Il ritratto all’epoca | del Führer

di - 8 Ottobre 2014
A dieci anni di distanza dalla mostra romana “Ritratti. Fotografie di August Sander”, che presentava ai Musei Capitolini una selezione dei progetti “Menschen des 20. Jahrhunderts” (Uomini del XX secolo) e “Antlitz der Zeit” (Il volto del tempo) del fotografo tedesco, l’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo – sempre nel circuito di FotoGrafia – Festival Internazionale di Roma che dedica la sua XIII edizione al tema del ritratto – ospita la mostra fotografica “August Sander – Helmar Lerski” (fino al 7 novembre)
Un percorso parallelo che è anche il primo appuntamento della rassegna sull’evoluzione della fotografia tedesca dagli anni ‘20 e poi 30 ad oggi incentrata sul dialogo/contrasto tra due fotografi coevi.  In questa occasione vengono proposte una trentina di immagini del grande interprete della ritrattistica del secolo scorso – August Sander, nato a Herdorf nel 1876, visse a Colonia dove morì nel 1964 – insieme alle foto del progetto Trasformazioni attraverso la luce (1936) di Helmar Lerski (Israel Schmucklerski, Strasburgo 1871- Zurigo 1956), mostrate per la prima volta in Italia.
«Per la sua radicalità e compattezza l’opera di Helmar Lerski è unica nella storia della fotografia del primo Novecento», scrive la critica fotografica Ute Eskildsen, curatrice della mostra.  «Diversamente da August Sander, Lerski non era interessato ad una caratterizzazione sociale, come potrebbe far pensare il titolo Köpfe des Alltags, bensì piuttosto alla rappresentazione delle forme espressive della gente con l’aiuto della macchina fotografica, con l’aiuto della luce».
Due punti di vista profondamente diversi – quindi – accomunati dal rigore di una composizione che lascia trapelare un’attenzione imprescindibile per l’elemento psicologico, in cui nulla è affidato al caso.
Sander vuole documentare la società tedesca a cui appartiene, così com’è: incertezze e inquietudini incluse. Per descrivere i suoi personaggi – che hanno quasi sempre un’identità annunciata da nome e cognome – ricorre spesso agli attributi, secondo la tradizione iconografica: il maestro pasticcere Franz Bremer è nella sua cucina di Colonia con il tegame tra le mani; gli operai del gas con le lanterne; i giovani contadini con il vestito della festa e il bastone da passeggio nei sentieri di campagna; la dattilografa dietro alla scrivania dell’ufficio; la giovane cameriera con la tazza… e poi il pianista, il pittore, la moglie del pittore, il barbiere di paese, il manovale, l’agente immobiliare, il disoccupato, il magnate dell’industria…
L’ambizioso progetto del fotografo è quello di creare una galleria “umana” enciclopedica, ma in un certo senso anti-eroica, adottando uno sguardo neutro per avvicinarsi alla realtà. Prima di scoprire il mezzo fotografico, Sander lavora nelle miniere della sua città natale, dove nel 1892 conosce il fotografo Heinrich Schmeck: si appassiona immediatamente alla fotografia, tanto da acquistare il suo primo apparecchio e costruire una piccola camera oscura. I primi volti che fotografa sono proprio quelli degli operai che lavorano in miniera, seguiti nel tempo da tantissimi altri.
Il 1929 è l’anno della pubblicazione del libro Antlitz der Zeit (Il volto del tempo) costruito intorno a sessanta ritratti fotografici. Thomas Mann lo definisce «la rivelazione di un tesoro per gli amanti della fisiognomia e un’eccezionale opportunità per lo studio dei tipi umani caratterizzati dalla professione e dalla classe sociale», mentre per Walter Benjamin è «un atlante dell’essere umano su cui esercitarsi.”
Da quegli scatti emerge una realtà autentica e una libertà d’espressione distante dal modello propagandistico esaltato dall’emergente Partito Nazionalsocialista, tanto che nel 1936 i nazisti arrivano a distruggere le lastre e vietare la distribuzione del libro. Sander è penalizzato anche per avere un figlio – Erich – attivista nel Partito Socialista dei Lavoratori che finirà i suoi giorni nel 1944, in una prigione a Salisburgo. Nello stesso anno, durante i bombardamenti aerei di Colonia, viene distrutto il suo studio con circa 30mila lastre. Un altro grave danno sarà l’incendio del suo archivio conservato presso il Zentrum der Photographischen Sammlung/SK Stiftung Kultur di Colonia.
Quanto alle immagini di Helmar Lerski, fanno parte della collezione del Museum Folkwang di Essen, che nel 1982 ha ospitato la prima retrospettiva dedicata a Lerski, grazie alla donazione dei documentaristi Reni Mertens e Walter Marti ai quali la vedova del fotografo aveva ceduto il suo lascito fotografico.
Ricca di aneddoti anche la biografia di Lerski che risiede negli Stati Uniti tra il 1893 e il 1915, dove dopo aver preso lezioni di recitazione inizia l’attività di fotografo. Tornato in Europa lavora a Berlino per diverse società cinematografiche: nel 1931 pubblica il libro fotografico Köpfe des Alltags (Teste della quotidianità) e nello stesso anno si reca per la prima volta in Palestina dove realizza Jüdische Köpfe (Teste di ebrei). In Palestina vive dal 1932 al 1948 lavorando a diversi progetti, inclusa la straordinaria opera ritrattistica Verwandlungen durch Licht (Trasformazioni attraverso la luce). Nella serie di dieci immagini in bianco e nero esposte a Villa Massimo c’è una sintesi della sua poetica che affonda le radici nella teatralità e nella definizione della fisionomia attraverso l’incidenza della luce. «Il ritratto non riceve la sua importanza dalla somiglianza delle superfici fedeli al modello – scrive nei suoi appunti – bensì dai moti di una vita interiore che si riflettono sul volto – rendendo quindi visibile l’invisibile».

