Il viaggio in Italia di Kaarina

di - 24 Febbraio 2012

Dalla Finlandia all’Italia, poi in Polonia e negli Stati Uniti, ancora in Finlandia e ora a Santiago del Cile, per tornare a breve in Italia per allestire tre importanti mostre presso la Collezione Maramotti di Reggio Emilia, il MAXXI e la galleria z2o di Roma: queste alcune tra le recenti traiettorie di Kaarina Kaikkonen, artista finlandese classe 1952, che sembra voler restringere le distanze della terra in un unico grande cerchio di installazioni site specific.

Nessuna mondanità nel porsi, una specifica attenzione alla storia e all’architettura dei luoghi, rigore nella progettazione e nell’esecuzione e una forte determinazione nel raggiungimento degli obbiettivi, sono alcuni degli aspetti che caratterizzano la prassi del suo lavoro. Che trasforma sentimenti e memoria in forme mutevoli fatte di abiti dismessi e plasmati da un’idea di scultura che appartiene più alle circostanze della vita, che alla storia declamata. Se il materiale del lavoro di Kaikkonen, vestiti usati maschili e femminili, si lega alla sua storia personale – la perdita del padre in giovane età e il desiderio di riappropriarsene attraverso l’uso dei suoi abiti – oggi la sua storia si dilata in una dimensione collettiva nella quale l’abito, segno dell’assenza o del passaggio, diventa strumento per trasformare gli spazi in narrazioni corali di immediata partecipazione.

Robuste corde o sottili anime di metallo sono, di volta in volta, lo scheletro che indossa abiti diversi per sostenere le grandi installazioni di Kaikkonen che si impossessano dei luoghi e ne determinano trasformazioni inaspettate su forme essenziali, mai ingenue. Ne consegue l’assenza di casualità nella raccolta degli abiti che segue operatività prestabilite per ogni progetto, come l’utilizzo distinto di vestiti che sono stati di donne, uomini o bambini. Così di abito in abito e con le sue installazioni, le gradinate di una cattedrale diventano un gigantesco tappeto multicolore, il pavimento di una sala si trasforma in un letto di dolore, due lati di una valle si intersecano, due sponde di un fiume si raggiungono e le pareti di una stanza si riempiono di orizzonti tessili.

Dentro questa ricerca si colloca la grande installazione Are We Still Going On? che si apre il 25 febbraio alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia, nella grande sala all’ingresso dell’ex struttura industriale costruita negli anni 50 e dal 2003 sede della Collezione. Qui l’opera di Kaarina Kaikkonen dialoga con la struttura geometrica dell’ambiente, cui contrappone le forme sinuose di una grande carena composta dall’intreccio di camicie che ne spartiscono il volume nei toni del bianco e del grigio, rimando simbolico alle identità femminili e maschili che in passato hanno lavorato in quel luogo. Lo spazio scelto permette all’artista di attivare un dialogo coinvolgente tra interno ed esterno che nel ribadire il suo percorso di ricerca apre alla contemporaneità «Preferisco lavorare all’esterno, negli spazi pubblici, per dare alla gente, anche a chi non è mai entrato in un museo, la possibilità di fare esperienza della mia arte. Sogno che il mio lavoro possa cambiare qualcosa». In questa direzione si colloca il workshop con un gruppo di educatori italiani e stranieri organizzato con Reggio Children durante le fasi di allestimento.

Come seconda tappa del progetto, il 14 aprile si inaugura negli spazi esterni del MAXXI a Roma una seconda grande installazione di Kaarina Kaikkonen per cui l’artista ha già avviato un lavoro di raccolta di abiti per bambini nei quartieri circostanti. Questi andranno a formare, ancora una volta negli spazi di accesso al museo, delle parabole di ampiezza diversa che nell’andamento a grembo e nelle cromie accese rilanciano la dimensione concava dell’architettura di Zaha Hadid. Un’installazione, in collaborazione con la scuola finlandese a Roma e con l’Ambasciata finlandese in Italia (come anche il progetto Reggio Children) che si aprirà con una grande festa dedicata alle famiglie e ai bambini del quartiere per un lavoro che facendo leva sulla memoria guarda al futuro.

Infine, il progetto più intimo di questo percorso tutto italiano di Kaikkonen: Having Hope che apre oggi nella nuova sede in via della Vetrina della galleria romana z2o di Sara Zanin. Qui alcune nuove sculture fatte di vestiti dentro vestiti, come elementi sessuali o materni che diventano grandi animali o forme archetipe. Figura anche una nuova installazione a parete fatta di scarpe femminili da ballo, come quelle usate dalla madre dell’artista, che sezionate e sbucciate si trasformano in sessi, fiori, animali: forme ironiche ed irriverenti capaci di trasformarsi in richiami simbolici.

Installazioni e opere, quelle di Kaarina Kaikkonen, che per il forte riferimento autobiografico, da possibili autoritratti si trasformano in spazi di memoria collettiva.

paolo tognon
[exibart]

Laureata e specializzata in storia dell’arte, docente, critica e curatrice. Mi interessa leggere, guardare, scrivere e viaggiare, fare talent scout, ascoltare gli artisti che si raccontano, seguire progetti e mostre, visitare musei e spazi alternativi, intrecciare le discipline e le generazioni, raggiungere missions impossible. Fondo e dirigo Contemporary Locus.

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