La marcia delle scarpe rosse

di - 13 Novembre 2013

Le donne e l’arte, l’arte femminista e l’arte al femminile, l’arte che parla di vita e parla di morte. L’arte che parla di uomini, di femmine e di maschi. L’arte che racconta.
Tutto questo è Zapatos Rojos, il progetto d’arte pubblica dell’artista messicana Elina Chauvet, realizzato per la prima volta in Messico il 20 agosto 2009 a Ciudad Juárez per dire basta alla violenza di genere. In questa terra di nessuno al confine con gli Stati Uniti ogni giorno vengono rapite e uccise centinaia di donne, i cui corpi vengono poi ritrovati senza vita, mutilati, violentati, straziati. È qui che per la prima volta si parla di femminicidio.
Dalla sua prima realizzazione, Zapatos Rojos ha toccato diverse città del Messico, oltre Texas, Argentina, Spagna, Norvegia. In Italia il progetto itinerante è curato dalla storica e critica d’arte Francesca Guerisoli, che l’ha portato per la prima volta in Europa, a Milano, il 18 novembre 2012. L’installazione da allora è divenuta, in Italia, la progenitrice dell’immagine simbolo delle donne vittime di violenza: la marcia delle scarpe rosse.
E dopo Milano, Bergamo, Torino, Lecce, Genova, Mandello del Lario, Zapatos Rojos è arrivata a Reggio Calabria.
Sono stata la referente per l’organizzazione nella città sulla punta dello stivale, quella stessa città che è in attesa della riapertura del suo Museo Nazionale Archeologico e del ritorno a casa dei Bronzi di Riace. La città in cui un anno fa è stata chiusa Villa Genoese Zerbi, l’unica sede espositiva per mostre d’arte contemporanea, nata solo nel 2004 con il battesimo del sistema dell’arte: la prima esposizione veniva direttamente da una smembrata 50. Biennale di Venezia e portava il presago titolo di Z.O.U. – Zone d’Urgenza e la cura di Hou Hanru.
Reggio Calabria ha accolto e sostenuto un’esperienza – probabilmente inedita – di rilettura dello spazio urbano attraverso l’arte, ma soprattutto di partecipazione “emotiva” ad un progetto in cui l’oggetto artistico è stato il come se per raggiungere altro, un mondo intimo e protetto, piuttosto che un universo di sogno, dove la libertà di aprire i cancelli di una gabbia è negata dalla paura. L’informazione vs l’isolamento: così Zapatos Rojos si è insinuata per la città: enti e associazioni, cittadini comuni, piuttosto che rappresentanti politici sono scesi in strada. E non c’era “nulla” da fare se non passare la parola, portare le scarpe e se si aveva voglia, dipingerle insieme.

L’inizio era previsto per le 11.00, ma sorprendentemente c’era chi alle 10 era già a Piazza Italia ad aspettare, con in mano delle scarpe rosse, piccole, di bambina. Sono state scese quindi a terra 33 scarpe, già verniciate di rosso, come in un rituale che di volta in volta e di città in città si rinnova, perché 33 erano le scarpe che Elina aveva messo a terra per la prima installazione nel 2009.
E poi pian piano una marcia silente, orgogliosa e colorata, ha preso forma.
Intanto, le ragazze dell’associazione DID.AR.T spiegavano cosa stava accadendo a chi si avvicinava incuriosito, mentre gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria (che hanno donato l’immagine grafica dei volantini ed un po’ del loro per diffonderli), gestivano il tavolo della verniciatura. I primi a colorare sono stati i bambini, poi donne, tante, ed anche qualche uomo.
E passare dalla finzione alla realtà è tempo di un baleno, quando arriva il dolore vero come quello della madre di Madalina Pavlov, diciannovenne trovata morta qualche tempo fa in circostanze ancora “misteriose”. Gabriella aveva in mano le scarpe di quando sua figlia è arrivata in Italia, ed erano rosse.

E ancora tante storie, negli occhi di chi colora le scarpe, di chi le porta e scappa via veloce, di chi guarda solo da lontano o si avvicina timidamente a chiedere. Tra i tanti passanti, un uomo cammina e non guarda per terra, inciampa su un paio di scarpe rosse e non si ferma a rimetterle al posto, ma subito dopo ve ne è un altro di uomo che si affretta a tirale su perché possano di nuovo guardare verso il mare.
Così la giornata giunge al suo termine e Zapatos Rojos viene disallestita, in attesa di una nuova marcia, simbolo di un arte che avanza e che sa mostrare ancora la sua forte capacità di comunicazione, chiara e trasversale che si muove dal basso e non si ferma, come un tam tam arriva là dove nessuna voce o presenza può giungere.
Zapatos Rojos
di Elina Chauvet
a cura di Francesca Guerisoli

Reggio Calabria
Piazza Italia – Via Cattolica dei Greci
Domenica 10 novembre
dalle ore 10.30 alle ore 19.00

Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, Amnesty International, A.N.P.I., ARCI, Arcidiocesi di RC-Bova Comunità di Accoglienza ONLUS – Centro Antiviolenza “Casa A. Morabito”, Centro Antiviolenza “Margherita”, Centro Antiviolenza “Casa delle Donne” – C.I.F. (Centro Italiano Femminile) Provinciale di Reggio Calabria, Centro Comunitario Agape, Consigliera Parità Opportunità della Provincia Reggio Calabria, Comitato “Donne e Madri in difficoltà”, Coop.Ichora, CSV – Centro Servizi per il Volontariato, DID.AR.T didattica, arte e territorio, G.A.D.IT delegaz.RC, G.O.V.I.C. Gruppo Ospedaliero Volontari in Chirurgia, IDEAREE, Istituto per la Famiglia sez. 319 Gallico, Istituto per la Famiglia Sez. 278 Iona (VV), Legambiente Onlus, Libera. Me Mus.le (Ecojazz), Maestri di Speranza, Progetto Farasha, Presidente Commissione Regionale Pari Opportunità, SNOQ – Se Non Ora Quando Reggio Calabria.

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