Georges Simenon, il romanziere in viaggio: la mostra a Bologna

di - 19 Febbraio 2025

Jean du Perry, Gom Gut, Christian Brulls, Georges Martin-Georges, Georges Sim. Molte firme, dietro le quali si nasconde un unico, grande autore: Georges Simenon, maestro del mestiere della scrittura. Acuto e disincantato conoscitore della psiche umana, viaggiatore delle storie e delle parole, alla ricerca della cifra di mistero insita nelle cose quotidiane, tra città, fiumi, continenti e mondi narrativi, alla sua vita e alle sue opere la Cineteca di Bologna dedica una mostra, allestita negli spazi della Galleria Modernissimo.

Romanzo popolare Katia Acrobate, firmato “Georges Sim”, edito da Fayard nel 1931. Nel corso del suo apprendistato letterario Simenon utilizzò più di trenta pseudonimi. Coll. John Simenon

Otto viaggi di Georges Simenon: la mostra a Bologna

Intitolata Otto viaggi di un romanziere e visitabile dal 10 aprile 2025 all’8 febbraio 2026, a cura di Gian Luca Farinelli e John Simenon – figlio di Georges e Denyse Ouimet, la sua seconda moglie –, la mostra di Bologna segue le orme dello scrittore, a partire dalla natia Liegi, in Belgio, fino alla Parigi cosmopolita degli anni Venti, passando per gli Stati Uniti, la Svizzera e l’Italia. Si va dal giovane giornalista che firmava le su opere d’esordio con fantasiosi pseudonimi, fino al romanziere affermato, autore di centinaia di storie e del fortunatissimo ciclo del commissario Maigret, modello di riferimento per lo sviluppo di un nuovo genere letterario, che negli Stati Uniti sarebbe diventato il cosiddetto hard-boiled di Raymond Chandler e Dashiell Hammett.

Georges Simenon vestito da tamburino per uno spettacolo della scuola elementare Saint-André. Liegi, 1914 ca. / Coll. John Simenon. © Simenon

«Non si tratterà, solamente, di un viaggio attraverso lo spazio e i luoghi attraversati dalla narrazione – raccontano i curatori – ma di un viaggio attraverso il tempo, dalla fine dell’Ottocento al Novecento. In questo viaggio attraverso le società e i loro mutamenti, ci saranno alcuni punti di riferimento, che fungeranno da guida per il racconto».

Ad accompagnare questo percorso, i personaggi chiave della vita dello scrittore belga: la prima moglie Tigy, il direttore della Gazette de Liège, gli intellettuali e artisti che lo influenzarono, come André Gide, Jean Vigo, Federico Fellini, conosciuto nel 1960 al Festival di Cannes e con il quale sarebbe nata una lunga amicizia, e la magnetica figura della cantante Joséphine Baker, icona della Parigi anni Venti, che segnò profondamente il suo immaginario.

Scatto realizzato da Simenon dalla serie realizzata sulla spiaggia di Odessa. Una selezione di queste fotografie farà da corredo al reportage di viaggio Popoli che hanno fame (1934) URSS, giugno 1933 / Fonds Simenon. © Simenon

Fotografie, manoscritti e oggetti del rituale

«La mostra, in particolare, approfondirà la parte più affascinante e creativa del viaggio di Simenon – proseguono i curatori –, gli anni tra il 1903 e il 1936, quelli della formazione, dell’esordio, fino al suo diventare scrittore professionista, autore dei grandi “romanzi duri” e alla nascita di Maigret. Il tutto con la particolare attenzione a non cancellare quell’aura misteriosa che contraddistingue l’universo simenoniano, senza cedere alla tentazione di raccontare un semplice susseguirsi di eventi perdendo di vista la complessità della vicenda umana e professionale».

Simenon e la pioniera della fotografia d’avanguardia Germaine Krull, a bordo dell’Ostrogoth. Insieme realizzarono il primo romanzo poliziesco illustrato La Folle d’Itteville, con 104 fotografie a corredo del testo. 1931 / Coll. John Simenon. © Simenon

L’esposizione sarà scandita da materiali spesso inediti, provenienti da oltre dieci archivi pubblici e privati: manoscritti, dattiloscritti, lettere scambiate con figure di spicco della cultura del Novecento, come Gallimard, Mondadori, Calasso, Renoir, Truffaut e Tavernier. Immancabili le pipe, le matite, i calendari su cui annotava le sue impressionanti tabelle di lavoro e tutti gli atri oggetti e gli strumenti del famoso rituale di scrittura che, per Simenon, era costituito da quattro tappe: ambientamento, della durata di tre giorni, durante il quale l’autore entrava nello “stato di trance del romanzo”; ricapitolazione, due giorni in cui Simenon sceglieva i nomi dei personaggi e raggruppava le informazioni utili per la stesura della storia, che poi archiviava nelle iconiche “buste gialle”; redazione, rigorosamente dalle sei e mezzo alle nove del mattino, in studio, scrivendo un capitolo al giorno; revisione, per una rifinitura stilistica, senza alterare la struttura del racconto.

Scatto realizzato da Simenon nel corso del suo viaggio attraverso i canali di Francia. Primavera 1928 / Fonds Simenon. © Simenon

Un posto di rilievo avranno le fotografie, parte fondamentale della sua ricerca visiva e letteraria. Scatti realizzati dallo stesso Simenon durante i suoi reportage tra Europa e Africa negli anni Trenta, insieme agli album privati della moglie Tigy, offriranno uno sguardo intimo e documentaristico sulla sua epoca.

Dall’album di Régine Renchon (Tigy). Gli anni parigini: Simenon con Tigy e Josephine Baker nel locale ‘Chez Josephine’. Parigi, 1926 ca./ Coll. Diane Simenon. © Simenon.

Un anniversario speciale

L’inaugurazione della mostra coincide con un anniversario significativo: quarant’anni fa, nel 1985, Adelphi pubblicava Lettera a mia madre, primo volume dell’autore in Italia. Una ricorrenza che testimonia il legame duraturo tra Simenon e il pubblico italiano, che ha sempre trovato nelle sue pagine un universo di inquietudini, fughe e identità sfuggenti. Un viaggio senza meta definitiva, se non l’esperienza in sé, proprio come quello di Simenon.

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