La guerra siamo noi

di - 7 Gennaio 2015
“La Guerra che verrà non è la prima. Grande Guerra 1914-2014”. Questo è il titolo del grande progetto presentato dal MART di Trento e Rovereto (a cura di Nicoletta Boschiero, Saretto Cincinelli, Gustavo Corni, Gabi Scardi, Camillo Zadra, fino al 20 settembre) che, oltre alla sede principale, coinvolge anche le altre due sedi espositive – la Casa d’Arte Futurista Depero a Rovereto e la Galleria Civica di Trento – che ospitano rispettivamente le due mostre collaterali: “Calpestiamo la guerra” e “Afterimage. Rappresentazioni del conflitto”.
Procedendo verso l’ingresso della mostra principale si viene subito risucchiati dalla spirale di frasi raggelanti che percorre tutti i piani della scala interna dell’edificio, estratte dai diari dei soldati in guerra, parole di rassegnazione e disperazione. La mostra non si snoda secondo un ordine cronologico predefinito né vi è un percorso obbligato da seguire: l’arte si mescola alla storia, alla politica e all’antropologia. Per questo, tra i numerosi oggetti in mostra, oltre alle opere d’arte, ci sono documenti, manifesti, documentari video e reperti bellici a cui è riservata una sezione trasversale, completa di dati tecnici e mappe delle diverse alleanze tra i paesi coinvolti nella Prima Guerra Mondiale.

Eppure la Grande Guerra è “solo” un pretesto per sviluppare un discorso più ampio e su più livelli sui conflitti ancora in corso, su quelli mai sopiti e sulle dinamiche da questi prodotte. Il MART pone davanti agli occhi del visitatore, senza mediazioni particolari o pietismi, il primo conflitto su scala mondiale, la sua propaganda, i suoi morti, le sue conseguenze e lo fa anche attraverso le opere degli artisti che hanno vissuto quegli anni: ampia è infatti la parte dedicata alle opere dei Futuristi con i capolavori provenienti dalle collezioni del MART come quelle di Giacomo Balla, Anselmo Bucci, Fortunato Depero e Gino Severini accostate ai lavori di altri artisti italiani e internazionali che hanno vissuto la guerra e alle opere di artisti contemporanei che offrono un’indagine sul tema della guerra e sui conflitti attuali.
Tra gli artisti contemporanei vi è Paolo Ventura, già in residenza al MART nel 2013, che ha realizzato l’opera context specific Un reggimento che va sottoterra, figurine di soldati che letteralmente sprofondano sotto il suolo. Il conflitto di ieri accostato a quello di oggi: emblematica e anche un poco cinica è la serie fotografica Today Life and War dell’iraniana Gohar Dashti, in cui l’artista e il suo fidanzato appaiono impegnati nelle attività di una “normale” vita di coppia in un contesto dove il conflitto è tangibile ovunque. I numerosissimi oggetti, opere e documenti riflettono e fanno riflettere, creano termini di paragone e allo stesso tempo si soffermano sulle differenze tra i diversi conflitti, la mole di materiali presentati colpisce ma non appesantisce. Di certo rende più consapevoli sull’irrazionalità delle guerre, anche se pare impossibile non esserlo già.

La situazione sui conflitti attuali viene approfondita dalla mostra alla Casa d’Arte Futurista Depero, che entra nello specifico della guerra in Afghanistan. “Calpestare la guerra” espone una collezione di 50 tappeti di guerra provenienti dall’Afghanistan la cui produzione ha avuto inizio nel 1979 in seguito all’invasione sovietica. I tappeti narrano scene belliche, i fili colorati riproducono armi e scenari quotidiani di un Paese in conflitto. Alcuni di questi war rugs dialogano perfettamente con i giocattoli e con gli arazzi di Fortunato Depero, posseggono involontariamente uno stile ed una cromia affini a quelli dell’artista roveretano, ma anche a quelli delle tele o delle mappe di Alighiero Boetti. La produzione di questi tappeti in Afghanistan ha creato una vera e propria espressione artisticamente ed iconograficamente significativa, tanto da diventare oggetto da collezione per veterani, collezionisti e mercanti. Un elemento di arredo domestico e confortevole come il tappeto, tipico della produzione artigianale di quelle zone, diventa involontariamente narrazione per immagini di scene quotidiane di guerra, perché questa è la quotidianità del popolo afghano.

Alla Galleria Civica di Trento, altri aspetti ed altri punti di vista legati alle guerre contemporanee sono esposti nella mostra “Afterimage. Rappresentazioni del conflitto”, progetto delle tre giovani curatrici Valeria Mancinelli, Chiara Nuzzi, Stefania Rispoli, vincitrici del bando Call for Curators 2014. Afterimage è il termine anglosassone con cui si indica il fenomeno di permanenza di un’immagine nella mente anche dopo aver smesso di osservarla .La mostra è una riflessione sul rapporto tra le immagini e i conflitti contemporanei e su come si sviluppa la loro rappresentazione in un’epoca in cui il pensiero collettivo è veicolato dai media. Il potere delle immagini viene usato da secoli sulla massa per influenzarla ed indurla ad avvicinarsi ad una certa idea o a discostarsi da essa e questo accade ancora oggi, sebbene con mezzi di informazione moderni. La mostra si sofferma quindi sul concetto di veridicità dell’immagine e su quanto essa possa determinare il successo o il fallimento delle dinamiche politicosociali: mai quanto oggi il messaggio che le immagini portano con sé può creare pesanti conseguenze, falsificare e distorcere il reale significato di ciò che viene mostrato.

La spettacolarizzazione della guerra viene perfettamente ironizzata dall’artista Martha Rosler che nell’opera collage Invasion/Point and Shoot pone in parallelo scene della guerra in Iraq e donne e modelli in abiti eleganti. L’impossibilità della segretezza assoluta delle immagini militari viene volutamente violata e pubblicizzata da Pietro Mele in Near to you: una foto scattata da un militare durante un esercitazione NATO in Sardegna, trovata dall’artista su un forum online, viene riprodotta e affissa come un poster pubblicitario per le strade di alcune città sarde. Tante le citazioni e i riferimenti a momenti di storia recente, a situazioni ancora in corso, dalla deposizione ed esecuzione del dittatore rumeno Ceauşescu e di sua moglie, nel video dell’artista Harun Farocki, alla controversia sulla veridicità delle fotografie di Robert Capa presentate da Vu.
Sara Candidi

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