Geografia emotiva di un viaggio: l’intervento di Maria Talotta al Parcheggio Lancia di Torino

di - 20 Giugno 2026

Fino al 22 giugno, l’affissione stampa di Maria Talotta invade l’ambiente quotidiano del Parcheggio Lancia di Torino e trasporta i visitatori nel luogo della memoria familiare dell’artista. L’intervento, a cura di Ghëddo, ha origine dall’opera Digital Road Trip (2024), la restituzione video del viaggio in auto compiuto da Talotta nell’estate 2009.

La mostra Digital Road Trip si articola quindi su due livelli. Da un lato, l’intervento site specific all’interno del Parcheggio Lancia, dove la stampa, raffigurante una serie di istantanee sotto forma di finestre aperte sull’interfaccia di un computer, si dipana su una parete. Dall’altro, la videoproiezione dell’opera originaria negli spazi della Fondazione Merz.

Maria Talotta, Digital Road Trip

TO.BE, un progetto aperto

TO.BE, alla sua quarta edizione, è un attivatore in grado di disarticolare la rete di connessioni tra artisti, musei e spazi d’arte contemporanea. A cura del collettivo Ghëddo in dialogo con Giulia Turconi, è un esempio di come le mostre possano aprirsi a spazi fisici e mentali non convenzionali, che, al confine tra distrazione e attrazione, sono in grado di avvicinare un pubblico più ampio e vario, incuriosirlo ed emozionarlo.

Inserire un’opera d’arte all’interno di uno spazio pubblico, accettando la possibilità del suo deterioramento, consente di costituire un ibrido tra arte e vita, la cui caducità testimonia il suo inserirsi nell’ordinario. Quest’invasione di campo, infatti, ci spinge a interrogarci sui confini dell’arte e su che cosa succeda nel momento in cui l’aura sacrale convenzionalmente attribuita alle opere viene meno accorciando le distanze tra eccezionale e banale.

Lo spettro emotivo di un viaggio

Nel video, proiettato presso la prospicente Fondazione Merz, l’artista raggiunge la Calabria, terra di origine del padre. L’abitacolo, ambiente quasi domestico e costrizione di prossimità per i passeggeri, si satura di «Silenzi, fretta, nervosismi, parole dette a metà, ma soprattutto contemplazione di un tempo condiviso, soltanto nostro», come raccontato dalla stessa artista. Il percorso visualizzato su Google Street View, determinato nelle sue dimensioni astratte – durata, lunghezza, traiettoria – si contrappone a una cartografia emotiva in cui l’imprevisto devia il percorso e lascia spazio all’intimità.

Nel dicotomico svolgersi della traversata mediterranea, i confini tra esterno e interno si assottigliano. Il veicolo trafigge gli spazi ma la prospettiva è ribaltata: gli osservatori sono essi stessi osservati e lo spazio ristretto diventa dispositivo d’incontro con l’altro.
Il ripetersi del viaggio intrapreso dall’artista sin dall’infanzia con diverse persone lo carica di affetto e la durata del tragitto fa emergere la continua negoziazione della convivenza tra i passeggeri, lasciando affiorare l’intero spettro delle loro emozioni.

Memoria e archivi digitali. La mostra al Parcheggio Lancia

Durante l’opening della mostra, un’auto posteggiata sotto la stampa ha consentito ai visitatori di fruire del video riprodotto sullo schermo di un’iPhone posizionato come navigatore sul cruscotto. L’intervento site specific restituisce le immagini in un contesto coerente con la loro realizzazione, dove la meta del posteggio è interrotta dall’imprevista visione della stampa.

In A memory I don’t have (2024), la ricerca di Talotta si focalizzava su distorsione, elaborazione e narrazione dei ricordi attraverso le immagini, quando la nostalgia fa da direttrice lungo cui muoversi per ricalibrare il passato. Nel parcheggio Lancia, il display su cui figurano le immagini è il medium visuale che apre una riflessione su come la reciproca contaminazione tra reale e digitale produca una memoria frammentata e la selezione delle immagini orienti la ricostruzione del vissuto, generando una narrazione multifocale.

Digital Road Trip è un racconto stratificato che ci invita a fermarci e cogliere la delicatezza della monotonia, il particolare del routinario, che come le immagini che scorrono al finestrino e il sottofondo radiofonico di quell’estate del 2009, costituiscono la ricchezza di un dolce ricordo che si contrappone alla frenesia di un presente schivo nei confronti della noia e che predilige le scorciatoie.

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