I Motus nella Tempesta

di - 20 Giugno 2013

È uno dei veri gruppi autenticamente internazionali del teatro italiano. Nato all’inizio degli anni Novanta, precisamente nel 1991 a Rimini, Motus e le sue vicende si sono intrecciati sempre con le storie dei suoi fondatori, Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, che si incontrano a Urbino (dove conseguono la laurea, rispettivamente in Storia Economica e in Sociologia), all’interno del gruppo teatrale universitario Atarassia e in E.A.S.T. (European Associations of Students of Theatre). Fin dall’inizio in Motus sono coinvolte  diverse esperienze artistiche: attori, musicisti, disegnatori e scultori, nel segno preciso della contaminazione.
I tratti distintivi del gruppo sono quelli di una ricerca radicale, mai banale e mai fine a se stessa, e una spiccata indipendenza, quasi una forma allergica, dalle istituzioni in quanto tali. Un atteggiamento che li ha portati a creare in molte parti del mondo, spesso dopo lunghi periodi in residenza, come quelli che hanno condotto dal 2007 alla realizzazione del progetto X (ICS) Racconti crudeli della giovinezza, costruito fra gli anonimi centri commerciali della bassa Romagna, Valance nel sud della Spagna, Halle Neustadt nella ex-DDR e alcuni quartieri napoletani “difficili”; o quelli relativi al Progetto Antigone, articolato dal 2009 al 2011 in tre “contest” (Let the sunshine in, Iovadovia, Too late) e uno spettacolo finale, Alexis. Una tragedia greca, coprodotti con una lunga serie di importanti istituzioni italiane ed europee.

L’ultima testimonianza di questa crescente affermazione internazionale è il processo artistico che ha portato il gruppo verso il debutto di Nella tempesta. Uno spettacolo che prende le mosse dallo Shakespeare più visionario per raccontare – come nello stile di Motus – il nostro presente attraverso i suoi simboli. La prima uscita è stata in Canada, al FestivalTransAmériques di Montrèal alla fine di maggio, mentre da noi il debutto è stasera, con replica domani, 21 giugno, alle Fonderie Limone di Moncalieri (Torino) per il Festival delle Colline Torinesi, mentre altre date sono in programma il 26 e 27 giugno al Festival Drodesera di Dro e il 4 agosto al 42° Festival internazionale del teatro della Biennale di Venezia, durante il quale il gruppo terrà anche un laboratorio con attori provenienti da vari Paesi. La tournée in Francia e nel resto d’Europa partirà invece in autunno.
«Un progetto per noi è sempre l’evoluzione del precedente», spiega Daniela Nicolò. I lavori ci lasciano sempre domande aperte, che rappresentano per noi il tentativo di andare più a fondo». I progetti precedenti, in questo caso, sono da una parte lo spettacolo Alexis. Una tragedia greca, che dopo i tre “contest” – che vanno considerati, per il loro valore estetico, altrettante vere produzioni in sé – ha messo in scena il dramma della crisi economica che ha sconvolto la Grecia e gli scontri di piazza che hanno portato all’uccisione di un giovane di appena 15 anni, e da un altro lato lo strepitoso incontro scenico in The plot is the revolution tra Silvia Calderoni (sensibilissima ed emozionante giovane attrice che da alcuni anni ha legato il suo destino artistico a quello di Motus) e Judith Malina, fondatrice del Living Theatre.

«È la prima volta che entriamo in un testo come La tempesta – spiega ancora Nicolò – e lo facciamo sempre a modo nostro, quindi non attraverso il mettere in scena, ma cercando elementi di universalità, domande, questioni aperte. Shakespeare, d’altra parte, è stato un preveggente nel colpire nel segno». Motus, dunque, è arrivato a La tempesta con le domande aperte di Alexis: che fare del/nel futuro? Possibili risposte il gruppo le ha trovate anche oltre Shakespeare, in autori che, negli anni, hanno influito sul percorso artistico: da Philip Dick a Huxley, da Ballard a Don De Lillo, scrittori che hanno regalato alla letteratura appunto visioni di futuro.
«Il controllo capillare degli individui, sottile, invisibile, ma potentissimo, è diventato per noi una precisa linea di ricerca. Così siamo andati a indagare le relazioni di potere che si creano. Ci siamo anche messi in contatto con chi tenta di sfuggire alla sorveglianza: i giovani attivisti, gli amici della Primavera araba, gli artisti che occupano i teatri – un segnale di resistenza enorme, questo, pur con i tanti segni di contraddizione – abbiamo insomma cercato figure forti di resistenza e Judith Malina con il suo Living Theatre è un esempio di isola (analogia con Shakespeare) dove vive una comunità anarchica felice. Tutto il materiale entra nella drammaturgia».

Lo spettacolo nasce, come sempre nello stile inconfondibile di Motus, da scavi e approfondimenti, ma pure da un’esperienza diretta. «Eravamo a New York durante l’uragano Sandy, è stato scioccante assistere alla trasformazione di una città e bellissimo vedere come i cittadini si sono auto organizzati in forme di solidarietà eccezionale». Insomma, per Motus tanti sono stati i segnali per entrare Nella tempesta, il cui “occhio” sarà la riflessione sull’essere dentro una situazione estrema e cercare quali sono le possibilità di uscirne. Perché – dicono – le tempeste vanno provocate per cambiare le cose. «Nella messinscena – conclude Daniela Nicolò – non riproduciamo mai il già fatto. Lavoriamo sull’immagine, sulla composizione, mantenendo l’aspetto misterico del teatro, cercando l’arte e non la politica, che non ci interessa».

NELLA TEMPESTA (animalepolitico project)
Ideazione e regia: Enrico Casagrande e Daniela Nicolò.  Con: Silvia Calderoni, Glen Çaçi, Ilenia Caleo, Fortunato Leccese, Paola Stella Minni. Produzione: Motus, in coproduzione con FTA Festival TransAmériques (Montréal), Parc de la Villette (Parigi), Kunstencentrum Vooruit (Gent), La Comédie de Reims, Théâtre National de Bretagne (Rennes), La Filature Scène Nationale (Mulhouse), Festival delle Colline Torinesi, Centrale Fies Drodesera Festival, Associazione Culturale dello Scompiglio, L’Arboreto-Teatro Dimora

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