Giù la maschera dai monumenti: reazioni all’azione diffusa di Michele Tombolini

di - 21 Ottobre 2021

Si chiama Michele Tombolini l’ideatore dell’azione che ha fatto muovere i militanti di EXTINCTION REBELLION (XR) – già impegnati in azioni di protesta in tutto il mondo – in modo capillare in tutta Italia. Più o meno verso le 3, nella notte tra lunedì 18 e martedì 19 ottobre, in decine di città italiane il capo di diversi monumenti è stato coperto da grossi teschi in cartapesta sovrastati da fronde e con una grossa x sulla bocca. L’azione ci era già stata preannunciata nei giorni scorsi dallo stesso artista, anche se non conoscevamo portata e modalità dell’intervento. Martedì mattina però, dopo una colazione di lavoro in campo Santo Stefano, ci siamo diretti verso il nostro studio di Murano è lungo il percorso l’azione si è svelata, grazie all’evidente simbologia usata dall’artista già in altre occasioni.

Abbiamo chiamato, incontrato e fotografato Michele Tombolini mentre osservava insieme a noi i Vigili del Fuoco liberare il capo di una delle statue coinvolte, preoccupato che potessero non usare le stesse precauzioni che erano state raccomandate a XR nel compiere l’azione. Ci siamo confrontati con Tombolini sui motivi della sua azione, mentre i passanti applaudivano i vigili per aver riportato le insigni statue alla normalità, interrogandosi su chi potesse aver ideato un’azione del genere.

«Con l’installazione The voice OFF the Planet affronto per la prima volta la questione ambientale con lo scopo di incoraggiare una presa di responsabilità in merito a tutto ciò che riguarda l’inquinamento, la crisi climatica e la sesta estinzione di massa – quel disastro che ormai tutti iniziamo ad avere sotto gli occhi». L’azione è stata progettata da mesi, è stato fatto anche un tutorial sul come installare le teste in cartapesta senza danneggiare i monumento. Tutto è filato liscio, soltanto a Firenze un gruppo è stato fermato e ostacolato nella notte. Come con Banksy, quando è stata apposta la X sulla bocca del Naufrago bambino, anche in questo caso il gesto è stato preceduto da una fase di studio che permettesse di non compromettere l’opera esistente.

Ci è stato chiesto di non svelare anticipatamente l’identità dell’artista e di attendere la dichiarazione di titolarità dell’installazione prima di pubblicare qualsiasi notizia certa e così abbiamo fatto. Tra il gesto e la sua rivendicazione abbiamo assistito, osservato e analizzato la ricaduta pubblica di questa azione.

Se a Milano la cosa sembra non aver suscitato grande scalpore e a Bologna, Roma, Torino, Palermo, Padova e Verona le opinioni sono state contrastanti, a Napoli, sfogliando il profilo Facebook dell’artista Maya Pacifico, la cosa sembra aver prevalentemente divertito o essere stata addirittura valorizzata, almeno dalle persone che hanno commentato il suo post. Qui a Venezia, invece, la cosa sembra essere stata presa con uno spirito assolutamente diverso. Dalla pagina Facebook “Venezia NON è Disneyland”, centinaia di commenti inneggiavano alla gogna o attribuivano l’azione ai NO GREENPASS e solo pochi hanno ricondotto il progetto a motivazioni di carattere ambientale.

Sembra che proprio nella sua città di origine, Tombolini, che è nato e cresciuto nella Baia del Re, ex zona di Cannaregio, a forte vocazione popolare, abbia incontrato le maggiori critiche. Un esponente comunale della Lega lo ha etichettato come un «Cretino» e ha annunciato l’intenzione di acquisire la registrazione delle telecamere per consegnare alla giustizia gli autori della bravata, anche se era piuttosto evidente che gesti del genere non attendono a lungo una rivendicazione. C’è chi ha evidenziato il vilipendio alla memoria di Paolo Sarpi, come se quel teschio fosse più oltraggioso del guano di piccione.

Interessante sarebbe aprire una riflessione sul concetto di monumento, sulle sue funzioni, sul fatto che una statua in pietra o in bronzo, più o meno equestre, possa essere considerata opera, memoria, testimonianza o se c’è bisogno di qualcosa di più. Ma questa è un’altra storia. La perla più preziosa raccolta dai social, e che esprime pienamente la nostra posizione a riguardo, è quella postata sempre su Facebook da John Casabase, cronista radiofonico di Radio Base e videomaker, che sintetizza il fenomeno così:

«GIURO. Stamattina Paolo Sarpi a Santa Fosca si è svegliato con una maschera posticcia, sul cui significato le migliori menti di Facebook si stanno interrogando; si dice che oltre che a Venezia vi siano stati episodi similari in altre rispettabili città – Firenze, Napoli, Roma? – e che anche colà le migliori intelligenze siano rimaste impietrite di fronte allo sfregio. Giuro. Scandalizzati. Un distinto fan della legalità ha invocato “idranti e manganelli, se ne avanzano tornando da Trieste” [Epatè le patatrac]».

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