Alfredo Maiorino, Geometrie variabili, 2023, carta, legno, vetro, 45 x 37 x 7 cm cad
Fare un passo indietro per guardare avanti. Alfredo Maiorino torna allo Studio Trisorio di Napoli con Geometrie Variabili, mostra personale con cui l’artista e docente campano traccia un punto di sintesi tentando, al tempo stesso, un superamento degli elementi chiave della propria cifra artistica. In esposizione oltre 50 delle sue “scatole pittoriche” poste a creare, lungo il perimetro dello spazio di Riviera di Chiaia, una linea ininterrotta, un confine visivo che ridefinisce ritmicamente lo spazio.
Ma per comprendere fino in fondo il senso di Geometrie Variabili è necessarie rivolgere lo sguardo indietro nel tempo. Facendo un salto di quasi 30 anni, si approda agli anni 2000 quando, a Castel dell’Ovo, Maiorino presentava Il Cielo Capovolto (2005). In questo progetto la pittura si muoveva su grandi superfici monocrome, dalle quali emergevano elementi figurativi dal forte significato simbolico: fiori, pesci, immagini risalenti ad un’iconografia ancestrale.
Nel corso degli anni, l’artista si è sempre più concentrato sugli “elementi portanti” del fare pittorico. Il concetto di “mistero” – nella sua poetica sempre presente – si sposta dal colore all’architettura, nascondendosi nelle sue geometrie tridimensionali e dietro ai suoi vetri opalini. Ma il vero e proprio passaggio cruciale avviene nel 2020, quando con Giallo Camera, mostra ospitata sempre da Studio Trisorio, la superficie bidimensionale si arricchisce della terza dimensione, inglobando in questo modo tutto il bagaglio culturale ed esperienziale che, negli anni, era sedimentato nella coscienza artistica di Maiorino. È così che il simbolo, il colore, il disegno si liberano in una profondità fisica.
La metamorfosi di Maiorino ha una spiegazione che è insieme semplice e complessa: rispondere all’esigenza di trovare un baricentro, un ordine visivo al caos contemporaneo. «Una soluzione è quella di darci volontariamente dei limiti, contro la vertiginosa corsa alla ripetitività delle immagini, alla eccessiva velocità, all’inarrestabile marea di suoni, che rendono ogni giorno più intollerabile la società in cui viviamo», spiegava lo stesso artista in occasione di una mostra passata. La forza delle geometrie di Maiorino risiede proprio nell’auto-imposizione del limite. Alla metastatica proliferazione di immagini del mondo esterno, Maiorino risponde creandosi un “guscio” geometrico tutto suo, inscatolando in senso profondo del suo essere artistico, definendo spazi meditativi sotto vetro, rivendicando il diritto a nascondere anziché mostrare.
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