Il Giardino Acquatico di Aljoscha da Made in Cloister, a Napoli

di - 19 Aprile 2023

Aljoscha è lì che ci accoglie, con i suoi lunghi capelli color grano, i grandi occhiali e una tuta argento in stile Buck Rogers. Una guida intergalattica pronta a lanciarci in un viaggio spaziale di speranza, commozione e tanta ironia. La sua postura disinvolta e sorridente tra le colonne in pietra addolcisce la vibrazione, austera e metafisica, che solitamente lo splendido chiostro di Santa Caterina a Formiello promana. “Composing Bioethical Choices”, progetto espositivo presentato dalla Fondazione Made in Cloister in collaborazione con la Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, si mostra come un vero e proprio ecosistema indipendente, concettuale ed emozionale. Acrilico, plastica, fibra di vetro, lavori utilizzati in vari interventi pubblici ma anche documentazioni fotografiche di scuole, chiese, piazze, sale e stanze, attraversati dalle opere di Aljoscha.

L’artista, nato Oleksii Potupin, 48 anni fa, a Hluchiv, antica cittadina del sud dell’Ucraina, durante i primi mesi del conflitto russo-ucraino ha attraversato il proprio Paese a bordo di un’auto sgangherata in un viaggio avventuroso, tra interminabili check-point e perquisizioni, tra diffidenza e curiosità. L’idea era quella di portare testimonianza ma anche un po’ di conforto e distrazione con la propria arte alla popolazione ucraina depressa non solo dalla brutalità della guerra ma anche costretta a una “dittatura” militare di fatto delle élite politiche del proprio Paese, in cui ogni voce di dissenso e di pace incondizionata, come quella dell’artista, è stata zittita.

Cresciuto con la pittura alla Kunstakademie Düsseldorf e alla Academy of Fine Arts di Salisburgo, il percorso di Aljoscha è andato negli anni oltre il gesto pittorico, oltre il colore sulle superfici, alla volta di un stile e di una visione pulsante, fluida, alla ricerca di una personalissima arte in e di movimento.

Luoghi dotati di magnificenza, come la chiesa gotica di St. Petri di Dortmund, la maison de plaisance di Palazzo Benrath a Düsseldorf, il Museo di arte contemporanea Erarta di San Pietroburgo, il Kupferstichkabinett di Berlino e il Museo statale di arte contemporanea di Salonicco. Ma anche tanti spazi “anonimi”, come sale, stanze e corridoi, che si lasciano maggiormente segnare, tracciare ancor di più dalle immaginazioni visive dell’artista ucraino, perché vissuti e agiti quotidianamente.

Aljoscha, Composing Bioethical Choices, Made in Cloister, Napoli 2023

Anche qui, tra archi e pilastri, tra gli affreschi che resistono al tempo e i brevi e silenti camminamenti, la sua opera, liquefatta e legamentosa, sembra sfumare ogni rigida definizione, ogni strato archeologico, storico e cromatico dell’austero chiostro cinquecentesco.

Se la sua filosofia di vita spinge infatti verso «La totale liberazione dalla sofferenza di ogni tipo e la conseguente creazione di una specie umana completamente nuova», il suo modello è quello del bioismo e del biofuturismo. Un’idea utopica di convivenza in cui ogni forma, ogni elemento che oggi è inanimato, materico e funzionale assume una vita e una direzione consapevole. «In futuro, sulla scia di una rivoluzione biologica, useremo mobili viventi, abiteremo in case viventi e viaggeremo nello spazio usando stazioni viventi». Così le propaggini aeree e liquide di Aljoscha sono un assaggio del futuro, perché aiutano a disvelare quel flusso antropico connettivo, quel pulviscolo emozionale in fondo presente nel nostro tessuto sociale, ma pur sempre invisibile, e in certi momenti di crisi e disperazione, flebile fino all’inconsistenza.

Aljoscha, Composing Bioethical Choices, Made in Cloister, Napoli 2023

Un sistema circolatorio universale, che comunica e trasporta attraverso tutti noi, inspiratori e espiratori, un ossigeno che naviga sotto forma di messaggi, desideri, sensazioni, idee, sogni e che Aljoscha ci chiede di soffiare ogni giorno con le nostre azioni e le nostre emozioni.

E l’artista ucraino, con il suo sguardo, il suo portamento gentile ma assertivo, ci invita dunque a compiere un passaggio, un cambio di stato, una separazione dal noi stessi quotidiano e imprigionato in sedi e pratiche ripetitive e sterili. Entrare in comunicazione con la sua opera significa perciò stabilire un contatto con chi ci sta attorno, a fianco, nella nostra memoria o nel nostro cuore. Qualcosa di sconosciuto e anche rischioso. “Composing Bioethical Choices” non si lascia dunque guardare ma ci chiede di immergerci, di cogliere in maniera divergente le dimensioni emozionali che attraversiamo troppe volte con indifferenza o insensibilità. E lo fa con la delicatezza, con l’elegante e apparente fragilità di un mondo acquatico e sargasso in stile Arzach di Moebius, tanto sottile ma potenzialmente capace di (ri)conquistare qualunque spicchio di questo mondo, se soltanto volesse.

Aljoscha, Composing Bioethical Choices, Made in Cloister, Napoli 2023

Attraverso la forza vitale, espansiva e connettiva, ma soprattutto armoniosa di una natura primitiva e amniotica Aljoscha, sorridendo, ci suggerisce questo. Di riscoprire il gesto profondo e ancestrale dell’immersione. Necessario per ricordarsi da dove veniamo e per capire dove andremo.

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