Foto dell’allestimento nel Museo del Patrimonio Industriale Crediti fotografici di Vincenzo Ruocco
Gomme da cancellare, tra cui quelle esagonali – iconiche – per eliminare i tratti a penna, pastelli a cera, cuscinetti di inchiostro per timbri. E poi righelli, squadre e l’immancabile carta carbone, che serviva a replicare in più copie i documenti. Sono oggetti di cancelleria di larghissimo consumo, o meglio, lo erano in un tempo nemmeno troppo lontano eppure irrimediabilmente distante e, oggi, raccontano migliaia di storie, sia personali che condivise, della quotidianità e del lavoro. Emozioni, ricordi, abitudini ma anche progetti e vocazioni, tutti raccolti nella mostra “A ciascuno il suo giorno”, ispirata all’azienda Longo negli anni del boom economico e visitabile al Museo del Patrimonio industriale di Bologna.
L’esposizione, curata da Raffaella Salato e organizzata da Ascanio Balbo di Vinadio, collezionista e nipote di Giorgio Longo, (Treviso, 3 luglio 1909 – Bologna, 30 Maggio 1973), ultimo presidente della Longo, il progetto espositivo è scandito da un doppio binario, tanto artistico che storico. In mostra, infatti, la serie di quadri realizzati appositamente per la mostra da Marco Angelini. Nato a Roma nel 1971 e laureato in sociologia, Angelini ha incentrato la sua ricerca artistica sullo studio dei fenomeni urbani, delle culture e delle subculture metropolitane. Per la mostra al Museo del Patrimonio Industriale di Bologna, presenta 14 tele di diversi formati, a tecnica mista, con l’inserimento di prodotti originali di cancelleria dalla Longo, risalenti tra gli anni ’30 e gli anni ’70.
«Angelini – spiega la curatrice Raffaella Salato – sceglie gli oggetti anche per il peculiare rapporto che essi hanno con il tempo, inteso come un costante divenire. In questa ricerca è evidente il ruolo primario giocato dalla memoria, che è capace di catturare e tramandare le “tracce di passato” affinché divengano testimonianza tangibile di ciò che è stato, anche a beneficio delle generazioni future».
Le opere di Angelini entrano così in dialogo con foto e documenti d’epoca, compiendo un percorso inedito nella storia della fabbrica, che per decenni ha prodotto e distribuito cancelleria, inchiostri e materiale per l’ufficio in Italia. Raccolte anche varie testimonianze che riportano ai tempi in cui l’azienda Longo consolidava il suo ruolo nel panorama dell’industria nazionale e internazionale, un caso esemplare di quanto fosse vitale e di successo lo slancio produttivo dell’Italia a cavallo e dopo il secondo conflitto mondiale.
«Questo progetto è un viaggio alla riscoperta di un legame insolito – spiega Ascanio Balbo di Vinadio – quello fra industria e arte che è alla base del mecenatismo migliore in Italia; allo stesso tempo raccontiamo la storia di un uomo, Giorgio Longo, mio nonno, e della sua azienda, dal momento che proprio lui è stato una figura di grande rilievo in entrambi i campi».
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