociale ed estetico.


Che misura ha, nei lavori selezionati in mostra da te e
Bonami, il rapporto storia e presente, nostalgia e al tempo stesso riscatto?

L’esperienza sovietica è ancora una fonte primaria di
immagini e situazioni, ma ciò che emerge in modo significativo è l’analisi di
una transizione, di processi di cambiamento che non sembrano ancora risolti, ma
che mettono in gioco le idee precedenti con quelle correnti, la cui forma
ancora in divenire è la vera protagonista.

Alle ultime Biennali si sono notati lavori di artisti
russi realizzati su grande scala e formati, immagini a tratti aggressive e
spettacolari. Al di là – per certi versi – dei riflessi del trionfo politico e
glamour di Putin, quali sono gli altri strumenti e i mezzi espressivi impiegati
dagli artisti?

Proprio per reazione a una certa idea di arte spettacolare
gonfiata da un giovane eppur floridissimo mercato dell’arte, molti artisti
perseguono una strategia di sobrietà ed essenzialità. In Modernikon non si trova ad esempio molta
pittura figurativa, che invece sembra andare per la maggiore in Russia, ma
video, scultura, fotografia e installazioni. Opere che non funzionano in senso
celebrativo rispetto alla realtà, ma ne offrono una rigorosa analisi critica.


L’apertura di centri d’arte e numerose gallerie (si
pensi al caso di Dasha Zhukova, nota soprattutto come fidanzata del magnate
Abramovich), in che modo incide sulla ricerca e sulla definizione di un’arte –
per così dire – russa?

La nascita di un sistema dell’arte contemporanea è una
delle più grandi novità degli ultimi anni, e ha certo una grande influenza
sulla pratica artistica, perché investe l’opera di un valore economico e
simbolico prima sconosciuti. La dimensione istituzionale, che in passato si
identificava con la politica, oppure – nel caso dell’arte non-conformista – era
il prodotto stesso della pratica artistica, è oggi uno dei fattori in gioco
rispetto al quale gli artisti iniziano a ragionare. Ma non direi che esista
ancora qualcosa di paragonabile alla critica istituzionale.

Il sempre più frequente interesse occidentale su
fenomeni culturali russi – è il caso di Modernikon
– ha delle influenze
nell’elaborazione artistica in termini di individualismo capitalistico?

Non ritengo che l’attenzione internazionale abbia una
particolare influenza sulla produzione artistica corrente in Russia, che trova
al proprio interno le questioni più critiche da affrontare. Certo gli artisti
sono più di frequente in contatto con i propri colleghi all’estero, soprattutto
nel contesto della rassegne internazionali, offrendo così loro importanti
occasioni di confronto. Uno dei temi centrali della mostra, ossia la
riflessione sul concetto di Modernismo, è del resto ricorrente nella produzione
e critica anche occidentale, benché declinato nelle specificità della Russia di
oggi.

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Modernikon.
Arte contemporanea dalla Russia

a cura di Francesco Bonami e Irene Calderoni

Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

Via Modane, 16
(Borgo San Paolo) – 10141 Torino

Orario: da
martedì a domenica ore 14-20; giovedì ore 14-23

Ingresso:
intero € 5; ridotto € 3; gratuito il giovedì ore 20-23

Info: tel. +39
0113797600; fax +39 01119831601;
info@fondsrr.org; www.fondsrr.org

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