LA FONDAZIONE CHE SI FARÀ MUSEO

di - 6 Aprile 2008
Giovanni Guastalla, dopo Mendrisio e Milano, la Fondazione apre a Roma una sede. Ma non aveva già aperto uno spazio un anno fa?
L’anno scorso si era aperto solo un ufficio le cui dimensioni non erano sufficienti a permettere l’esposizione di opere della collezione. Ora è stato approntato un vero spazio espositivo, in cui sarà esposta solo una collezione permanente, non saranno infatti realizzate delle mostre.

Come nasce il suo interesse per l’arte?
La mia passione per l’arte nasce molto presto, già durante il liceo. Pur avendo intrapreso all’università gli studi economici, la mia passione è restata sempre latente ma mai dimenticata. Una passione che ha attraversato tutta la storia dell’arte. Inizialmente mi interessava, infatti, l’arte antica, poi, per un lungo periodo, quella moderna.

E l’arte contemporanea? Quando è arrivata?
L’incontro, nel 2003, con Ludovico Pratesi, attuale direttore artistico della Fondazione, è stato determinante per il mio completo avvicinamento all’arte contemporanea. Da allora, dall’iniziale approccio amatoriale, ho cominciato a visitare gallerie, musei, fiere, a leggere, a studiare, per conoscere in maniera più approfondita, e ad acquistare i primi lavori.

Che processo ha avuto la creazione della sua collezione?

Dapprima ero principalmente orientato verso i giovani artisti italiani. Ma presto, mi sono reso conto che il linguaggio dell’arte contemporanea è trasversale e quindi non può limitarsi a uno specifico ambito geografico. E così sono entrati a far parte della collezione artisti come Peter Halley, James Casbere o William Kentridge, che sono qui esposti.

Tra l’arte contemporanea e quella moderna o antica, vede una grossa frattura?
Fondamentalmente no. La grossa diversità la vedo nell’approccio. Nel passato c’erano le grandi committenze che, in qualche maniera, dettavano i programmi iconografici. Ora, invece, l’artista ha una più ampia libertà d’azione, può così portare avanti una propria ricerca personale, esplorare apertamente temi e media diversi. E trovo che conoscere i meccanismi di ricerca e di riflessione degli artisti sia un aspetto altrettanto interessante e affascinante.

Da quali istanze nasce l’idea di aprire una fondazione?
Dall’intento di mostrare anche all’esterno le opere di artisti altrimenti costretti a una dimensione fortemente privata, per far percepire l’arte contemporanea con una chiave più diretta, con l’intenzione di far avvicinare più pubblico possibile.

E per far avvicinare maggior pubblico, pensa di rivolgersi anche alle fasce più piccole, come ad esempio alle scuole?
Certamente sì. Come ben insegna la Fondazione Sandretto, che ha impiantato un efficiente settore della didattica, anch’io ho in programma di attuare un programma didattico rivolto alle scuole, dove purtroppo ancora manca un’educazione all’arte contemporanea.

La scelta di Roma come si configura in tutto questo?
Roma è una città che ha una forte connotazione turistica: è caotica, frenetica, e anche l’arte, molto spesso, ha una fruizione massificata, ed è vista come qualsiasi altro campo di speculazione economica. La fondazione, che non ha assolutamente scopi di lucro, vuole invece promuovere degli eventi che abbiano come principale obiettivo quello di far avvicinare più persone possibili all’arte. E Roma ha delle grandi potenzialità.

Ora aprite dunque questa nuova sede nella Macro-zona, che raddoppia i già inaugurati uffici nel centro storico della città. Cosa farete nel nuovo spazio?
La zona Macro è un buon polo. Nel nuovo spazio essenzialmente si organizzeranno degli eventi, seminari, incontri, seminari, sugli artisti e sulle loro opere. Col desiderio di diventare anche un collettore per altri investitori.

Non ci sarà modo per i normali visitatori di vedere qualcosa di assimilabile al concetto di mostra o di esposizione permanente?
Su appuntamento sarà aperta al pubblico. Quello che visiterà sarà una parte della collezione che, periodicamente, vedrà ruotare le diverse opere. Questo sarà quindi un ulteriore incentivo a venire in Fondazione.

Immaginate collaborazione con le altre fondazioni che hanno sede a Roma? In che termini?
Sì, ovviamente si collaborerà con altre fondazioni. Infatti, nei vari ambienti sono stati lasciati di proposito degli spazi liberi, al fine di ospitare le opere che le diverse fondazioni o istituzioni vorranno mettere a disposizione. E su queste opere organizzare l’evento, individuando dei temi guida, intorno ai quali organizzare incontri, seminari, dibattiti.

In definitiva cosa si prefigge di diventare la fondazione. Cosa vuole che sia tra uno o due anni?
Un sogno è quello di aprire un museo, con una propria collezione, per promuovere l’arte contemporanea.

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a cura di daniela trincia

*articolo pubblicato su Exibart.onpaper n. 48. Te l’eri perso? Abbonati!


Fondazione Guastalla
Viale Regina Margherita, 262 (zona Macro) – 00198 Roma
Info: info@fondazioneguastalla.com; www.fondazioneguastalla.com

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