Fotografando il lavoro

di - 26 Ottobre 2017
Un atteso ritorno. Parliamo di FOTO/INDUSTRIA, la biennale dedicata alla fotografia industriale che la Fondazione MAST promuove a Bologna dal 2013. E se formula vincente non si cambia, anche per questa terza edizione il capoluogo emiliano accoglie la manifestazione in un percorso espositivo unico, nella suggestione degli scenari offerti dagli splendidi palazzi del suo centro. Quattordici le mostre in programma, accompagnate da un ricco programma di eventi e visite guidate. Alla guida della kermesse fin dalla sua prima edizione, François Hébel ha tessuto con maestria un racconto empatico e avvincente rendendo quest’argomento, solitamente riservato a una nicchia di pochi intenditori, un percorso fruibile e capace di raccogliere consensi anche da un pubblico vasto. Hébel ci accompagna in una riflessione che ruota attorno ai concetti di identità e illusione, declinati nell’analisi del lavoro autoriale – che emerge nonostante il rigore delle tematiche affrontate – e nelle potenzialità descrittive del mezzo fotografico, perennemente in bilico tra atto di cronaca e azione ingannevole. E partendo dal concetto di identità dell’autore, un ruolo di particolare rilievo è assegnato a Josef Koudelka, le cui opere sono allestite al Museo Civico Archeologico, tappa tra le più belle di questo percorso delineato da Hébel.

THOMAS RUFF PHG.09_II, 2014 DALLA SERIE FOTOGRAMMI © THOMAS RUFF, BY SIAE 2017 COURTESY OF THE ARTIST AND LIA RUMMA GALLERY 

Quaranta immagini di più di tre metri di larghezza, impongono al nostro sguardo la brutalità dell’azione umana sul paesaggio naturale, le modifiche e gli abusi perpetuati e subiti dal territorio; immagini che si costituiscono come atti di severa denuncia ma esposta con il lirismo e la poeticità che da sempre contraddistinguono la visione del fotografo ceco. Casa Saraceni, sede della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, accoglie la retrospettiva dedicata ad Alexander Rodchenko, curata da Hébel e da Olga Sviblova, che ci riporta agli albori della modernità e alle asprezze dell’industria nella Russia bolscevica. “Fotografando il mondo della produzione – scrive Sviblova – Rodchenko sviluppò un approccio estetico molto peculiare. Scorci inattesi e composizioni diagonali conferivano dinamismo all’inquadratura, permettendo all’immagine statica di esprimere la rapidità e la stupefacente bellezza del movimento ritmico”. La sede dell’altra grande Fondazione bancaria presente in città, la Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, invece ospita gli intensi ritratti di Lee Friedlander, fotografo americano tra i più influenti della sua generazione. Connazionale di Friedlander, Mitch Epstein è in mostra alla Pinacoteca Nazionale dove presenta la serie “American Power”: dal 2003 Epstein documenta e denuncia i danni arrecati alla città di Cheshire (Ohio) dalle attività dell’American Eletric Power Company: un punto di partenza per una ricerca sui danni irreparabili che la produzione energetica ha arrecato al paesaggio americano. Ma il rapporto uomo/industria, colto nella sua complessità, è declinato in una moltitudine di indagini che arricchiscono questa biennale di più punti di vista e strumenti di riflessioni.

VINCENT FOURNIER ERGOL #12, CAMERA BIANCA S1B, ARIANESPACE, CENTRE SPATIAL GUYANAIS [CGS], KOUROU, GUYANA FRANCESE, 2011 © VINCENT FOURNIER

Un cambiamento di registro rispetto a Epstein, Firedlander e Koudelka si rivela chiaro in Vincent Fournier, esposto al MAMbo, che ci mostra il lato accattivante dell’evoluzione tecnologica, concentrandosi sui centri di ricerca spaziale, tra sogni d’infanzia e speranza per l’umanità, in un cortocircuito di riferimenti ironici tra realtà e gioco, tra colori pop e strumentazioni scientifiche; una riflessione, quella sul progresso tecnologico, che è anche presente nel lavoro di Mårten  Langen al Teatro San Leonardo, in bilico tra minacce e promesse per la specie umana. E poi ancora in città sono presenti Mathieu Bernard-Reymond allo Spazio Carbonesi, Yukichi Watabe al Museo di Palazzo Poggi, Joan Fontcuberta a Palazzo Boncompagni (luogo aperto per l’occasione), John Myers al Museo Internazionale e Biblioteca della Musica. E non si può non dedicare una particolare attenzione ai tre italiani in mostra a partire da Mimmo Jodice che espone nella centralissimo complesso di S. Maria della Vita. Hebél ha deciso di raccontare “Gli anni militanti” del fotografo napoletano, facendo luce su un aspetto meno conosciuto del suo lavoro, quello che è stato il suo impegno politico al servizio della stampa attivista di sinistra. In queste sue immagini Jodice ci racconta lo sfruttamento del lavoro minorile, una prassi in un passato ancora così recente  per l’Italia, un dolore e una condizione di disagio che si traduce nella rassegnazione dello sguardo di una bambina a cui sembra negata ogni possibilità di riscatto. A Palazzo Pepoli Campogrande, troviamo forse il più giovane autore presente in questa edizione di FOTO/INDUSTRIA, il toscano Michele Borzoni, classe 1979. Il suo “Forza lavoro” è un documentario sull’Italia d’oggi e sulla crisi che attanaglia da dieci anni la nostra economia: una situazione di stasi e depressione che sta portando verso cambiamenti dello stile di vita italiano, tra precarietà strutturale e standardizzazione della produzione e dei servizi, che allineano il nostro Paese ai parametri dell’economia globale.
MIMMO JODICE, NAPOLI, 1973 © MIMMO JODICE
E infine all’Ex Ospedale dei Bastardini, Carlo Valsecchi presenta “Sviluppare il Futuro”, progetto a cura di Urs Stahel, in cui immortala lo stabilimento che la Philip Morris ha aperto da qualche anno alle porte di Bologna e che sta producendo cambianti positivi nell’economia cittadina. Sempre a cura di Stahel è la mostra con cui termina – o inizia a seconda delle letture – questo percorso, la monografica di Thomas Ruff allestita negli spazi della MAST.Gallery. E qui non troviamo solo fotografia. Questa terza edizione di FOTO/INDUSTRIA sarà ricordata anche per la presentazione di REACH, il nuovo lavoro di Anish Kapoor che incrementa le Collezioni d’arte della Fondazione MAST: un grande arco di acciaio inossidabile, posizionato sulla rampa di accesso agli spazi espositivi della Fondazione MAST, ci invita con la sua superficie specchiante a una riflessione sull’alternanza tra vuoto e pieno, tra concavo e convesso, tra ciò che è reale e ciò che è ideale nella nostra percezione. Uno status di alterazione visiva in cui ancora una volta, Kapoor si rivela una grande e abile maestro.
Leonardo Regano

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