Nata a Roma nel 1966, è storica e critica d’arte, giornalista e curatrice indipendente. Con Postcart ha pubblicato A tu per tu con i grandi fotografi - Vol. I (2011), A tu per tu con i grandi fotografi e videoartisti - Vol. II (2012); A tu per tu con gli artisti che usano la fotografia - Vol. III (2013); A tu per tu – Fotografi a confronto – Vol. IV (2017); Cake. La cultura del dessert tra tradizione Araba e Occidente (2013), progetto a sostegno di Bait al Karama Women Center, Nablus (Palestina). E’ autrice anche Taccuino Sannita. Ricette molisane degli anni Venti (ali&no, 2015) e Isernia. L’altra memoria – Dall’archivio privato della famiglia De Leonardis alla Biblioteca comunale “Michele Romano” (Volturnia, 2017).

Articoli recenti

  • Mostre

Al Poldi Pezzoli di Milano l’opera simbolo del Grand Tour incontra la regia di Ferzan Ozpetek

Fino al 4 maggio 2026 la mostra Meraviglie del Grand Tour mette in dialogo i capolavori di Panini con la…

23 Marzo 2026 19:04
  • Arte contemporanea

Milano Art Week 2026: oltre 400 eventi tra istituzioni, spazi indipendenti e fiere

Milano Art Week fa dieci anni e torna, dal 13 al 19 aprile 2026, con oltre 400 eventi, tra mostre,…

23 Marzo 2026 18:42
  • Musei

Museo Arte Contemporanea Cavalese: le mostre del 2026, tra partecipazione e territorio

Il Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese presenta il programma delle mostre e dei progetti del 2026, puntando sull'incontro tra territorio…

23 Marzo 2026 17:56
  • Attualità

Ibrahim Mahama è stato aggredito in Ghana: istituzioni e comunità artistica chiedono chiarezza

L’artista di fama internazionale è stato vittima di un attacco da parte della polizia ghanese. Le istituzioni culturali di Tamale…

23 Marzo 2026 15:04
  • Fiere e manifestazioni

The Collector.Chain Prize: Annalies Damen è la vincitrice del premio di Art Defender

In occasione di MIA Photo Fair BNP Paribas 2026, il riconoscimento conferma la stretta relazione di Art Defender con la…

23 Marzo 2026 13:15
  • Arte contemporanea

Una città in eterno movimento: l’immaginario di Roma per Umberto Vattani

Dall’immaginario contemporaneo di Roma città eterna, alla valenza diplomatica dell'arte: intervista a tutto campo all'Ambasciatore Umberto Vattani, a margine della…

23 Marzo 2026 12:30