Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
Un artista, una sala, un anno. Alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma riparte Artista alla GNAMC, il format che si discosta dalla logica della mostra temporanea per avvicinarsi a una pratica di presenza continuativa, pensata per incidere nel tempo e nello spazio del museo. Ideato dalla direttrice Renata Cristina Mazzantini, e avviato nel 2024 con Emilio Isgrò e proseguito con Mario Ceroli, il programma invita un singolo artista a occupare stabilmente una sala del museo per un anno, trasformandola in un luogo attraversato da opere ma anche da pratiche, incontri e processi, tenendo insieme produzione, esposizione, formazione e attivazione del pubblico. Per il 2026, la scelta è caduta su Marinella Senatore, figura centrale dell’arte partecipativa contemporanea. Dal 28 aprile al 31 dicembre 2026, la sua presenza sarà il fulcro di un programma in cui la dimensione espositiva e quella relazionale risultano inseparabili.
La sala dedicata raccoglierà oltre 40 opere, tra disegni, collage e arazzi. Accanto alla componente performativa e partecipativa, ben conosciuta nella pratica di Senatore, si metterà in evidenza una riflessione sul paesaggio e sulla tessitura come forme di costruzione collettiva. I disegni della serie It’s Time to Go Back to the Street traducono in immagini una coreografia diffusa nello spazio urbano, mentre i collage di The Creation of a Context condensano parole e narrazioni emerse nei laboratori.
Al centro del percorso si collocheranno gli arazzi monumentali di In The Theatre of Commons, realizzati in collaborazione con la Chanakya School of Craft di Mumbai e dove la pratica tessile diventa metafora concreta di negoziazione tra individuo e comunità. Completerà l’allestimento la scultura luminosa Remember The First Time You Saw Your Name, opera che richiama uno degli elementi ricorrenti nella poetica dell’artista: il riconoscimento e l’emersione del soggetto nello spazio collettivo.
Ciò che definisce il format della GNAMC, tuttavia, non è tanto la selezione delle opere quanto il modo in cui queste vengono attivate. La sala funzionerà come un centro operativo: workshop, lecture, incontri e momenti di lavoro condiviso si susseguiranno lungo l’intero arco dell’anno, coinvolgendo non solo il pubblico abituale del museo ma anche studenti, comunità e soggetti spesso marginali rispetto ai circuiti istituzionali. L’apertura del programma, con l’incontro Io contengo moltitudini del 28 aprile, rivolto agli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma, chiarisce subito questa impostazione: il corpo, il movimento e l’ascolto diventano strumenti di conoscenza, prima ancora che elementi performativi.
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