La scoperta è stata resa nota da Alessandro Vezzosi, direttore del Museo Ideale di Leonardo (Vinci, Firenze),durante una conferenza di presentazione della mostra “Parleransi li omini…Leonardo e l’Europa”, che si tiene al Palacongressi di San Benedetto del Tronto fino al 30 settembre.
Le tracce dei polpastrelli di Leonardo sono state rinvenute sulla collana che cinge il collo della Gallerani. Qui il pittore manipolò la materia pittorica per ottenere gli effetti d’ombra delle perle
La scoperta porta un nuovo contributo alla realizzazione della Banca Dati Mondiale delle impronte di Leonardo, coordinata da Alessandro Vezzosi e Carlo Pedretti, direttore dell’Armand Hammer Institut Center dell’Università della California.
Il progetto è volto alla catalogazione di tutte le opere recanti le impronte del maestro (si tratti di tracce di sudore, di sangue, di saliva di lacrime o di impronte digitali).
I segni delle dita di Leonardo rinvenuti sino ad oggi sono circa un centinaio.
La tecnica usata dal maestro consisteva nello sfregare il colore, quando era ancora morbido, con le dita o con il palmo della mano. In tal modo l’artista poteva ottenere particolari effetti di sfumato, di morbidezza e di ombre, come accade per la collana che indossa la Gallerani.
Tra le opere che testimoniano questo particolare accorgimento si possono ricordare anche: il ritratto di Ginevra Benci a Whasington (le impronte sono state rinvenute sul fogliame), l’Annunciazione degli Uffizi, la Vergine delle Rocce del Louvre.
Altre tracce sono state trovate anche nei codici scritti dal maestro: ben dieci sul Manoscritto B dell’Istituto di Francia a Parigi e una su una pagina del Codice Atlantico conservato alla biblioteca Ambrosiana di Milano.
Queste scoperte, oltre a portare importanti contributi per la datazione delle opere del genio Vinciano, sono l’elemento cardine su cui si basa il progetto per la ricerca del Dna dell’artista.
L’analisi tecnologica dei dipinti potrebbe infatti portare alla scoperta di tracce organiche lasciate dalle dita di Leonardo nella pittura toccata. Se questo avvenisse si potrebbero condurre analisi sul patrimonio genetico del maestro.
Le analisi antroponometriche delle impronte digitali potrebbero inoltre permettere di fare luce su tratti fisionomici dell’artista toscano e forse anche sul suo carattere.
Angiola Setti
[exibart]
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